Vecchioni… che si ama

Un surrogato di felicità, un piccolo grande gioiello da leggere per imparare (o rammentare) l’importanza di una parola talmente poco in voga in un mondo che sa andare solo di corsa. Tredici racconti autobiografici di un uomo che ne ha passate tante ma che ha sempre combattuto con il sorriso stampato sul volto. E con le lacrime che danno ancora più forza all’essere umano. Altrimenti sei un robot. No, qui si parla di vita, di emozioni forti. Un vademecum di sogni, speranze e poche certezze. Di esperienze come figlio, prima che padre. Figlio di Aldo, commerciante napoletano di San Giorgio a Cremano (colui che si giocava il cielo a dadi in un brano portato nel lontano 1973 al festival di Sanremo) morto troppo presto e di Eva, casalinga del Vomero. Padre di Carolina, Arrigo, Riccardo (avuti dall’attuale moglie Daria Colombo) e di Francesca (figlia di Irene Bozzi). Il libro è dedicato proprio a loro. La felicità vissuta nell’attraversamento del vento e della tempesta, non nell’imperturbabilità. Così il professore milanese nell’ultima di copertina descrive la sua ultima fatica letteraria. E’ molto più di un disco, qui Vecchioni si mette totalmente a nudo. Anche nelle tristezze più profonde ha la forza di sorridere anche in maniera beffarda al destino. Quella maledetta notte che dovrà ben finire o quel dolore che non vale un cazzo di niente come recitano due tra le sue più belle composizioni. E mentre legge qualche pagina (notevoli i racconti sul tempo verticale e sul Professor Rattazzi) la commozione e il nodo alla gola lo coglie. In verità nell’ultimo capitolo (Che c’eri sempre) gli occhi lucidi vengono a tutti. E’ forse la parte più toccante, quella dedicata alla mamma. La vita che si ama Storie di felicità (distribuito da Einaudi) è il punto più alto del Vecchioni scrittore. Come Io non appartengo più lo è stato del cantautore. Migliorarsi con l’età è un privilegio che solo i grandissimi possono avere. E lui lo è.

 

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La forza delle donne

 

 

Il vero 8 Marzo musicale. La vera festa della donna è andata in scena ieri sera nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica in Roma. Una scenografia senza fronzoli, marito e moglie sul palco a raccontare (in musica e parole) le battaglie e le conquiste dell’altra metà del cielo. La donna come protagonista assoluta. Moglie, madre, figlia, amica. E l’uomo offuscato da lei ma sempre presente nei suoi racconti. Un po’ goffo nell’accudire i neonati, perennemente stanco quando si tratta di aiutarla nei lavori domestici. Ma sempre attento a ogni sua esigenza. Il recital La forza delle donne è stato questo. Tratto dal romanzo Alla nostra età, con la nostra bellezza edito da Rizzoli e scritto da Daria Colombo (moglie del cantautore Roberto Vecchioni). Proprio loro due hanno dato alla platea numerosi spunti di riflessione. Lei leggendo le pagine del libro, lui accompagnandola con la voce nei brani che più hanno rappresentato la sua carriera come “amante”. Il tutto, accompagnati al piano e al flauto da Ilaria Biagini, e con il piccolo grande regalo che, fuori campo, Emma Bonino ha voluto fare (la voce stanca ma ancora desiderosa di combattere). Lo spettacolo ha delineato i percorsi e le personalità di Alberta e Lisa, protagoniste del romanzo, simbolo delle donne “che lottano, che amano, che camminano e si salvano la vita a vicenda”. Vecchioni ha intonato anche Come si cambia e Quello che le donne non dicono, pezzi portati al successo da Fiorella Mannoia, ma quasi necessari in un’occasione simile. Brani come Le mie ragazze Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo), Figlia, Chiamami ancora Amore, Velasquez, Le mie donne… Quante ne ha scritte il professore milanese? Quanto amore ha donato? Un’esistenza non facile la sua, ma il piglio incazzato e fiero non l’ha mai tradito. Commozione sul suo viso e in platea. Due ore volate via in un soffio. Una serata speciale, unica con la sapiente regia di Velia Mantegazza Tanto più che il ricavato sarà interamente devoluto a Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e alla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, due importanti realtà impegnate nella difesa dei loro diritti: la prima nel diffondere la conoscenza e la consapevolezza sulla salute della donna e la seconda nel dare sostegno alle vittime di violenza. In chiusura un graditissimo fuoriprogramma. Vecchioni si è congedato dal pubblico intonando il suo pezzo più celebre, quel Luci a San Siro che ormai -ha dichiarato- parla di tutto tranne che di calcio visto lo schifo che fanno le due squadre milanesi. A Roma, domenica c’è il derby, non stiamo messi molto meglio.

@100CentoGradi  Photo by Roberta Gioberti

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