Mannucci incontra… La vera estate in musica

Tremila, quattromila? Che importa? Organizzatori e questura non avranno conti da fare dopo la serata di ieri sera in Piazza Duca degli Abruzzi, dove è andato in scena l’attesissimo appuntamento del Festival internazionale di Mezza EstateMannucci incontra”. La realtà è che, quando un prodotto qualitativamente vale, non corre alcun rischio. In un’estate ancora una volta orfana della carovana del Festivalbar e in preda agli spasmi di Alvaro Soler e ai vari rigurgiti latinoamericani, un live come quello proposto da Stefano Mannucci è una vera e propria boccata d’ossigeno. Per l’ennesima volta, il giornalista appena approdato a Il Fatto Quotidiano, ha saputo creare un’atmosfera calda e intima come in tutti gli eventi da lui condotti. Si può ben dire:” Sono stato ospite di Casa Mannucci”. Il clima era quello. Cinque nomi sul palcoscenico. Tutti a ricevere ovazioni. E se nelle prove pomeridiane, l’applausometro virtuale aveva premiato l’unica donna presente, la serata ha vissuto il picco di emozioni con l’esibizione di Fabrizio Moro. Chitarra e voce o con la band, ha regalato pezzi come Pensa, Libero, Eppure mi hai cambiato la vita (finalmente eseguita interamente) dopo aver “scortato” Elodie in Un’altra vita (brano scritto da lui per la reduce di Amici) e prima di deliziare tutti con Sono solo parole (altro suo piccolo capolavoro regalato a Noemi) stravolgendo la sua personalissima scaletta. Dietro al palco l’aria di festa è stata leggermente rovinata dalla mancanza di filtraggio da parte della security che ha permesso alla folla di sfondare i cordoni riservati agli addetti ai lavori. Ma nessuno prevedeva un successo del genere. O forse si era fatto troppo affidamento al buonsenso del pubblico. Ma questa è solo una nota di cronaca, impercettibile goccia nell’oceano musicale che ha invaso le strade del centro abruzzese. Fan venuti da tutto il centro Italia per applaudire Luca Napolitano (il primo a salire sul palco, interprete di Ci whatsappiamo (quasi trentamila visualizzazioni sul web) e di A Sud di New York, anni fa cantata in coppia con Federica Camba), Paolo Simoni (tornato alla ribalta dopo il successone radiofonico di Non sono solo canzonette del 2012, con un disco da ascoltare attentamente il cui titolo è tutto un programma: Noi siamo la scelta) Nesli (che fosse fratello di Fabri Fibra ha tenuto a ricordarlo recentemente Vanity Fair, lui ha una dimensione ben delineata anche come autore e ieri l’ha ulteriormente dimostrato cantando, tra le altre cose, La fine, portata al successo da Tiziano Ferro) e i sopracitati Elodie e Moro. La ragazza di origini francesi (vincitrice morale del talent della De Filippi) dopo aver aperto il suo stage con Un’altra vita, è volata alta sulle note di Io che amo solo te del mai troppo rimpianto Sergio Endrigo, At last di Etta James e A mano a mano, una delle pietre miliari di Rino Gaetano. Tante ragazzine con striscioni per lei, ma sono loro (le nuove generazioni) che portano avanti il mercato discografico, piaccia o meno. E davanti a un talento come Elodie, non ci si può davvero lamentare. Tanto più che la ragazza prima e dopo la sua esibizione, ha seguito attentamente i colleghi. Si chiama umiltà. Un’altra dote che è sempre presente negli eventi di Mannucci.

 

 

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Le foto della serata nella galleria sovrastante sono © Mattia Ravioli & Pietro Guida

 

Prima della serata, occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Napolitano

 

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Luca, solo trent’anni e già diversi “esordi”. Stasera l’ennesimo. Cosa si aspetta dal pubblico?

Lo vedo molto caldo, anche durante le prove! Mi aspetto l’affetto che ho sempre avuto in questi anni. E’ uscito da poche settimane il mio nuovo singolo estivo, si chiama Ci whatsappiamo e parla della notevole differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Ormai viviamo in simbiosi con le applicazioni, siamo schiavi del T9, di whatsapp. Vedo ragazzi in giro che, come canto nel mio brano, escono mano nella mano, l’altra è impegnata con il telefonino

Una critica al virtuale, dunque, anche se con il sorriso. Eppure sui social (Instagram su tutti) è seguitissimo

Devo ammettere che funzionano bene, ho molti seguaci. Fan che mi seguono in rete e fortunatamente anche nei concerti in giro per l’Italia. La rete bisogna saperla usare, anche se certe volte interrompere la connessione non è un’idea malvagia. Tempo fa, fuori da un locale, ho visto una scritta. Recitava :’Non abbiamo il wi-fi, parlate tra di voi’. Ecco, penso che sia un’ottima risposta alla tecnologia

Facciamo un passo indietro. Lei arrivò terzo ad Amici, era il 2008, anno del trionfo di Alessandra Amoroso. Cosa è successo dopo?

Il mio primo Ep Vai divenne disco d’oro. Poi ebbi l’opportunità di duettare con Federica Camba nel brano A sud di New York. Feci anche l’attore nel film omonimo. Ho continuato a cantare, non mi sono mai arreso ai diktat discografici. Anche perché penso che nessuno capisca con esattezza come funzionano. Come nessuno sa realmente come vengono gestiti i passaggi radio. Non credo ci sia malafede, solo tanta confusione.

Parlando di Amici, ora può confessare se le liti tra le varie squadre sono reali oppure no.

Certo, sono verissime! Ma vengono amplificate dal mezzo televisivo. Ad Amici come in tutti i talent show. Si vive, si lotta, si discute. Poi c’è inevitabilmente chi sa giocare con il mezzo. E ne fa l’uso che vuole…

Luca è reale, non finge e quando sale sul palco ha il pubblico dalla sua. Ci whatsappiamo tutti, è vero, ma il calore della gente non sarà mai virtuale. Almeno per lui!

 

@100CentoGradi

Il sabato nel villaggio di Vallabrègues

Dopo gli Abrivado tra Montfrin e Fontvielle, con la tradizionale corsa dei tori (tenuti a freno dai tradizionali gardians della Manada de l’Amista) per le vie dei villaggi, tra cittadini e turisti curiosi, la Fête de la Vannerie nella vicina Vallabrègues.
Il tempo si è fermato in questo villaggio che ha inventato la tradizionale Maison de Camargue, quelle casette dai tetti di canna che i pescatori usavano costruire per la stagione della pesca.
Mani esperti lavorano i vimini come si usava fare nei nostri paesini rurali anche nella mia terra d’Abruzzo… E mi rivedo bambina, curiosa di tutto, a spiare un vecchio nonno che davanti al fumante camino, nelle lunghe sere d’inverno, intreccia vimini stagionati per farne cestini, panieri e ceste utili per la raccolta delle olive o delle ciliegie o per andare a funghi nei boschi di castagno della Valle Roveto. Dalle sapienti mani, ruvide e callose, venivano fuori come per incanto quelle piccole opere d’arte. E ogni volta mi sembrava di
assistere a un piccolo miracolo. Parlo di un tempo, oggi troppo lontano, in cui con niente si faceva davvero tutto…

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Promenade d’un jour à Aigues-Mortes

 

 

 

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Non è veramente mare, le acque sono troppo basse e incerte. Non è veramente terra, le maree ricoprono la piana… Il fascino di Aigues-Mortes, città voluta da Louis IX come porto sul Mediterraneo, si evince dal paesaggio surreale che si staglia oltre la grande Torre di Costanza (30 metri di altezza, su 4 livelli) che vide partire l’VIII crociata e conobbe pure la forza e il coraggio di donne, come Marie Durand, qui imprigionate solo perché non rinunciarono alla loro fede protestante. Una stele le ricorda davanti al maestoso hotel du Gouverneur.

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Oggi meta imprescindibile per chi sceglie di passare le vacanze in Provence, Aigues è stata per anni, anzi, per secoli un’elegante Bella addormentata dopo che Marsiglia fu unita alla Francia…
La torre Carbonara, in lontananza, austera e solitaria, si erge sopra le maree, controllore e prima difesa della città. La muraglia di pietra, con la sua camminata della ronda, fanno impazzire grandi e piccoli che da lì si godono meglio lo spettacolo dei colori, cangianti
sul rosa, dei tetti, dei fenicotteri gracili ed eleganti nel cielo pure risato del tramonto.

Aigues-Mortes è anche la Camarga selvaggia, paradiso di tori, cavalli e ogni sorta di uccelli.
E che dire delle Saline du Midi? Figlio del mare, del sole e del vento, il sale viene raccolto in montagne (cammelles) e poi lavato delle sue impurità per finire a tavola. E anche questo ha il suo fascino: basta salire sul trenino che conduce attraverso questo “non mare” che va dal rosa al grigio all’azzurro per riempirsi gli occhi di tante meraviglie.

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E per riempirsi un po’ anche la pancia, mentre i bimbi giocano nella fontana di Place Saint-Louis, non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal salato al dolce, tutte le leccornie sono a portata! Ma prima di abbandonare la cittadella fortificata, non mancate le pasticcerie
intorno e le piccole boutique provenzali. Infine, una visita alla vicina Notre-Dame-des-Sablons, fatta di grosse pietre di bionda roccia, che custodisce la statua d’oro di Saint Louis…

Voilà, ma Promenade d’un jour à Aigues-Mortes!

 

 

@oriacicchinelli

Il caffè con il legionario

Hijo de Puta è arrivato anche a Saxa Rubra! Nel quartier generale Rai alle prime luci dell’alba, il racconto del legionario Giovanni è stato ospitato negli studi de Il Caffè di Rai Uno, trasmissione che dà il buongiorno ai telespettatori italiani. A fare gli onori di casa la giornalista Gemma Favia. Nel pezzo, foto e video!

 

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Un legionario a Montefalco, anzi…due!

Il legionario è tornato in Umbria! Dopo la tappa spoletina, Hijo de Puta è stato ospite dell’incontro Letterario ideato e organizzato dalla Dott.ssa Monica Dentici per il quinquiennio della fondazione del suo Studio, a Montefalco (Perugia). Davanti a una platea dove spiccavano, tra gli altri, il sindaco della cittadina Donatella Tesei, il Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria Donatella Porzi e Fernanda Cecchini (Assessore alla Cultura della Regione Umbria) l’ideale scambio culturale tra  gli scrittori Orietta Cicchinelli e la penna de Il Giornale Magdi Cristiano Allam è stato moderato dal Poeta Riccardo Maria Gradassi. In galleria, oltre alle consuete foto scattate durante l’evento, i link per ordinare online le copie del libro edito dalla MGC Edizioni. I prossimi appuntamenti con il legionario? Rimanete aggiornati su questo sito e sulla pagina Facebook ufficiale https://www.facebook.com/oriacicchinelli/?fref=ts

http://www.ibs.it/code/9788898803118/cicchinelli-orietta/hijo-puta-parabola.html

https://www.amazon.it/puta-parabola-legionario-Orietta-Cicchinelli/dp/8898803117/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1468765384&sr=8-1&keywords=cicchinelli+orietta

http://www.mondadoristore.it/Hijo-de-puta-parabola-Orietta-Cicchinelli/eai978889880311/

http://www.lafeltrinelli.it/libri/orietta-cicchinelli/hijo-de-puta-parabola-un/9788898803118

 

 

 

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Leggermente classica Vicario & Ciampa

 

La musica leggera e la musica classica insieme, un’orchestra di ben 52 elementi e la Casa del Jazz a far da cornice. Lei è una cantautrice sui generis (e mai come questa volta la locuzione latina viene usata come un complimento), lui è un giovane talento della chitarra classica italiana con una carriera già costellata di vittorie in molteplici concorsi internazionali. Lei è Margherita Vicario, lui è Gian Marco Ciampa. Reduci dal successo di febbraio in Auditorium, salgono nuovamente sul palco per una serata da ricordare.

Lasciami la musica o Vai via da qua se non sai chi è Bach. Una frase che potrebbe essere benissimo il titolo di un film è stato il preludio alla vostra collaborazione. Ma chi è stato il responsabile del vostro incontro, Margherita?

Proprio la canzone che si chiama appunto Il Responsabile. Gian Marco mi ha contattata dopo esser rimasto colpito dal pezzo e si è incuriosito talmente tanto da propormi un riarrangiamento dei miei pezzi con la chitarra classica. In Auditorium eravamo soli con un quartetto d’archi, stasera la prova sarà ancora più stimolante. Noi con un’orchestra completa!

E’ stato faticoso dare un vestito nuovo ai suoi pezzi?

Molto! Abbiamo lavorato sodo per tanti mesi. Ma cantare con un’orchestra è il sogno di tutti. Anche chi proviene dalla scena indie rimarrebbe folgorato da una proposta del genere. E’ capitato a me e non vedo l’ora di salire sul palcoscenico.

Cosa prevede la scaletta? Sarebbe bello ascoltare tutti i suoi brani con il golfo mistico dietro

Magari! In realtà mescoleremo il repertorio classico alla musica leggera con molte cover. Il concerto avrà inizio con una dichiarazione d’amore fatta da me a Gian Marco sulle note di Nature boy, pezzo storico di Nat King Cole. Durante la serata proporremo brani dei Beatles, di Lucio Battisti (Con il nastro rosa) e soprattutto Mad world (pezzo dei Tears for Fears) con la partecipazione di Marco Zitelli, alias Wrongonyou, giovane interprete romano opening act dei live di Niccolò Fabi.

Chi ha fatto il lavoro più  duro nella preparazione della serata?

Sicuramente i tre arrangiatori. Luca Bellanova, Stefano Lenci e Simone Cardini. Loro hanno letteralmente stravolto i brani. Io scelgo solo pezzi famosi da proporre al pubblico affinché la gente abbia un’opinione sulla canzone e sull’interprete. Lo stesso vale per i testi scritti da me. Non posso per forza piacere a tutti, il mio scopo è quello di creare un interesse su ciò che propongo

Il genere di Margherita Vicario rimarrà quello di intattenimento oppure questa serata cambierà qualcosa nelle scelte future?

Sono un personaggio camaleontico! Continuerò anche a fare i miei spettacoli chitarra e voce nei teatri e nei locali. Ho finito di scrivere un disco con molta più batteria e chitarra elettrica rispetto al precedente e… ho una voglia matta di ballare

E il cinema? Ha partecipato a The Pills, stroncato dalla critica. Si è domandata il motivo?

The Pills? Non mi permetto di giudicare ma dico solo una cosa: Era e resterà un film poetico…

Gian Marco, aldilà di Bach, perché proprio Margherita come scelta?

La conosco e la seguo da tantissimo tempo. Credo sia l’artista più adatta per questo progetto. La tappa di inizio anno ha avuto un successo inaspettato, anche se ovviamente ci speravamo un po’ tutti. Lei è una delle più complete nel panorama cantautoriale romano

Lei proviene da un altro mondo, la musica classica ha poco a che vedere con il pop

Io amo tutta la nuova scuola romana. Sono cresciuto ascoltando artisti di tutt’altro genere, è vero ma ho una grande ammirazione per le nuove leve. Da Calcutta a I Cani, passando per The Giornalisti, sono un gruppo di ragazzi molto coesi tra loro e finalmente stanno avendo il successo che meritano. Grazie anche (e soprattutto) al capostipite Roberto Angelini

Il grande riscontro avuto fuori dai confini nazionali le ha fatto montare la testa?

Come potrei? Sono agli inizi! Tutti i riconoscimenti avuti non possono che farmi piacere. Se devo essere sincero, però, posso dire che sono stato molto fortunato. In Italia i cantanti emergenti non vengono trattati benissimo, chi li ospita nei vari locali pensa che il loro non sia un vero e proprio lavoro, ma un hobby. All’estero non è così. C’è molto più rispetto per l’artista. Forse bisognerebbe esportare di più la nostra musica. Il nostro paese ha dato i natali a musicisti e componitori invidiati da tutto il mondo. Sarebbe indispensabile riscoprire e rivalorizzare le nostre potenzialità

L’appuntamento con Margherita Vicario e Gian Marco Ciampa e con l’Orchestra Giovanile di Roma diretta dal diretta dal M° Vincenzo di Benedetto è alla Casa del Jazz (Viale di Porta Ardeatina 55 a Roma) dalle 21:30 in poi.

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Un brindisi con il legionario

 

Un brindisi a bordo piscina, al 50 di viale Tor di Quinto, per festeggiare il legionario Giovanni è ben presto diventato un’occasione per ascoltare, finalmente, le parole di Tony Lupetti (l’ingegnere, volontario della Caritas di Roma, che ha fortemente voluto e finanziato questo progetto) e dello stesso protagonista, commosso nel raccontare molte delle sue avventure.

Il ringraziamento va al sempre generoso Andrea De Angelis, al suo addetto stampa, Gianluca Montebelli, e a tutto lo staff di Mondofitness Roma per l’ospitalità. Cortesia e disponibilità da parte loro. E grazie a tutti gli amici, le amiche, colleghi e colleghe che, ancora una volta, sono stati presenti!

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Ed Mondo – Musica in sospeso!

 

Vent’anni di carriera e non sentirli, anzi. Essere sempre pronti a nuove collaborazioni, a nuove esperienze. In un mondo, quello discografico, che erge a eroi salvatori i ragazzi usciti dai talent (non importa come e a quale prezzo) la nuova scuola romana colma uno spazio destinato altrimenti a restare desolatamente vuoto. Generi diversi, ma una forte coalizione. Quello di Diana Tejera è un nome conosciuto ai più come frontman dei Plastico (gruppo di inizio millennio, ancora cliccatissimo su YouTube) ma negli ultimi anni si è ritagliata una fetta importante di fedelissimi. Non solo nella Capitale. Ma è proprio a Roma che torna, reduce da un tour in Germania insieme alla trombettista jazz Ersilia Prosperi per festeggiare il primo anno del progetto Ed Mondo.

L’incontro con le due, anime diverse ma profondamente affini, permette di scoprire molto sulla serata che le vedrà protagonisti al Caffè Sospeso, martedì. Molto ma, fortunatamente, non tutto

Diana, come nasce Ed Mondo?

Ed Mondo è un progetto nato un anno fa grazie all’incontro con Ersilia. Abbiamo scritto insieme undici canzoni. Sono, in verità undici stagioni interiori, terapeutiche per noi e per il pubblico. Il disco è stato registrato a Seattle grazie a una campagna di crowdfunding con la grande produttrice Amy Denio, si chiama Oops perché in fondo tutto nasce da un incidente…

Incidenti di che tipo? Ce ne racconterebbe uno in particolare?

Quello più divertente è accaduto sul set di Ossessiva (secondo video del disco). Abbiamo girato nella villa di Anita Ekberg a Genzano e la protagonista involontaria è stata una capra. I proprietari si sono raccomandati di chiudere sempre il cancello per non farla scappare. Ovviamente, la capra, il mattino seguente non c’era più! Siamo ancora alla ricerca “disperata”, anche una “sostituta” andrebbe bene. Ma gli imprevisti sono molteplici, ci rendono però la vita più allegra

Un disco terapeutico… Quali sono le sue paure da esorcizzare?

Ad esempio la gelosia. Così è nata Poliamori (il video è stato visibile in anteprima ad aprile sul sito di Repubblica). Grazie alla canzone, sono diventata meno possessiva e vedo l’amore sotto altre forme. Ormai molte coppie sono diventate poliamorose trasformandosi in vere e proprie famiglie. Ma ho dovuto esorcizzare anche la morte. Il progetto è nato nel gennaio 2015, lo stesso mese della scomparsa di mio padre. Nel disco ne parlo in Nostalgica. Sono brani seri affrontati con estrema leggerezza (non superficialità). C’è anche il riscatto degli ultimi. Ad esempio in Mandarancio

Lei è conosciuta molto nell’ambiente romano e fuori dai confini nazionali. Il problema è conquistare tutta la penisola…

Da sempre ho fatto una scelta diversa, ho preferito stare fuori dalle logiche del mercato proprio per permettere a me stessa di realizzare cose gratificanti. Scrissi anni fa due pezzi per Tiziano Ferro (Fuori è buio e Scivoli di nuovo) ma se anche li avessi proposti io non sarebbe cambiato nulla.

Non c’è il rischio di rimanere ai margini?

Riesco comunque a “mantenermi”! I dischi vengono venduti anche nei concerti, in America, Germania e scrivo molto per altri artisti. Chiara Civello, Barbara Eramo ad esempio e ho realizzato colonne sonore (Un fidanzato per mia moglie, l’ultima)

La scelta di festeggiare Ed Mondo al Caffè Sospeso come nasce?

Tutto è nato lì, è il primo posto che ci ha accolto. E’ un locale intimo ma strutturato molto bene. Sarà una festa anche per ringraziarli!

Quali sono invece le paure di Ersilia Prosperi?

La più grande? Esorcizzare la monotonia, sono una che si annoia facilmente. Faccio sempre cose nuove, sono molto attiva. Mi nutro di jazz e arrangio musica. Ascolto poco la radio, non per snobismo ma per mancanza di affinità. Avendo il livello di attenzione molto basso tendo a concentarmi solo con nuovi stimoli. L’incontro con Diana è stato folgorante e abbiamo sposato questo progetto anche per uccidere la noia.

Nel disco vengono toccati argomenti delicati, si parla di orgasmo ma anche di infibulazione

Tutto nasce da un retaggio cattolico ma anche da molta ignoranza. Le nostre nonne neanche sapevano cosa fosse l’autoerotismo, in molte parti del mondo l’orgasmo non è neanche diventato una conquista. La mutilazione ai genitali ha dei numeri inquietanti, milioni di bambine non avranno mai una vita “normale”. La repressione della donna, molte delle quali non hanno diritto al piacere.

Anche il femminicidio nasce dalla non cultura? Togliere la vita alla persona “amata” sembra essere una moda

Credo che ci sia sempre stato, ora se ne parla. Ma se pensiamo che fino a pochi decenni fa in Italia esisteva il delitto d’onore… Le donne che subiscono violenza non hanno il coraggio di denunciare il partner. Non credo sia una problematica psichica, quanto antropologica e sociologica. In tutte le religioni monoteiste vige l’esclusività.

L’appuntamento con Ed Mondo è al Caffè Sospeso in Via Gentile da Mogliano 172 a Roma. Due teste pensanti, voce e tromba per una serata tutta da gustare. Anche per riflettere su troppi…retaggi da sconfiggere. La musica a volte fa miracoli!

 

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Estate in Trio per Erica Mou

 

Quanto tempo ci vuole per crescere? Quanta esperienza e quante ferite devono rimarginarsi prima di sentirsi finalmente adulti? E poi… Un giorno questo dolore ti sarà utile, come nel romanzo di Peter Cameron? Incontrando Erica Mou sembra che la risposta sia totalmente affermativa. Tra separazioni dolorose e incidenti, gli ultimi due anni per la cantautrice pugliese hanno avuto un effetto dirompente sulla sua vita. La frattura dell’omero e il successivo intervento dopo esser stata investita in bicicletta ha chiuso il cerchio.

Erica, come sta ora?

Va tutto molto meglio, finalmente! Sia fisicamente che moralmente. Già nel mio ultimo disco (Tienimi il posto) avevo espresso in musica il mio desiderio di cambiare. Ora ho una grande forza interiore. Il cervello è sempre attivissimo, scrivo tanto e mi sento libera. L’incidente è stato solo l’ultimo tassello che non ha intaccato, anzi ha rafforzato il mio desiderio di guardare oltre

Cambiamento che si percepisce anche da questa assoluta novità. Sarà sul palco insieme ad altri due musicisti. La chitarra verrà usata di meno per questioni logistiche o per una scelta ponderata?

Il tour si chiama Di necessità virtù. Ma posso rassicurare tutti che la imbraccerò di meno per la volontà di proporre al pubblico una novità. Anzi due. Sarò accompagnata dal mio grandissimo amico Antonio Iammarino al piano rhodes e dalla violoncellista Flavia Massimo. La conosco da poco ma si è subito instaurato un feeling particolare, è una donna splendida. Abbiamo riarrangiato con molta spontaneità dei pezzi che mi vedevano protagonista da sola, chitarra e voce. Una necessità fisica ed emotiva quella di affidarsi anche agli altri. In più ci sarà una forte componente ritmica con batteria elettronica.

Che pezzi avete in scaletta? Vedremo ancora Erica alle prese con cover di grandi artisti?

Assolutamente sì. Posso preannunciare che abbiamo preparato una versione de L’Edera (brano storico di Nilla Pizzi) molto particolare. Da sempre sono alla ricerca, nel repertorio di grandi artisti, di pezzi meno famosi lasciati al proprio destino. Sarebbe un delitto non cercare di proporli. Ma quando mi trovo al cospetto di brani storici, devo necessariamente stravolgerli e farli entrare nelle mie corde. Una prova fatta nei tour precedenti, ad esempio, con Pensiero stupendo di Patty Pravo. Poi chissà, ho sempre nel cassetto il sogno di incidere un disco realizzato solamente da cover

Quanto ha pesato la separazione  dalla Sugar?

E’ stata una scelta consensuale. Da ambo i lati non c’era la volontà di proseguire il rapporto. Era arrivato il momento di seperarsi. Esigenza generale, rinnovamento. L’ennesimo… 

Con Tienimi il posto avete puntato molto in alto. Addirittura un doppio vinile. Per chi è questo regalo? Per lei o per il pubblico?

Credo sia un regalo per tutta la mia prima parte di carriera. Per Marco Valente con il quale c’è stata una separazione lavorativa e per celebrare l’inizio di nuove strade da percorrere. Realizzando il vinile abbiamo lavorato come si faceva tanti anni fa, riversando non solo il cd su una lacca ma registrando anche un disco ex novo in presa diretta su nastro, chitarra e voce.

Qual è il pezzo che non mancherà mai in scaletta e quello che può anche rimanere ai margini?

La risposta a entrambe le domande è solo una: Oltre. E’ un brano che ha significato tanto per me e per i fan. Ero all’inizio della carriera. Credo però che Dove cadono i fulmini continuerò a suonarla per tanti anni ancora. La musica non appena è sul mercato non appartiene più all’artista. Le canzoni che sento mie sono quelle che sto scrivendo oggi. Le altre non sono private, messaggi singoli a persone singole, sono diventate altro.

L’abbiamo vista al cinema con Checco Zalone in un cameo di Quo Vado e in varie presentazioni del libri di Chiara Gamberale…

Due esperienze diverse. Con lo staff di Checco siamo in ottimi rapporti e non ho esitato un attimo a dire sì alla loro proposta. Con Chiara abbiamo tantissimi punti di incontro che esulano dalla lettura e dalla musica. Io entro nei suoi libri e i suoi scritti li ritrovo nei miei testi. E’ un rapporto umano, fatto di forte empatia nato prima della nostra conoscenza reale. Infilarmi tra le sue pagine è facile come andare a prenderci un caffè parlando di qualunque cosa.

Erica, il suo look è cambiato moltissimo negli anni. Quando la rivedremo con i capelli lunghi?

Molto presto! Per noi donne i capelli sono parte integrante della psicologia. Da quando ho avuto l’infortunio al braccio ho riscoperto quanto fosse bello il gesto di legarli. Stanno ricrescendo. La mia vita è in una nuova fase, mi guardo allo specchio e sento il bisogno di mostrare a tutti il mio cambiamento. Ma anche se non fossi un personaggio pubblico e lo mostrassi solo a me stessa, sarei ugualmente felice. Erica si è data una bella svegliata!!!

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L’esordio avverrà domani sera al Monk L’evento è a ingresso gratutito; apertura porte ore 20.30 – inizio live ore 21.30.

 

 

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Fotografia di Mariagrazia Giove

 

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La città incantata

 

Un posto da fiaba collegato al resto del mondo soltanto da un ponte e una schiera di disegnatori e personaggi che hanno fatto sognare e volare con la fantasia. E’ La Città incantata (nome preso in prestito dal film d’animazione giapponese del 2001 scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto dallo Studio Ghibli), meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo. La cornice è quella della… città che muore. Può sembrare un paradosso ma dal punto di vista geologico è proprio così. Civita di Bagnoregio sorge infatti su un terreno molto precario, situata su una platea tufacea, e rischia il crollo perché i vasti banchi d’argilla che la sorreggono sono soggetti a continua erosione. L’attraversamento del viadotto porta i turisti alla visita di un borgo ancora in attesa di diventare Patrimonio dell’Umanità. Per tre giorni Civita diventa comunque capitale del cinema, del fumetto e dell’immaginazione. Il compito di spalancare le porte del sogno, aldilà del ponte, quest’anno, è affidato a Mark Osborne, regista de Il Piccolo Principe e dei primi due capitoli di Kung Fu Panda. Incalzato dalle domande del direttore artistico Luca Raffaelli, prima dell’apertura ufficiale della rassegna (affidata al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti) ha rapito il pubblico presente con la sua semplicità e con il suo sguardo. Il mondo visto con gli occhi di un bambino, occhi pieni di stupore. Alle sue spalle lo schermo proiettante le immagini del film tratto dalla storica opera di Antoine de Saint-Exupéry. Tornando a valle, nella Casa del Vento, la Creativity Jam for Civita #J4C, full immersion di talenti per far nascere nuove idee e lanciare soluzioni innovative: 24 ore per ideare, progettare, sperimentare attraverso l’uso di tecnologie, lo sviluppo di software originali, video animazioni o video giochi, fumetti o illustrazioni. Con premi finali in denaro, ma soprattutto con la consapevolezza di divertirsi impegnando testa e cuore. Le giornate successive avranno come protagonista principale la Mad Entertainment, casa di produzione napoletana nota al grande pubblico per L’arte della felicità (premiato come miglior film animato all’ European Film Awards). E ancora disegnatori, editori. Tutto per sognare… Almeno per 72 ore.

@100CentoGradi