Nemiche per la pelle

 

 

Se il mondo della cultura e dello spettacolo avesse voce in capitolo nel Parlamento Italiano la spinosa questione della stepchild adoption sarebbe già stata risolta da un bel pezzo. Nastrini colorati a Sanremo, appelli e petizioni sul web e ora anche film che strizzano l’occhio a un argomento di soluzione talmente ovvia che solo in Italia diventa “un caso”. Nemiche per la pelle, visto in anteprima stamattina è solo un piccolo grido tra tanti. Non farà un rumore fragoroso ma ci si augura possa far riflettere un Paese impigrito e impaurito da tutto ciò che è “normale”. La dichiarazione più forte l’ha rilasciata la Buy in conferenza stampa

Ci tenevamo a far capire che la famiglia è un posto di amore, che si può anche scegliere, e che non deve per forza seguire la biologia. Ci sono tanti bambini nel mondo che hanno un grande bisogno di affetto, e le leggi per l’adozione, nel nostro paese, sono troppo complesse.

La pellicola racconta la storia di Lucia (Margherita Buy) una donna particolare, che parla con gli animali e crede negli spiriti, che mangia solo cibi biologici e fa yoga, indossa camicioni larghi ed abiti realizzati con fibre naturali, ha il ‘braccino corto’ e usa l’auto elettrica, ama le musiche etniche e crede nelle battaglie per i diritti civili e di Fabiola (una spumeggiante Claudia Gerini vero effetto dirompente del film), a capo di un’agenzia immobiliare di lusso, legge solo Vanity Fair e indossa scarpe da 400 euro, canta Madonna e vive circondata dai filippini, inventa favole della buonanotte centrate sugli attici di Roma, sogna la Bentley e ogni sera si riempie il corpo di lumache, in modo da tirare la pelle. Donne legate solo e soltanto da una cosa, ovvero un marito appena deceduto che ha lasciato loro un bambino cinese che le obbligherà a conoscersi e soprattutto a diventare amiche. Non c’è nessun legame affettivo, tantomeno sessuale tra le due protagoniste. La Gerini è molto romana (è un complimento, sia ben chiaro) la Buy la solita nevrotica e insicura. Il suo personaggio se l’è scritto da sola… Nelle sale dal 14 Aprile.

 

 

 

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La forza delle donne

 

 

Il vero 8 Marzo musicale. La vera festa della donna è andata in scena ieri sera nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica in Roma. Una scenografia senza fronzoli, marito e moglie sul palco a raccontare (in musica e parole) le battaglie e le conquiste dell’altra metà del cielo. La donna come protagonista assoluta. Moglie, madre, figlia, amica. E l’uomo offuscato da lei ma sempre presente nei suoi racconti. Un po’ goffo nell’accudire i neonati, perennemente stanco quando si tratta di aiutarla nei lavori domestici. Ma sempre attento a ogni sua esigenza. Il recital La forza delle donne è stato questo. Tratto dal romanzo Alla nostra età, con la nostra bellezza edito da Rizzoli e scritto da Daria Colombo (moglie del cantautore Roberto Vecchioni). Proprio loro due hanno dato alla platea numerosi spunti di riflessione. Lei leggendo le pagine del libro, lui accompagnandola con la voce nei brani che più hanno rappresentato la sua carriera come “amante”. Il tutto, accompagnati al piano e al flauto da Ilaria Biagini, e con il piccolo grande regalo che, fuori campo, Emma Bonino ha voluto fare (la voce stanca ma ancora desiderosa di combattere). Lo spettacolo ha delineato i percorsi e le personalità di Alberta e Lisa, protagoniste del romanzo, simbolo delle donne “che lottano, che amano, che camminano e si salvano la vita a vicenda”. Vecchioni ha intonato anche Come si cambia e Quello che le donne non dicono, pezzi portati al successo da Fiorella Mannoia, ma quasi necessari in un’occasione simile. Brani come Le mie ragazze Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo), Figlia, Chiamami ancora Amore, Velasquez, Le mie donne… Quante ne ha scritte il professore milanese? Quanto amore ha donato? Un’esistenza non facile la sua, ma il piglio incazzato e fiero non l’ha mai tradito. Commozione sul suo viso e in platea. Due ore volate via in un soffio. Una serata speciale, unica con la sapiente regia di Velia Mantegazza Tanto più che il ricavato sarà interamente devoluto a Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e alla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, due importanti realtà impegnate nella difesa dei loro diritti: la prima nel diffondere la conoscenza e la consapevolezza sulla salute della donna e la seconda nel dare sostegno alle vittime di violenza. In chiusura un graditissimo fuoriprogramma. Vecchioni si è congedato dal pubblico intonando il suo pezzo più celebre, quel Luci a San Siro che ormai -ha dichiarato- parla di tutto tranne che di calcio visto lo schifo che fanno le due squadre milanesi. A Roma, domenica c’è il derby, non stiamo messi molto meglio.

@100CentoGradi  Photo by Roberta Gioberti

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Veloce come il Vento

 

 

Una storia vera, benché misconosciuta. Quella di Carlo Capone pilota di rally, vincitore nel 1984 del campionato Europeo. Carattere difficile, fisico e psiche devastati dalle droghe e da tragedie famigliari. Una realtà raccontata in maniera perfetta dal regista Matteo Rovere. Un film che parte subito velocissimo disegnando perfettamente il temperamento del protagonista, portato magistralmente in scena da Stefano Accorsi. L’attore, scelto da Domenico Procacci, si cala nel personaggio (Loris) facendo tornare alla mente i fasti di RadioFreccia. Loris, un Freccia sopravvissuto. Una pellicola digitale ma al tempo stesso analogica per la totale assenza di effetti speciali. La storia è quella di Giulia (l’esordiente e bravissima Matilda De Angelis), 17enne pilota del Campionato GT che, dopo la morte del padre, è costretta a fare squadra col fratello maggiore tossico Loris, ex asso dei rally: dovrà vincere la stagione per salvare la casa di famiglia, sé stessa e il fratellino minore Nico. Una narrazione romanzata; troppo cruda è la realtà nella quale il vero Loris oggi vive. Ma il brivido della velocità, quell’adrenalina, il mescolare le donne e i motori con una sfacciataggine tutta emiliana porta il film a essere tra i migliori prodotti di quest’anno. La pellicola, in uscita giovedì 7 Aprile (preceduta dall’anteprima mondiale di lunedì 4 al Bari International Festival) è stata girata in concomitanza con il vero campionato GT nei fine settimana, mentre le riprese fuori dai circuiti sono state eseguite nei giorni feriali. In Italia non sono mai stati girati film di questo livello su queste tematiche. La memoria va ai prodotti confezionati per la tv da Morandi, telefilm degli anni 80, oppure al mitico Rally di Giuliano Gemma. No, qui c’è molto di più. Senza esagerare scorre sulla pelle il brivido di Fast & Furious. Merito di una sceneggiatura perfetta e della capacità della De Angelis (solamente omonima dell’ex pilota) nel calarsi in pista e correre, correre. Con il pubblico a tifare solo per lei. Per la vittoria.

 

 

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Elio e le Storie Tese instore!

Musicisti con la M maiuscola, quasi quarant’anni di carriera sempre con il gusto di prendersi in giro. Ci vuole intelligenza anche nell’autoironia. Gli Elio e le Storie Tese (EelST o Elii, chiamateli come volete) ce l’hanno e portano in dote al pubblico romano, in un pomeriggio di fine inverno, tutto il loro bagaglio fatto di musica e nonsense. Anche e soprattutto nel rispondere alle domande del pubblico. “Conto alla rovescia, risponderemo solo alle prime dieci” esclama il leader. Ma le richieste sono davvero troppe. Sembra quasi di assistere a un tacito accordo tra la folla e il gruppo (arrivato in Feltrinelli con tre dei cinque componenti) tanto sono demenziali i quesiti. Si chiede addirittura a Elio il numero degli shampoo fatti in una settimana. Si scherza prendendo in giro Deborah Iurato e Gemitaiz (rap attualmente in voga nel panorama musicale italiano) ribattezzato Gimmy Taz. A farla da padrone sono le domande sulla tecnica usata dalla band. Elio impartisce lezioni di Acapulco :”E’ una tecnica di canto che sto usando negli ultimi tempi – dichiara – E ci tengo ad informare il pubblico quando la uso. Implica un velocissimo spostamento della testa quando c’è una “p” nel testo per non sputare nel microfono” . Sembra una battuta, ma aldilà del nome, questa tecnica esiste davvero, prevalentemente nello speakeraggio radiofonico. E proprio di radio si parla quando un ragazzo chiede agli Elii come faranno stasera a presenziare al canonico appuntamento su Radio Deejay di ogni lunedì alle 22 (conducono Cordialmente con Linus). Arrivare a Milano in due ore? Un’impresa. Elio non si scompone :”Fatti i c…i tuoi!” dice sorridendo. La trasmissione andrà regolarmente in onda. Registrata, ma che importa? Scherzando con una ragazza bulgara (e qui, come non ricordare il Pipppero®?) si arriva al firmacopie del nuovo disco Figgatta de Blanc disponibile anche in un box accoppiato a Lelo Siri 2, un vibro-massaggiatore in due colori che spezza l’ultimo tabù. Prodotto in mille esemplari, non viene però mostrato ai ragazzi in “platea”. Forse, vista l’età dei fan presenti, non era indispensabile. Almeno stasera.

 

 

 

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Eros Ramazzotti Perfetto Tour 2016

Niente sold out, tante emozioni e una corsa per infilare uno dopo l’altro pezzi storici ad altri misconosciuti. La prima delle due tappe del Perfetto Tour di Eros Ramazzotti nella Capitale ha comunque lasciato negli occhi e nelle orecchie del pubblico una buona dose di entusiasmo e buona musica. Vestito di nero è salito sul palco alle 21 esatte ed è scappato via due ore dopo. Forse troppo poco. Abituati a live interminabili conditi da spettacoli di luci e colori (Jovanotti, tanto per citarne uno) si può rimanere con l’amaro in bocca. Ma se si considera solo la parte artistica, si farebbe un torto al cantante romano da sempre idolo delle folle. C’è però da dire che la scelta dei brani non è stata azzeccatissima. Chi conosce Ramazzotti, ma non ha solo lui come punto di riferimento musicale, avrà sicuramente avuto dei problemi a riconoscere diversi brani in scaletta. E dire che i pezzi storici sono stati racchiusi tutti in una decina di minuti (fatti cantare prevalentemente dal pubblico) e nel finale con il “Grazie di esistere” contenuto nel brano Più bella cosa scandito da tutto il Pala Lottomatica. Brani come Controvento, Bambino nel tempo, Libero dialogo non dovrebbero mai mancare. Sul palco Eros tra una battuta in romanesco e l’altra ha giocato con la gente leggendo i pochi striscioni nel parterre in piedi. Uno, molto simpatico, recitante :”Vieni al mio matrimonio!” ha avuto come risposta :”Te sposi? Ma chi te lo fa fà!”. La sensazione è che l’artista ha ancora un fortissimo successo fuori dai nostri confini ma in Italia oltre allo zoccolo duro (costituito comunque da migliaia di fan) che acquista cd e gadget difficilmente troverà nuovi seguaci. Chi l’ha sempre seguito continuerà a farlo. Anche perché, va detto, non delude mai. O quasi. Poteva dare di più. Ma rimane sempre Eroseeee (alla romana) come da 32 anni a questa parte

SCALETTA

1 L’OMBRA DEL GIGANTE

2 IL TEMPO NON SENTE RAGIONE

3 PERFETTO

4 ALLA FINE DEL MONDO

5 STELLA GEMELLA

6 SE BASTASSE UNA CANZONE

7 ROSA NATA IERI

8 SBANDANDO

9 PIÙ CHE PUOI

10 TERRA PROMESSA

11 VIVI E VAI

12 ESODI

13 TRA VENT’ANNI

14 UNA STORIA IMPORTANTE

15 ADESSO TU

16 L’AURORA

17 DOVE C’E’ MUSICA

18 IL VIAGGIO

19 UN’ALTRA TE

20 l BELONG TO YOU

21 SEI UN PENSIERO SPECIALE

22 UN’EMOZIONE PER SEMPRE

23 COSE DELLA VITA

24 MUSICA E’

25 UN ANGELO DISTESO AL SOLE

26 FUOCO NEL FUOCO

27 PIÙ BELLA COSA

 

 

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Forever Young

 

Una risata tira l’altra. E un’altra ancora. Il tema portante del nuovo film di Fausto Brizzi non è tanto la gioventù portata agli eccessi, il non voler arrendersi al tempo che passa. E’ quella cosa che ti allunga la vita più di ogni altra. Quell’elemento che non seppellisce, anzi! Il cinema italiano è più vivo che mai. Chiariamo subito: Forever Young non è un capolavoro che rimarrà negli annali coma pietra miliare. Ma è una commedia scaccia pensieri con quel pizzico di riflessione che serve a tirare fuori i difetti (molti) e i pregi (quali?) dei protagonisti. Nell’Italia di oggi l’avvocato Franco (Teo Teocoli) è un settantenne, appassionato praticante di sport e, soprattutto, di maratona. La sua vita cambia quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia Marta (Claudia Zanella) e a suo genero Lorenzo (Stefano Fresi) e che il suo fisico non è poi così indistruttibile. Angela (Sabrina Ferilli), un’estetista di 49 anni, ha una storia d’amore con Luca (Emanuel Caserio), 20 anni, osteggiata dalla madre di lui, Sonia (Luisa Ranieri), sua amica. Diego (Lillo), deejay radiofonico di mezz’età, deve fare i conti con gli anni che passano e con un nuovo, giovanissimo e agguerrito, rivale (Francesco Sole). Le scene dei due hanno come sponsor RDS (cameo di Anna Pettinelli e degli Zero Assoluto) Giorgio (Fabrizio Bentivoglio) direttore della radio ha 50 anni e una giovanissima compagna (Pilar Fogliati), ma la tradisce con una coetanea di 50 (Lorenza Indovina). Un Lillo in forma smagliante (anche senza Greg) e un Nino Frassica superlativo. La loro piccola scena insieme (Radio Amen) è di gran lunga la migliore del film.

 

Non è però una pellicola che strizza l’occhio ai supergiovani. E’ presente (lo dice lo stesso regista) una profonda critica verso l’età della maturità a parole. E dopo la proiezione viene davvero voglia di mettere sul piatto del giradischi il vinile di Bonnie Tyler e di spegnere Facebook. Che si può vivere anche senza. E meglio.

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Suffragette

 

La vera storia della nascita del movimento femminista. La lotta per i diritti, per l’uguaglianza. Alla vigilia della ricorrenza dell’8 Marzo arriva nella sale italiane il documento reale di una battaglia vinta anche se a carissimo prezzo. La passione e la sofferenza di coloro che hanno rischiato tutto quello che avevano, la loro casa, il loro lavoro, i loro figli e la loro stessa vita per il diritto di voto alle donne. L’ambientazione è quella di una Londra del 1912, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Lavoratrici in fabbrica (qui è una lavanderia) sottomesse da un capo con violenze fisiche e psichiche che trovano la forza per ribellarsi. Protagonista è Maud Watts, interpretata da Carey Mulligan. Tredici ore di lavoro al giorno con un marito talmente lontano dalle sue scelte da cacciarla di casa e vietarle perfino di vedere il loro bambino. La ribellione avviene dopo troppe vessazioni ricevute. Si può cercare di far valere i propri diritti anche tagliando i fili del telegrafo (all’epoca unico strumento di comunicazione) e facendo saltare in aria le cassette della posta. Si finisce in prigione, si attuano scioperi della fame. Ma sono azioni dimostrative per attirare l’attenzione sulla loro lotta per l’eguaglianza, contro uno stato brutale e sordo a ogni minima richiesta. Si può anche morire per i propri diritti. Magari davanti agli occhi del Regno Unito, davanti al Re in un derby di galoppo. A capo del Movimento Emmeline Pankhurst, interpretata da Meryl Streep. Il suo credo ? “Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!”

Tutto ciò appare allo spettatore totalmente anacronistico se solo si pensa agli scioperi e alle manifestazioni “moderne”. Cento anni fa si spaccavano le vetrine per un ideale, per cambiare il mondo. Il film non giustifica e non colpevolizza. Ha il coraggio di raccontare. La regista  Sarah Gavron ha studiando meticolosamente i memoriali e i diari, spulciato tra le carte degli archivi della polizia. Si dice “esterrefatta” dalla mancanza di precedenti opere portate sul grande schermo riguardanti l’argomento. L’emancipazione femminile è nata proprio grazie alle suffragette (termine coniato dalla stampa inglese per deridere le attiviste del movimento a favore del suffragio alle donne). Il diritto di voto nel Regno Unito venne firmato solo il 2 Luglio 1928, quasi vent’anni prima del nostro Paese. Forse sarebbe giusto spostare la festività. O forse, meglio ancora, non festeggiare un diritto ma esercitarlo e rispettarlo. Ogni giorno. Curioso scoprire che fu la Nuova Zelanda la prima ad aprire al suffragio universale (si parla del 1893). Rimane però nella storia il documento firmato nel Luglio 1848 negli Usa da quattro donne riunite davanti a una tazza di thè. Lucretia Mott, Martha Wright, Elizabeth Cady Stanton e Mary Ann McClintock scrissero il vero pilastro del femminismo americano. Un manifesto con un nome talmente bello e importante (La dichiarazione dei Sentimenti) da apparire ancora oggi più vivo e vero della contemporaneità. E sono passati quasi 170 anni…

Nelle sale italiane dal 3 Marzo, settantesimo anniversario del primo voto delle donne nel Belpaese.

 

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Il Commissario Montalbano

 

Torna il commissario Montalbano con due nuovi episodi inediti: il primo, in onda il 29 febbraio. In Una faccenda delicata (questo il titolo) ritroveremo tutti i personaggi della serie, da Salvo Montalbano agli altri membri del commissariato di Vigata: Mimì Augello, Fazio e Catarella. Senza dimenticare la storica fidanzata di Montalbano, Livia Burlando, che in questa stagione torna con una nuova interprete. Il commissario sempre alle prese con i misteri di Vigata e i delitti sempre più intricati, dovrà scoprire chi ha ucciso Maria Castellino, un’anziana prostituta trovata strangolata nel suo appartamento e, nel frattempo, dovrà anche riuscire a comprendere il profondo dolore di Livia dopo la morte di François. Nel primo episodio facciamo un salto temporale in avanti rispetto all’ultima volta che abbiamo avuto notizie dal commissariato di Vigata. Sono passati sei mesi dalla morte di François, che Livia aveva accudito amorevolmente come un figlio. La vita, per la fidanzata di Montalbano, sembra essere tornata alla normalità dopo il terribile lutto che la donna ha dovuto affrontare. Ma non sarà del tutto così. Salvo la raggiungerà a Genova, per poter stare un po’ insieme, ma sarà subito richiamato a Vigata per indagare sulla misteriosa morte della donna, strangolata con una cintura nel suo appartamento. Mentre Augello è convinto che si tratti di un maniaco affetto da gerontofilia, Montalbano indaga e scopre che la signora – benvoluta da tutti e felicemente sposata – era da tempo spaventata da un suo cliente, che evitava di incontrare. Il commissario si mette sulle tracce di quest’uomo, per cercare di identificarlo il prima possibile. Le indagini però porteranno alla luce un torbido mistero da sempre celato dalla vittima…

La serie è stata presentata lunedì mattina presso la storica sede Rai in Viale Mazzini a Roma

@100CentoGradi

 

 

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Tanti auguri Francesca!

 

 

Non è da tutti festeggiare il proprio compleanno cantando. Farlo a 21 anni in una città distante migliaia di chilometri da casa, coccolata da un affetto senza eguali, è quanto di più elettrizzante possa capitare. Tutto questo è accaduto a Francesca Michielin arrivata alla consacrazione (non definitiva, ma la strada intrapresa è quella giusta) dapprima mediante la collaborazione con Fedez e ultimamente con il Festival di Sanremo. Arrivata seconda dietro agli Stadio, può considerarsi di diritto la vincitrice morale. Sarà lei, ad esempio, a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest (il vecchio EuroFestival, tanto per capirci) il prossimo 14 Maggio. Francesca Michielin è l’unica, tra i cantanti in gara al Festival, a mantenere alta la sua posizione nelle varie classifiche. Il suo è tra i brani più acquistati su iTunes (terzo nella top 150) e tra i video più visti su YouTube. Addirittura su Spotify Nessun grado di separazione agguanta la prima posizione come canzone più ascoltata tra quelle di Sanremo. Un successo forse insperato ma assolutamente meritato. Dal primo disco (Distratto) in poi, è stato un crescendo. Il suo disco DI20 (appena rieditato) sta andando alla grande. Merito di pezzi come L’amore esiste, Battito di ciglia e Magnifico (qui nella versione only piano solo con la sua voce e con un testo diverso). E’ proprio sulle note di questo brano che la ragazza veneta, durante il mini live in Feltrinelli, si è commossa. Nodo alla gola ed emozione palpabile. Solo la sua voce e le sue mani. Solitudine da pianista, ha regalato ai suoi fan (oltre al pezzo sanremese) anche 25 Febbraio, pezzo dedicato proprio al suo giorno di nascita. I festeggiamenti si sono conclusi con rose, regali e una torta fatta preparare per l’occasione. Un compleanno che la Michielin, ne siamo certi, non dimenticherà facilmente.

 

@100CentoGradi

Guardando il cielo, ascoltando Arisa

 

 

Estrosa, generosa, schietta come chi non ha paura di mettersi a nudo, perché abituata ormai a indossare null’altro che se stessa. Senza pretese, ma anche senza falsa modestia. Arisa è Arisa! O la si ama visceralmente o la si detesta, altrettanto visceralmente. Lei non ha filtri e va a ruota libera: se il suo pubblico le fa una domanda risponde sinceramente, senza paura di smentirsi, poiché cambiare idea è umano, oltre che da persone intelligenti. Così stasera, alla Feltrinelli di via Appia, non si è risparmiata presentando il suo ultimo disco Guardando il cielo che vede, tra le molte collaborazioni, oltre al rinnovato connubio con Giuseppe Anastasi, la talentuosa Federica Abbate, il poeta Alfredo Rapetti Mogol e Fabio Gargiulo.

 

“In Guardando il cielo tutto parla di me”

“Un album autobiografico – conferma la cantante lucana, qui anche nel ruolo di autrice – dove ho raccolto quello che avevo accantonato negli anni. Tutto parla di me, non ci sono riempitivi! Perché oggi non ho paura di dire che sono imperfetta e anche un po’ acida. No, nessun timore”.

 

Arisa ama sperimentare: “La prima e l’ultima canzone del disco, Voce e Per vivere ancora, sono davvero sperimentali. In Lascerò, quinto pezzo del cd, invece, racconto di un amore finito: a volte ce li portiamo dentro questi amori, anche se non ci rendono felici. Quando ho finalmente cantato Lascerò ho pianto, perché mi sono lasciata il passato alle spalle per avviarmi verso il futuro”.

A chi le chiede poi quante ore di esercizio giornaliero le costa la sua straordinaria voce lei risponde: “Ci sono molte mucche a casa mia. Al mattino, quando mi sveglio, faccio muuuu… Occorre curare l’anima per cantare bene e non fare esercizi di stile: vedete, quando parlo la mia voce è diversa. Sì, avete ragione – continua, rivolta al pubblico che la osanna per il suo talento vocale – forse, se parlassi come canto tutti s’innamorerebbero di me: beh, forse, mi allenerò in tal senso”.

E ride, anzi, sorride, lo fa sempre Arisa, anche quando le chiedono qual è la nota più alta che riesce a tenere: “Non lo so – ribatte – dipende dai giorni: dipende da come sto!”.

 

Sulla moda dei duetti, poi, non si sbilancia e vola sull’assurdo. “Mi piacerebbe duettare con Michael Jackson, con Freddie Mercury, con i Beatles tutti insieme oppure solo con John Lennon: tutti sconosciuti e, soprattutto, morti, appunto! Scherzi a parte: Sting? Sarebbe super, magari! Con lui non ci canterei solo…”.

 

Semplicità Arisa: “Vorrei rifare X-Factor”

Il momento più bello di Arisa? “Quando mio padre mi ha detto: grazie per il tuo cuore grande! A 33 anni sono soddisfazioni per una figlia!”.

Ma un po’ di amaro, le è rimasto, confessa, per non esser stata più richiamata come giudice a X-Factor. “Sì che ci tornerei – dice ai fan che la implorano affinché torni – perché è una vera palestra per i giovani, non è un gioco. Ragazzi, fate una petizione così mi richiamano!”

Nell’attesa speranzosa, i fans dovranno accontentarsi di sporadiche comparse della cantante lucana che assicura: “A ottobre partirà il mio tour. Prima, però, farò qualche apparizione estiva e starò un po’ in giro per promuovere il disco… Presto ne saprete di più: restate sintonizzate sui social”.

Finito il tempo delle chiacchiere e delle domande, parte la corsa all’autografo, tra pile di cd e vinili da firmare e foto-ricordo da scattare. E anche in questo Arisa non è avara.

 

@oriacicchinelli

 

Photo @100CentoGradi