-
https://www.youtube.com/watch?v=GPzXX63hL0kROMA Il coraggio di osare, di andare sempre oltre, battendo strade sconosciute e perciò incerte, senza lasciarsi scoraggiare dalla paura di non farcela. È questo il messaggio della tanto generosa quanto smemorata Dory, protagonista dell’ultimo block-buster targato Disney-Pixar. “Alla ricerca di Dory” (per la regia di Andrew Stanton) sbarca nelle sale dal 15 settembre e, c’è da scommetterci, incanterà grandi e piccini. Proprio com’è accaduto ieri sera, in un Auditorium della Conciliazione parato a festa, dai toni blu e gialli, stracolmo di bimbi festanti e ragazzini a caccia di autografi e foto-ricordo da postare, tra volti noti del web e del mondo dello spettacolo, molti dei quali hanno prestato la loro voce ai personaggi del film. Tra i tanti: Luca Zingaretti-Marlin e Carla Signoris-Dory, coppia comica inedita ed esilarante che tredici anni fa fu scelta per doppiare il pluripremiato “Alla Ricerca di Nemo”. «Nel 2003 i miei figli avevano tre e cinque anni: vedevamo solo cartoni animati – racconta la Signoris – e li conoscevo a memoria. In particolare quelli della Pixar». Mentre Zingaretti ammette: «Doppiare un film della Disney significa entrare nell’immaginario collettivo e nel mito. È la felicità di pensare di entrare a far parte dei sogni di tanti bambini». E a proposito del suo personaggio il Montalbano della tv riferisce: «Mi accomuna un po’ a Marlin (il pesce pagliaccio papà di Nemo, ndr) il senso di ansia che si può avere nei confronti delle persone amate e per cui faremmo di tutto». Mentre Stefano Masciarelli, l’attore che torna a dare voce alla longeva e audace tartaruga Scorza dice: «È davvero bello vedere dei film in cui i padri sono protagonisti». Un film che non si può mancare. La storia di Dory, che vive felicemente sulla barriera corallina con Nemo e Marlin, parte da un ricordo: anche lei deve avere una famiglia. Un papà e una mamma che forse la cercano ancora dopo un anno. Perché Dory, che ha aiutato il papà di Nemo a cercare il suo figliolo, si sa, soffre di perdita della memoria a breve termine, e si scorda un attimo dopo quanto detto un secondo prima! Una fiammella si accende nel buio della sua mente, ma tanto basta per farla partire verso l’ignoto oceano che fa paura anche ai grandi! L’aiuteranno nel suo viaggio i tre più strampalati abitanti del Parco Oceanografico (dove la voce di Licia Colò accoglie ospiti e visitatori): Hank, irascibile polpo che tenta continuamente la fuga; Bailey, un beluga convinto di avere un sonar difettoso, e Destiny (nel nome già un programma!), squalo balena miope. In loro compagnia Dory scoprirà i valori dell’amicizia, la bellezza dei difetti e il vero senso della famiglia.
Categoria: Recensioni
Mannucci incontra… La vera estate in musica
Tremila, quattromila? Che importa? Organizzatori e questura non avranno conti da fare dopo la serata di ieri sera in Piazza Duca degli Abruzzi, dove è andato in scena l’attesissimo appuntamento del Festival internazionale di Mezza Estate “Mannucci incontra”. La realtà è che, quando un prodotto qualitativamente vale, non corre alcun rischio. In un’estate ancora una volta orfana della carovana del Festivalbar e in preda agli spasmi di Alvaro Soler e ai vari rigurgiti latinoamericani, un live come quello proposto da Stefano Mannucci è una vera e propria boccata d’ossigeno. Per l’ennesima volta, il giornalista appena approdato a Il Fatto Quotidiano, ha saputo creare un’atmosfera calda e intima come in tutti gli eventi da lui condotti. Si può ben dire:” Sono stato ospite di Casa Mannucci”. Il clima era quello. Cinque nomi sul palcoscenico. Tutti a ricevere ovazioni. E se nelle prove pomeridiane, l’applausometro virtuale aveva premiato l’unica donna presente, la serata ha vissuto il picco di emozioni con l’esibizione di Fabrizio Moro. Chitarra e voce o con la band, ha regalato pezzi come Pensa, Libero, Eppure mi hai cambiato la vita (finalmente eseguita interamente) dopo aver “scortato” Elodie in Un’altra vita (brano scritto da lui per la reduce di Amici) e prima di deliziare tutti con Sono solo parole (altro suo piccolo capolavoro regalato a Noemi) stravolgendo la sua personalissima scaletta. Dietro al palco l’aria di festa è stata leggermente rovinata dalla mancanza di filtraggio da parte della security che ha permesso alla folla di sfondare i cordoni riservati agli addetti ai lavori. Ma nessuno prevedeva un successo del genere. O forse si era fatto troppo affidamento al buonsenso del pubblico. Ma questa è solo una nota di cronaca, impercettibile goccia nell’oceano musicale che ha invaso le strade del centro abruzzese. Fan venuti da tutto il centro Italia per applaudire Luca Napolitano (il primo a salire sul palco, interprete di Ci whatsappiamo (quasi trentamila visualizzazioni sul web) e di A Sud di New York, anni fa cantata in coppia con Federica Camba), Paolo Simoni (tornato alla ribalta dopo il successone radiofonico di Non sono solo canzonette del 2012, con un disco da ascoltare attentamente il cui titolo è tutto un programma: Noi siamo la scelta) Nesli (che fosse fratello di Fabri Fibra ha tenuto a ricordarlo recentemente Vanity Fair, lui ha una dimensione ben delineata anche come autore e ieri l’ha ulteriormente dimostrato cantando, tra le altre cose, La fine, portata al successo da Tiziano Ferro) e i sopracitati Elodie e Moro. La ragazza di origini francesi (vincitrice morale del talent della De Filippi) dopo aver aperto il suo stage con Un’altra vita, è volata alta sulle note di Io che amo solo te del mai troppo rimpianto Sergio Endrigo, At last di Etta James e A mano a mano, una delle pietre miliari di Rino Gaetano. Tante ragazzine con striscioni per lei, ma sono loro (le nuove generazioni) che portano avanti il mercato discografico, piaccia o meno. E davanti a un talento come Elodie, non ci si può davvero lamentare. Tanto più che la ragazza prima e dopo la sua esibizione, ha seguito attentamente i colleghi. Si chiama umiltà. Un’altra dote che è sempre presente negli eventi di Mannucci.
Le foto della serata nella galleria sovrastante sono © Mattia Ravioli & Pietro Guida
Prima della serata, occasione per scambiare quattro chiacchiere con Luca Napolitano

Luca, solo trent’anni e già diversi “esordi”. Stasera l’ennesimo. Cosa si aspetta dal pubblico?
Lo vedo molto caldo, anche durante le prove! Mi aspetto l’affetto che ho sempre avuto in questi anni. E’ uscito da poche settimane il mio nuovo singolo estivo, si chiama Ci whatsappiamo e parla della notevole differenza tra il mondo reale e quello virtuale. Ormai viviamo in simbiosi con le applicazioni, siamo schiavi del T9, di whatsapp. Vedo ragazzi in giro che, come canto nel mio brano, escono mano nella mano, l’altra è impegnata con il telefonino
Una critica al virtuale, dunque, anche se con il sorriso. Eppure sui social (Instagram su tutti) è seguitissimo
Devo ammettere che funzionano bene, ho molti seguaci. Fan che mi seguono in rete e fortunatamente anche nei concerti in giro per l’Italia. La rete bisogna saperla usare, anche se certe volte interrompere la connessione non è un’idea malvagia. Tempo fa, fuori da un locale, ho visto una scritta. Recitava :’Non abbiamo il wi-fi, parlate tra di voi’. Ecco, penso che sia un’ottima risposta alla tecnologia
Facciamo un passo indietro. Lei arrivò terzo ad Amici, era il 2008, anno del trionfo di Alessandra Amoroso. Cosa è successo dopo?
Il mio primo Ep Vai divenne disco d’oro. Poi ebbi l’opportunità di duettare con Federica Camba nel brano A sud di New York. Feci anche l’attore nel film omonimo. Ho continuato a cantare, non mi sono mai arreso ai diktat discografici. Anche perché penso che nessuno capisca con esattezza come funzionano. Come nessuno sa realmente come vengono gestiti i passaggi radio. Non credo ci sia malafede, solo tanta confusione.
Parlando di Amici, ora può confessare se le liti tra le varie squadre sono reali oppure no.
Certo, sono verissime! Ma vengono amplificate dal mezzo televisivo. Ad Amici come in tutti i talent show. Si vive, si lotta, si discute. Poi c’è inevitabilmente chi sa giocare con il mezzo. E ne fa l’uso che vuole…
Luca è reale, non finge e quando sale sul palco ha il pubblico dalla sua. Ci whatsappiamo tutti, è vero, ma il calore della gente non sarà mai virtuale. Almeno per lui!
La città incantata
Un posto da fiaba collegato al resto del mondo soltanto da un ponte e una schiera di disegnatori e personaggi che hanno fatto sognare e volare con la fantasia. E’ La Città incantata (nome preso in prestito dal film d’animazione giapponese del 2001 scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto dallo Studio Ghibli), meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo. La cornice è quella della… città che muore. Può sembrare un paradosso ma dal punto di vista geologico è proprio così. Civita di Bagnoregio sorge infatti su un terreno molto precario, situata su una platea tufacea, e rischia il crollo perché i vasti banchi d’argilla che la sorreggono sono soggetti a continua erosione. L’attraversamento del viadotto porta i turisti alla visita di un borgo ancora in attesa di diventare Patrimonio dell’Umanità. Per tre giorni Civita diventa comunque capitale del cinema, del fumetto e dell’immaginazione. Il compito di spalancare le porte del sogno, aldilà del ponte, quest’anno, è affidato a Mark Osborne, regista de Il Piccolo Principe e dei primi due capitoli di Kung Fu Panda. Incalzato dalle domande del direttore artistico Luca Raffaelli, prima dell’apertura ufficiale della rassegna (affidata al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti) ha rapito il pubblico presente con la sua semplicità e con il suo sguardo. Il mondo visto con gli occhi di un bambino, occhi pieni di stupore. Alle sue spalle lo schermo proiettante le immagini del film tratto dalla storica opera di Antoine de Saint-Exupéry. Tornando a valle, nella Casa del Vento, la Creativity Jam for Civita #J4C, full immersion di talenti per far nascere nuove idee e lanciare soluzioni innovative: 24 ore per ideare, progettare, sperimentare attraverso l’uso di tecnologie, lo sviluppo di software originali, video animazioni o video giochi, fumetti o illustrazioni. Con premi finali in denaro, ma soprattutto con la consapevolezza di divertirsi impegnando testa e cuore. Le giornate successive avranno come protagonista principale la Mad Entertainment, casa di produzione napoletana nota al grande pubblico per L’arte della felicità (premiato come miglior film animato all’ European Film Awards). E ancora disegnatori, editori. Tutto per sognare… Almeno per 72 ore.
Il prezzo di Rouge
Un noir da leggere tutto d’un fiato. Basterebbero queste sette parole per descrivere il nuovo romanzo di Enrico Ruggeri, Un prezzo da pagare (Mondadori). Il cantautore che diventa scrittore non è una rarità, per l’autore de Il mare d’inverno (citandone una…) lo è ancora meno. Quinto libro per lui. In verità, negli ultimi mesi, diversi artisti si sono cimentati con un mondo apparentemente diverso dal loro. Ma se De Gregori e Vecchioni hanno scelto di mettersi a nudo (con profonde differenze, va detto) e Venditti di raccontare una Roma in crisi d’identità, il nostro delega il lavoro al vicequestore aggiunto Antonino Lombardo partendo da un suo pensiero “La vita cambia, e non te ne accorgi. La vita ti cambia, e se ne accorgono gli altri.” in un Venerdì Santo, la Pasqua è alle porte, in procinto di raggiungere la famiglia in Toscana, dai parenti della moglie. Una serata apparentemente tranquilla a casa da solo prima di passare, il mattino seguente, in commissariato per saluti e auguri. E questo è il suo errore. Nella notte viene ritrovato il cadavere di Patricia Calvi, nome d’arte di Patrizia Calvetti, giovane soubrette televisiva emergente, pronta, dopo comparsate in vari programmi, a debuttare come attrice in una fiction da prima serata. Le vacanze di Lombardo dovranno aspettare, resterà a Milano per le indagini…
La presentazione in Feltrinelli avvenuta oggi, si è trasformata, però, più in una chiacchierata molto informale tra Ruggeri e il pubblico, incentrata sui suoi dischi e su progetti futuri. Con un occhio alla sua forma fisica. I fan, preoccupati dalle costole incrinate, durante una partita di pallone, sono stati rassicurati dall’artista milanese. Ci vuole bene altro per fermare un Peter Pan che segue il volo di un falco. O di un gabbiano.
Welcome Summer 2016 al Parco dei Principi
Nel caldo romano, al termine dell’ennesima giornata afosa, niente di meglio di una serata a bordo piscina. Se poi la location è quella del Parco dei Principi Grand Hotel & Spa, sede dell’evento Welcome Summer, tutto assume contorni più nitidi e relax diventa la parola d’ordine! Un evento di benvenuto alla bella stagione organizzato dalla Roberto Naldi Collection con giochi pirotecnici, farfalle danzanti e palloncini luminosi lanciati in cielo e con decine di sponsor pronti a far degustare, al pubblico presente, prelibatezze di ogni genere. Dal caviale allo champagne, passando per i gelati e il tartufo, tanto per dare un’idea della qualità dei prodotti presentati. Spazio anche ai maestri orologiai svizzeri e al personale di Mondialtecnica, realizzatori grafici della serata all’insegna del lusso e dell’eccellenza. Nota di colore, oltre all’estrazione di premi tra gli invitati (tutti firmati Roberto Naldi Collection) l’esibizione dei ballerini dei corsi di danza Pro-Am di Natalia Titova mentre a bordo piscina abili massaggiatrici donavano bessere con vigorosi massaggi alle mani. Intorno ben 500 mq di giardino dove godersi la serata tra un cocktail e l’altro . I tuffi? Solo rimandati. C’è tempo fino al 30 settembre sia per gli ospiti dell’hotel che per gli esterni dalle ore 09:00 alle 19:00 . Il Parco dei Principi, a due passi da Villa Borghese, vide cinquant’anni fa i Beatles giocare a pallone. Le riprese furono effettuate da un giardiniere. La dolce vita romana esiste ancora e per quest’anno alberga qui!
Gli sponsor della serata: Jaeger-LeCoultre, Berlucchi, Bon Apetit, Calvisius/Vezzola, Citra, Martini, Urbani Tartufi, Verde Pistacchio, Mondialtecnica, Chiricozzi, Locherber Milano, Il Portafoto, Manet Mobile, Pirotecnica Corsi.
@100CentoGradi
De André canta De André
Una Roma invasa dalle truppe del signor Rossi (il Blasco Nazionale protagonista assoluto allo Stadio Olimpico) e afflitta da un’umidità terribile ha dato il benvenuto al tour di Cristiano De André. La prima tappa, ieri sera all’Auditorium Parco della Musica in Cavea, pieno in ogni ordine di posto. Pubblico caloroso, rapito dalle note dell’eterno ragazzo genovese. Potrebbe sembrar strano definirlo così visti i cinquanta e passi anni d’età, più di trenta passati su un palco. Ma per la critica e il pubblico resterà sempre il figlio di Fabrizio. Eredità scomoda? No, a giudicare dalla disinvoltura con la quale si presenta sul palco. Mai una sbavatura, mai un errore. Qualche pezzo ha un’interpretazione talmente coinvolgente che sembra scritto da lui stesso. L’obiettivo è far apprezzare a più persone possibile la lirica del poeta ligure, ancora oggi di un’attualità sorprendente. Qualche titolo? La guerra di Piero ad esempio, Dolcenera (figlia dell’album Anime salve, era il 1997, padre e figlio sullo stesso palco nel tour omonimo) Canzone per l’estate (nuovo singolo, tirato fuori da cassetti polverosi e pieni di musica) Fiume Sand Creek (forse la più vicina alle sue corde). E tutti in religioso silenzio ad ascoltare anche i pochi momenti nei quali l’artista racconta la sua storia legata a doppio filo (e non potrebbe essere altrimenti) con quella di Faber. Si parla di De Gregori, di Dori Ghezzi… E spunta fuori il famoso aneddoto che vede Cristiano somigliante in maniera fortissima alla…madre. Per l’ennesima volta, son il sorriso sulle labbra, viene ricordato che la sua vera mamma è Enrica Rignon. Tutto il resto è gossip o vita vissuta come nel libro La versione di C. dato alle stampe poche settimane fa. Ma ieri sera c’era da onorare Fabrizio. Il tour del resto, De André canta De André prevede tanta musica e tanta poesia. Tutta in famiglia. Nei bis finali, largo a Il Pescatore e soprattutto a una versione deliziosa del più bel brano italiano di sempre. La canzone dell’amore perduto commuove e fa sognare tutti, gli spettatori delle prime file sono già sotto il palco. Gente di tutte le età provenienti principalmente dalla Liguria e dalla Sardegna. Inutile ricordare quanto l’amico fragile era legato a queste due terre. Una serata emozionante, con Fabrizio nel cuore e Cristiano sul palco. Ancora una volta insieme.
In mattinata su Metro News Italia l’intervista a Cristiano De André

http://www.metronews.it/16/06/23/de-andr%C3%A9-canto-mio-padre-e-lo-sento-ancora-con-me.html
Andrea Mirò – Nessuna paura!
Una performance da grande artista, un disco fuori da un mese. Il nono della sua produzione e forse il più riuscito. Almeno questo è il parere di Andrea Mirò e del pubblico presente in Feltrinelli lunedì pomeriggio, nello storica libreria di Via Appia in Roma. Un luogo che mese dopo mese sta diventando un appuntamento irrinunciabile per gli amanti della buona musica oltre che, evidentemente, dei buoni libri. Bisognerebbe aprire un dibattito sulla qualità offerta e quella percepita dai fruitori. La presenza di poca gente (al netto del lunedì pomeriggio e del traffico romano) non ha di certo rovinato l’esibizione dell’astigiana. Trent’anni di carriera portati con disinvoltura, era il 1987 quando Roberta (questo il suo vero nome) si presentò a Sanremo con Notte di Praga, pezzo raffinato come pochi in quello che rimarrà il Festival più seguito (e forse più bello) della storia. Poi Anna e il freddo che ha, La canzone del perdono, Nessuno tocchi Caino (cantata insieme al compagno Enrico Ruggeri), La la la (con quel refrain in francese davvero sensuale), Il vento fino ad arrivare a Deboli di cuore, pezzo trainante del disco Nessuna paura di vivere, il titolo più azzeccato in questo momento storico. Nessuna paura di andare avanti, del cambiamento, mai fermarsi e limitare i nostri orizzonti. Chi meglio di lei può raccontarlo? Artisticamente parlando si è resa indipendente, canta e scrive quello che vuole. E se le radio non passano i suoi brani (troppo interessanti, forse)… beh, nessun problema. C’è il pubblico che va ai suoi concerti, c’è chi resta estasiato dalle sue parole, mai banali e dalla sua musica. E lei, accompagnata da una chitarra, ha regalato quattro brani a chi ha avuto la fortuna di essere presente. Dalla già citata Deboli di cuore a Conseguenze, da Così importante a Piove da una vita (il pezzo più riuscito dell’intero lavoro, insieme a Reo confesso). Ogni traccia è da ascoltare, ogni singolo fa riflettere. E come lei dichiara alla fine dell’incontro…:”Questo disco meriterebbe un vinile”. Assolutamente d’accordo. E lei meriterebbe molta più gente presente. Ma non se ne cura e va avanti con il suo stile. Che alla fine paga sempre.
Nota a margine… Gli scatti, tutti diversi ma tutti simili tra loro sono la testimonianza della semplicità di Andrea. Non c’è alcun bisogno di fare scena. Lei è una vera artista. Il disco è stato in buona parte registrato e mixato a Ferrara da Andrea Mirò con Manuele Fusaroli e masterizzato da Giovanni Versari. Nel disco hanno collaborato tra gli altri Brian Ritchie e Nicola Manzan.
Se avessi un cuore – Annalisa instore
La folla è quella delle grandi occasioni. Gli idoli incontrastati delle nuove generazioni sono i ragazzi figli dei vari talent. Poco spazio nel loro cuore (leggasi Ipod) per i vari Calcutta, TheGiornalisti, Dente e altri che pure sono ascoltatissimi (anche se nel loro caso si può parlare tranquillamente di un’abiogenesi). E’ il passaggio televisivo, ora anche radiofonico, che rompe gli argini e fa respirare il mercato discografico. D’altronde gli instore servono a vendere qualche migliaia di copie fisiche del prodotto che altrimenti rimarrebbe a impolverarsi sugli scaffali dei pochissimi negozi di dischi ancora con le serrande alzate. E la dedica sul cd fa gola ai fan (tutti rigorosamente under 20, tranne poche eccezioni). La musica verrà salvata dai giovani? Viva i giovani, allora. E viva Annalisa (è lei la protagonista dell’incontro in Feltrinelli andato in scena venerdì pomeriggio) cantautrice più che interprete. Specialmente con l’ultimo disco Se avessi un cuore, uscito la notte precedente la presentazione e già al primo posto nelle classifiche di vendita sulle principali piattaforme digitali. L’aspetto più curioso avvertito durante le ore di attesa (la cantante ha fatto il suo ingresso in leggero ritardo, poco dopo le 17:30) è derivato dall’assimilazione da parte del pubblico di ogni pezzo nuovo. E’ questo il grande successo dell’artista ligure. Poche ore dopo il live nella Capitale, i fan conoscevano già a memoria le parole di ogni canzone. La più bella dopo un primo ascolto resta la sanremese Il diluvio universale, meritevole di maggior fortuna in Riviera. Tra gli altri brani spicca Quello che non sai di me mentre Used to you altro non è che la versione inglese di Potrei abituarmi (entrambe presenti nel lavoro e potenziali nuovi singoli). Tutto l’incontro è avvenuto in diretta con il telefonino della stessa Annalisa, grazie all’applicazione Facebook Mentions con il countdown scandito da lei e il pubblico prima dell’immancabile selfie. L’amore tra loro non è davvero una colpa, non è un mistero, non è una scelta, non è un pensiero. E’ tutto meritato.
I due Tardelli, un libro e un urlo mondiale
La storia d’Italia attraverso la Nazionale di calcio con uno dei suoi protagonisti principali. Uno degli eroi del Mundial spagnolo che ci vide trionfatori contro tutti i pronostici. Uno dei più talentuosi. Marco Tardelli, “intervistato” dalla figlia Sara, la vera protagonista del pomeriggio in Feltrinelli per presentare Tutto o niente, un libro che racconta l’urlo storico (simbolo della penisola pallonara) roba da far invidia a Munch. Ognuno di noi ricorda nitidamente quella sera, 11 luglio 1982, il Presidente Pertini, i gol di Rossi, Tardelli (appunto…) e Altobelli…il 3-1 finale davanti agli spauriti teutonici e la coppa alzata dal Capitano Dino Zoff. Ma come dimenticare gli anni precedenti, il terrorismo rosso, quello nero che impauriva la gente e svuotava le strade. Un pallone come amico per tornare a sognare, il calcio come riscatto per un’intera popolazione. Ma non si parla solo di sport, anzi. Forse è un pretesto. Le donne, la musica, le folli corse in macchina, i suoi segreti, gli amori e con perfidia anche i tradimenti (la storia con Moana Pozzi è tutta da leggere). Tardelli padre spiega benissimo il senso del racconto
Per troppo tempo sono stato ostaggio di quell’urlo. Sette secondi di estasi accompagnati dal boato di 90 mila persone e dopo una corsa infinita. Nei miei piedi tutta la liberazione e il riscatto di giorni molto elettrici. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato alla storia, ma poi hanno cancellato la mia vita intera: i sacrifici e le altre felicità. Volevo vivere il presente, ma tutto tornava a quella corsa. Così almeno questo libro, questo regalo che Sara mi ha fatto, doveva presentarsi diverso: Tutto o niente. Come sono io.
Ad accompagnare papà e figlia, i giornalisti Giampiero Mughini e il radiocronista Riccardo Cucchi. Alle loro spalle, lo schermo con i frammenti di calcio di uno juventino che con un grido ha fatto rialzare la testa all’Italia intera.
Passo d’uomo con Francesco De Gregori
A passo d’uomo. Non nella locuzione avverbiale corretta ma nel trascorrere degli anni. Quelli di Francesco De Gregori, per la prima volta a tutto campo incalzato dal giornalista di Repubblica Antonio Gnoli in una serie di conversazioni. Un libro dove il cantautore romano racconta in 230 pagine intrise di vita vissuta, la sua infanzia, l’arte e la bellezza, la filosofia e la letteratura, il tempo che scorre, la famiglia, il suo rapporto controverso con la religione e con il partito (comunista, non fa più fico dirlo, ai tempi sì…). Parla anche di musica, ma non è il tema principale. Per la prima volta il Principe smette i panni di artista reticente e indossa quelli del comune mortale. Un colpo al cuore per chi aveva trovato nel brano Guarda che non sono io una conferma definitiva ai pochi dubbi sulla spigolosità del personaggio. L’incontro in Feltrinelli ha però, diversamente da quello avuto per la presentazione del cd dylaniano, ridato adito al canto dei fan. Il De Gre non è affatto cambiato. Niente foto sul palco, niente copie firmate aldilà del libro. E soprattutto niente domande. Cantata e suonata dai due sul palco. Forse non c’è molto da sapere di più rispetto a quello che si leggerà. O forse, l’autore di pezzi celebri vuole ancora mantenere un rapporto distaccato con il suo pubblico. L’importante è la consapevolezza. Certo è che sfogliando le pagine ci si trova davanti a un uomo molto più simpatico rispetto al previsto. Non vuole essere assolutamente considerato un intellettuale, ad esempio. Lui fa il suo mestiere, quello di cantante. Un musicista “con i calli, dalle mani sporche”. Così si definisce. Dopo aver fatto pace con Dylan e con il pubblico forse è giunto il momento di far pace anche con se stesso. Sempre che ci abbia mai litigato. Passo d’uomo è Edizioni Laterza