Nemiche per la pelle

 

 

Se il mondo della cultura e dello spettacolo avesse voce in capitolo nel Parlamento Italiano la spinosa questione della stepchild adoption sarebbe già stata risolta da un bel pezzo. Nastrini colorati a Sanremo, appelli e petizioni sul web e ora anche film che strizzano l’occhio a un argomento di soluzione talmente ovvia che solo in Italia diventa “un caso”. Nemiche per la pelle, visto in anteprima stamattina è solo un piccolo grido tra tanti. Non farà un rumore fragoroso ma ci si augura possa far riflettere un Paese impigrito e impaurito da tutto ciò che è “normale”. La dichiarazione più forte l’ha rilasciata la Buy in conferenza stampa

Ci tenevamo a far capire che la famiglia è un posto di amore, che si può anche scegliere, e che non deve per forza seguire la biologia. Ci sono tanti bambini nel mondo che hanno un grande bisogno di affetto, e le leggi per l’adozione, nel nostro paese, sono troppo complesse.

La pellicola racconta la storia di Lucia (Margherita Buy) una donna particolare, che parla con gli animali e crede negli spiriti, che mangia solo cibi biologici e fa yoga, indossa camicioni larghi ed abiti realizzati con fibre naturali, ha il ‘braccino corto’ e usa l’auto elettrica, ama le musiche etniche e crede nelle battaglie per i diritti civili e di Fabiola (una spumeggiante Claudia Gerini vero effetto dirompente del film), a capo di un’agenzia immobiliare di lusso, legge solo Vanity Fair e indossa scarpe da 400 euro, canta Madonna e vive circondata dai filippini, inventa favole della buonanotte centrate sugli attici di Roma, sogna la Bentley e ogni sera si riempie il corpo di lumache, in modo da tirare la pelle. Donne legate solo e soltanto da una cosa, ovvero un marito appena deceduto che ha lasciato loro un bambino cinese che le obbligherà a conoscersi e soprattutto a diventare amiche. Non c’è nessun legame affettivo, tantomeno sessuale tra le due protagoniste. La Gerini è molto romana (è un complimento, sia ben chiaro) la Buy la solita nevrotica e insicura. Il suo personaggio se l’è scritto da sola… Nelle sale dal 14 Aprile.

 

 

 

@100CentoGradi

La nascita di…Hijo De Puta

Nelle foto: La stampa e l’allestimento di Hijo de Puta-La parabola di un legionario presso PuntoWeb con Tony Lupetti
Quanto lavoro si nasconde dietro la copertina e tra le pagine di un libro! …E che emozione vedere quel piccolo oggetto, fatto di parole, disegni e segni, mentre viene stampato e assemblato, per poi scorrere su un nastro che lo porterà tra le sapienti mani degli addetti all’impacchettamento dell’opera! 
Il mio lavoro è fatto, io ho scritto quel che altri (spero tantissimi) forse leggeranno, grazie anche alla bella copertina che Massimo Rotundo ha voluto regalarmi, dopo aver letto solo i primi due capitoli dell’opera. Un onore per me…
Ora la palla passa ai distributori (librerie, store, autogrill e supermercati…) ma soprattutto a voi lettori. Hijo de Puta (per MGC edizioni, in collaborazione con Tony Lupetti) sarà nelle migliori librerie e supermercati d’Italia dal 15 aprile: il giorno stesso in cui lo presenteremo, spero con tanti amici, conoscenti e perfetti sconosciuti, ma comunque sostenitori del fantastico mondo dei libri, al Caffè Letterario di via Ostiense. Dalle 20 in poi, sperando che l’amico Antonio Giuliani possa essere dei nostri per leggerci qualche pagina in allegria e poi brindare e assaggiare le delizie preparate ad hoc per la serata, grazie anche al sostegno di Vincenzo Pultrone e dell’azienda Terra di Saperi e Sapori.
Vi aspetto tutti!
Il libro è già in vendita sul circuito Ibs (http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=cicchinelli) al prezzo scontato di € 8,55

L’età d’oro

 

Viene chiamata l’età d’oro. Ma non si capisce quale. Quella di Arabella, una nessuna e centomila anime racchiuse in un unico corpo? O quella dei vecchi cinematografi all’aperto? No, forse quella dei paesini di provincia con le beghe tra costruttori e vecchie signore alle quali viene rubato lo scorcio più bello dalla finestra. Forse tutte le età. O forse nessuna. Il nuovo film di Emanuela Piovano affronta, a tredici anni dalla scomparsa, la vita di Annabella Miscuglio. Il suo impegno femminista, la sua lotta nell’organizzazione di Kinomata , un festival che rese visibile in tutto il mondo il lavoro della regia femminile. Senza retorica, senza nostalgia. Dubbi fugati subito con l’assonanza nominale. Annabella diventa Arabella e viene interpretata da Laura Morante. Femme fatale, una vita piena di uomini (un unico figlio, tra questi) e mille intuizioni. Come quella di difendere la sua arena (L’età d’oro, appunto) oltre la morte che appare malefica all’inizio e alla fine della pellicola. Quella pellicola che viene continuamente sbobinata dalla sua tirocinante (Eugenia Costantini) che appare più come “amante” che come pupilla della protagonista. E quell’arena che il figlio Sid (Dil Gabriele Dell’Aiera) vorrebbe vendere per mettere simbolicamente la parola fine al suo rapporto controverso con la madre. Conflitti generazionali, una famiglia torinese catapultata in Puglia. E un’affascinante Giselda Volodi, attrice fin troppo sottovalutata. Un film romantico, un piccolo tuffo nel passato con la carezza delicata della regista, di Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri autrici del libro omonimo – dal quale il film è tratto – e della sceneggiatura, alla stesura della quale ha partecipato anche Gualtiero Rosella oltre la stessa Piovano. Presentato a Bari stasera, da domani 7 Aprile in tutta Italia.

 

 

Detto dell’ottimo lavoro di tutto il cast, bisognerebbe parlare del lavoro degli addetti ai lavori. Una nota a margine, non di più. Ma necessaria per onestà intellettuale e per professionalità. Quella dei colleghi fotografi chiamati a svolgere il proprio mestiere e rispediti a casa senza troppi complimenti dalla protagonista. Il motivo del contendere? La luna storta della Morante, assolutamente contraria a farsi fotografare da sola durante il consueto photocall. L’unica immagine è stata carpita nel red carpet di ieri sera a Roma. Quelle che seguono testimoniano la giornata di passione e lo “scontro” tra l’attrice e i fotoreporter

 

@100CentoGradi

La forza delle donne

 

 

Il vero 8 Marzo musicale. La vera festa della donna è andata in scena ieri sera nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica in Roma. Una scenografia senza fronzoli, marito e moglie sul palco a raccontare (in musica e parole) le battaglie e le conquiste dell’altra metà del cielo. La donna come protagonista assoluta. Moglie, madre, figlia, amica. E l’uomo offuscato da lei ma sempre presente nei suoi racconti. Un po’ goffo nell’accudire i neonati, perennemente stanco quando si tratta di aiutarla nei lavori domestici. Ma sempre attento a ogni sua esigenza. Il recital La forza delle donne è stato questo. Tratto dal romanzo Alla nostra età, con la nostra bellezza edito da Rizzoli e scritto da Daria Colombo (moglie del cantautore Roberto Vecchioni). Proprio loro due hanno dato alla platea numerosi spunti di riflessione. Lei leggendo le pagine del libro, lui accompagnandola con la voce nei brani che più hanno rappresentato la sua carriera come “amante”. Il tutto, accompagnati al piano e al flauto da Ilaria Biagini, e con il piccolo grande regalo che, fuori campo, Emma Bonino ha voluto fare (la voce stanca ma ancora desiderosa di combattere). Lo spettacolo ha delineato i percorsi e le personalità di Alberta e Lisa, protagoniste del romanzo, simbolo delle donne “che lottano, che amano, che camminano e si salvano la vita a vicenda”. Vecchioni ha intonato anche Come si cambia e Quello che le donne non dicono, pezzi portati al successo da Fiorella Mannoia, ma quasi necessari in un’occasione simile. Brani come Le mie ragazze Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo), Figlia, Chiamami ancora Amore, Velasquez, Le mie donne… Quante ne ha scritte il professore milanese? Quanto amore ha donato? Un’esistenza non facile la sua, ma il piglio incazzato e fiero non l’ha mai tradito. Commozione sul suo viso e in platea. Due ore volate via in un soffio. Una serata speciale, unica con la sapiente regia di Velia Mantegazza Tanto più che il ricavato sarà interamente devoluto a Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e alla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, due importanti realtà impegnate nella difesa dei loro diritti: la prima nel diffondere la conoscenza e la consapevolezza sulla salute della donna e la seconda nel dare sostegno alle vittime di violenza. In chiusura un graditissimo fuoriprogramma. Vecchioni si è congedato dal pubblico intonando il suo pezzo più celebre, quel Luci a San Siro che ormai -ha dichiarato- parla di tutto tranne che di calcio visto lo schifo che fanno le due squadre milanesi. A Roma, domenica c’è il derby, non stiamo messi molto meglio.

@100CentoGradi  Photo by Roberta Gioberti

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Veloce come il Vento

 

 

Una storia vera, benché misconosciuta. Quella di Carlo Capone pilota di rally, vincitore nel 1984 del campionato Europeo. Carattere difficile, fisico e psiche devastati dalle droghe e da tragedie famigliari. Una realtà raccontata in maniera perfetta dal regista Matteo Rovere. Un film che parte subito velocissimo disegnando perfettamente il temperamento del protagonista, portato magistralmente in scena da Stefano Accorsi. L’attore, scelto da Domenico Procacci, si cala nel personaggio (Loris) facendo tornare alla mente i fasti di RadioFreccia. Loris, un Freccia sopravvissuto. Una pellicola digitale ma al tempo stesso analogica per la totale assenza di effetti speciali. La storia è quella di Giulia (l’esordiente e bravissima Matilda De Angelis), 17enne pilota del Campionato GT che, dopo la morte del padre, è costretta a fare squadra col fratello maggiore tossico Loris, ex asso dei rally: dovrà vincere la stagione per salvare la casa di famiglia, sé stessa e il fratellino minore Nico. Una narrazione romanzata; troppo cruda è la realtà nella quale il vero Loris oggi vive. Ma il brivido della velocità, quell’adrenalina, il mescolare le donne e i motori con una sfacciataggine tutta emiliana porta il film a essere tra i migliori prodotti di quest’anno. La pellicola, in uscita giovedì 7 Aprile (preceduta dall’anteprima mondiale di lunedì 4 al Bari International Festival) è stata girata in concomitanza con il vero campionato GT nei fine settimana, mentre le riprese fuori dai circuiti sono state eseguite nei giorni feriali. In Italia non sono mai stati girati film di questo livello su queste tematiche. La memoria va ai prodotti confezionati per la tv da Morandi, telefilm degli anni 80, oppure al mitico Rally di Giuliano Gemma. No, qui c’è molto di più. Senza esagerare scorre sulla pelle il brivido di Fast & Furious. Merito di una sceneggiatura perfetta e della capacità della De Angelis (solamente omonima dell’ex pilota) nel calarsi in pista e correre, correre. Con il pubblico a tifare solo per lei. Per la vittoria.

 

 

@100CentoGradi

Marlene Kuntz – Lunga attesa, ripagata!

 

Quasi trent’anni di carriera, alcune tappe all’estero e la partenza del tour italiano da Roma, dal Quirinetta, luogo che evento dopo evento sta diventando un punto di ritrovo per chi ha voglia di suonare. E’ proprio Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz (on stage ieri sera) a confessarlo. “Il posto è davvero carino, intimo, il soundcheck è andato benone. Sarà sicuramente una bella serata” Lo è stata. Locale pieno, pubblico in visibilio intento a cantare ogni singolo pezzo per quasi due ore di concerto. Suoni potenti, distorsioni, rock distillato come non se ne sente più, almeno in Italia.

La piacevole chiacchierata con il leader dei Marlene ha avuto come argomento principale proprio le sonorità del nuovo album.

Due chitarre, un basso e una batteria. I Marlene tornano alle origini. In Italia nessuno fa più dischi così!

E’ il nostro sound, poca roba ma potente! In passato abbiamo tentato di allargare lo spettro dei timbri, introdurre nuovi strumenti. Questa volta no, niente pezzi lenti. Solo rock duro, abbiamo messo energia e picchiato forte.

Una scelta obbligata o ponderata, la vostra?

Entrambe le cose. Internet ha distrutto buona parte del nostro guadagno. Noi riusciamo ancora a essere apprezzati dal pubblico per non esserci mai piegati alla logica delle major, delle radio commerciali. La gente ci segue per questo. Non potremmo mai suonare pezzi diversi dalla nostra natura. Non ne saremmo in grado.

Anni fa avete partecipato anche a Sanremo, però. Più commerciale del Festival…

Ci hanno invitato, non siamo snob. Siamo stati sul palco dell’Ariston presentando un pezzo “strano” per chi non ci conosceva. Così facendo non abbiamo tradito il nostro pubblico. Alieni? Forse. Ma non per noi. E ti assicuro che non è stata una vetrina per catturare nuovi “fan”. Nulla di nuovo abbiamo riscontrato dopo quell’esibizione. Siamo rimasti nel limbo: Non totalmente oscuri ma sempre di nicchia.

Qual è il vostro rapporto con le classifiche di vendita e con il ritorno prepotente del vinile?

I nostri dischi restano nella Top Ten per due settimane al massimo. Più curiosità che altro. Quando cantammo il pezzo con Skin (La canzone che scrivo per te) le radio ci presero in considerazione. Ma in tutta onestà, passarono il pezzo di…Skin, non dei Marlene. Lo stesso vale per il vinile. Non è un business come si vuole far credere. Si stampano pochissime copie in tiratura limitata, è il fenomeno del momento. Tra poco tornerà nel dimenticatoio.

Il nuovo album si chiama Lunga attesa. Anche se il vostro precedente disco è uscito poco più di un anno fa

Noi viviamo di live, anche in termini economici. Una volta esaurita una produzione, siamo costretti a farne un’altra e a ripartire in tour. Non possiamo rimanere parcheggiati per troppo tempo. Bisogna lavorare sempre ma farlo bene. Sul palco non ci risparmiamo mai. Cerchiamo di essere sempre energici e reattivi.

Ma i Marlene Kuntz come si pongono davanti agli attentati? Avete paura di salire su un palco?

In Italia ancora no. Non sono uno spavaldo se rispondo così. Il nostro Paese ha già passato momenti simili, negli anni 70. Se ci chiudessimo in casa faremmo il loro sporco gioco. I terroristi vogliono intimidirci. Ancora non percepisco il timore, come non credo lo senta la gente. Ogni volta che salgo in macchina mi sento molto più a rischio. Non solo per un calcolo delle probabilità.

Ma stasera lei salirebbe su un palco in Belgio o in Francia?

Onestamente non lo so, il Belgio oggi dovrebbe essere sicurissimo e blindato. Ma onestamente… Sono contento di far cantare Roma, stasera.

Godano lo farà insieme al suo gruppo. Notte magica, rock puro. (Non) solo per intenditori!

@100CentoGradi

 

Laboratorio da… Grandi

Laboratorio e concerto. Spettacolo e sperimentazione. Tutto in un’unica serata. E’ il nuovo progetto di Irene Grandi, in scena lunedì sera al Quirinetta di Roma, insieme ai Pastis. Lungoviaggio, tra suoni e immagini del quotidiano.

Lo spettacolo ha avuto un prologo di carattere sperimentale: i ragazzi selezionati, infatti, hanno approfondito il linguaggio della performance partecipando direttamente al laboratorio che si è tenuto lo stesso giorno dell’evento. Sul palco (allestito con uno speciale set fotografico condotto dagli artisti), interazione con i partecipanti, protagonisti attivi.

L’incontro con la musicista toscana è avvenuto prima del laboratorio pomeridiano.

Irene com’è nata quest’idea?

Il progetto (una creazione dei Pastis, i fratelli Marco e Saverio Lanza) nasce dall’esigenza di sperimentare. Partiamo dalla videoarte musicale dove le immagini del quotidiano, i suoni e i rumori della più varia umanità, i volti degli spettatori, le parole e la musica, si fondono in un’unica performance interattiva. Tutto può diventare ispirazione musicale. Un ritornello, un pezzo rap. I ragazzi nel laboratorio creano delle canzoni pasticcione poi nelle varie serate vengono selezionate. E’ un work in progress interattivo.

Il viaggio è sempre presente nella sua carriera. Da In vacanza da una vita in poi. Cos’è il viaggio per Irene Grandi?

Il viaggio del quale ho sempre parlato è la vita stessa. L’esistenza è in divenire! Così come la voglia di cambiare sempre e di sperimentare senza fermarsi mai.

A proposito di esperimenti, è stato più stimolante duettare con Alessandro Gassman o suonare con Stefano Bollani?

Sono state due esperienze diversissime tra loro, ma intriganti al tempo stesso. Con Alessandro il divertimento c’è stato soprattutto nelle riprese del video di Qualche stupido “Ti amo” (Something Stupid). Avevamo abiti anni 50, il romanticismo era la chiave di lettura per quel brano e per il disco in generale. Con Stefano il progetto è stato più rischioso e importante. Una tournée e un prodotto discografico. Sicuramente più faticoso ma ha dato i suoi frutti

Ha mai pensato di ricantare Se mi vuoi, dopo la scomparsa di Pino Daniele?

Questa poteva essere l’occasione giusta. Potevamo “trasportare” la voce di Pino con la tecnologia, un duetto virtuale. In un live classico non riuscirei a pensare a nessun interprete che possa non dico sostituire ma neanche avvicinarsi a lui. Vorrei però poter suonare con i suoi musicisti storici (quelli di Napoli Centrale) e farmi suggerire da loro qualche idea.

 

@100CentoGradi

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Battiato e Alice – L’esordio a Roma

 

…E per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità.

Sentire Battiato che attacca subito con L’era del cinghiale bianco e i suoi cavalli di battaglia (No time no space, Povera Patria…), e poi Alice – quella voce magnifica di Per Elisa – e poi Battiato e Alice insieme, tra Nomadi che cercano angoli della tranquillità e passeggiate sulla Prospettiva Nevski, come si fa a non pensare di poter fermare lì il tempo!

Per un istante, appunto, la durata di un concerto memorabile (sold out, da mesi) come quello appena chiuso, in un Auditorium della Conciliazione in visibilio, che non la finiva più di applaudire e chiedere ancora e ancora una canzone a un Battiato praticamente afono dopo oltre due ore di live.

Non ha perso il suo smalto, l’artista siciliano e, anche se non si offre più alle mani tese del pubblico, dopo la caduta che gli è costata una frattura, come ricorda scherzando, non si risparmia. Grazie a una spalla come Alice che mette i brividi con Il vento caldo dell’estate (solo lei può arrivare dove non si arriva, con la voce giù, giù e poi su fino al cielo, senza perdere il calore, senza mai perdere la raffinatezza e l’eleganza che l’hanno sempre contraddistinta), Franco non teme alcun male. Summer on a solitary beach è un tripudio e starsene seduti in platea è pressoché impossibile. Chi ce la fa ad aspettare che il maestro inviti il pubblico a cantare (lo fa su Cuccurucuccu), ma già ognuno ha perso (o ritrovato?) Il suo Centro di gravità permanente via dalle rosse poltrone, mentre l’orchestra, che accompagna il magnifico duo, si diverte come pochi.

E se La cura (preceduta dalla spiega di Franco che indica il cuore nella parte destra e poi sinistra del suo corpo, facendo la distinzione tra cuore della memoria e organo vitale) fa sciogliere tutti in tenerezza, La canzone dei vecchi amanti induce alla nostalgia, fino a che non arriva La stagione dell’amore che verrebbe ancora da cantare ondeggiando, come faceva un giovane Battiato nel famoso video del singolo. Chi ha perso i suoi Segnali di vita li ritrova ascoltando e vedendo (in spettacolari giochi di luce) l’artista che o si ama profondamente oppure non si capisce, nei suoi continui andare e venire, tra presente e trapassato. È un irrefrenabile Shock in my town, dove passano, complice Alice, ancora lenti, ma viventi, i treni per un’indimenticabile Tozeur.

@oriacicchinelli

 

 

SCALETTA:

Set Battiato:
“L’era del cinghiale bianco”
“Lo spirito degli abissi”
“No time no space”
“Shock in my town”
“Le nostre anime”
“Povera patria”
“La canzone dei vecchi amanti”
“La stagione dell’amore”
“La cura”

Set Alice:
“Dammi la mano amore”
“Tante belle cose”
“Il vento caldo dell’estate”
“Per Elisa”
“Veleni”
“Il sole nella pioggia”

Set Battiato e Alice:
“Nomadi”
“La realtà non esiste”
“Prospettiva Nevski”
“Summer on a solitary beach”

Set Battiato:
“Gli uccelli”
“Segnali di vita”
“Cuccurucucù”
“Centro di gravità permanente”

“L’animale”
“Bandiera bianca/Sentimiento nuevo (con Alice)”

Encore:
“Io chi sono” (solo Battiato)
“Stranizza d’amuri” (solo Battiato)
“I treni di Tozeur” (Battiato e Alice)

“E ti vengo a cercare” (Battiato e Alice)

 

 

Elio e le Storie Tese instore!

Musicisti con la M maiuscola, quasi quarant’anni di carriera sempre con il gusto di prendersi in giro. Ci vuole intelligenza anche nell’autoironia. Gli Elio e le Storie Tese (EelST o Elii, chiamateli come volete) ce l’hanno e portano in dote al pubblico romano, in un pomeriggio di fine inverno, tutto il loro bagaglio fatto di musica e nonsense. Anche e soprattutto nel rispondere alle domande del pubblico. “Conto alla rovescia, risponderemo solo alle prime dieci” esclama il leader. Ma le richieste sono davvero troppe. Sembra quasi di assistere a un tacito accordo tra la folla e il gruppo (arrivato in Feltrinelli con tre dei cinque componenti) tanto sono demenziali i quesiti. Si chiede addirittura a Elio il numero degli shampoo fatti in una settimana. Si scherza prendendo in giro Deborah Iurato e Gemitaiz (rap attualmente in voga nel panorama musicale italiano) ribattezzato Gimmy Taz. A farla da padrone sono le domande sulla tecnica usata dalla band. Elio impartisce lezioni di Acapulco :”E’ una tecnica di canto che sto usando negli ultimi tempi – dichiara – E ci tengo ad informare il pubblico quando la uso. Implica un velocissimo spostamento della testa quando c’è una “p” nel testo per non sputare nel microfono” . Sembra una battuta, ma aldilà del nome, questa tecnica esiste davvero, prevalentemente nello speakeraggio radiofonico. E proprio di radio si parla quando un ragazzo chiede agli Elii come faranno stasera a presenziare al canonico appuntamento su Radio Deejay di ogni lunedì alle 22 (conducono Cordialmente con Linus). Arrivare a Milano in due ore? Un’impresa. Elio non si scompone :”Fatti i c…i tuoi!” dice sorridendo. La trasmissione andrà regolarmente in onda. Registrata, ma che importa? Scherzando con una ragazza bulgara (e qui, come non ricordare il Pipppero®?) si arriva al firmacopie del nuovo disco Figgatta de Blanc disponibile anche in un box accoppiato a Lelo Siri 2, un vibro-massaggiatore in due colori che spezza l’ultimo tabù. Prodotto in mille esemplari, non viene però mostrato ai ragazzi in “platea”. Forse, vista l’età dei fan presenti, non era indispensabile. Almeno stasera.

 

 

 

@100CentoGradi

In Val di Fassa… Neve!

 

La storia di Hijo de Puta, protagonista del mio prossimo libro (in uscita per MGC edizioni, in collaborazione con Tony Lupetti) passa anche di qui… Foto in Val di Fassa, Bolzano @oriacicchinelli   e @Melania93006880  Musica scelta da @100CentoGradi

@oriacicchinelli

Credits

  • “Neve (2001 Remastered Version)” di Mina
  • La neve se ne frega Luciano Ligabue
  • La Collina Dei Ciliegi Lucio Battisti