Quo vado? Il botto di fine anno targato Zalone

 

 

Nella notte fra il 31 dicembre e il 1 gennaio anche 21 multisale del Circuito Uci (oltre che alcune del circuito The Space) proietteranno Quo vado? distribuito da Medusa in uscita nelle sale il 1 gennaio. Gli spettacoli partiranno alle 0.30, subito dopo il brindisi di inizio anno. Stretto nella morsa tra Star Wars, Minions e 007 Spectre, il cinema italiano boccheggia paurosamente. E a nulla servono i pur evidenti successi di Natale col boss e del cinepanettone di De Sica. Ci vuole Zalone, ormai diventato salvatore della patria. Un Benigni dei nostri giorni, anzi superiore se dovessimo solo guardare al botteghino. Arrivata alla quarta puntata della saga (chissà se riusciranno a eguagliare Fantozzi…) la coppia Zalone-Valsecchi non sembra dare segni di cedimento. La durata (90 minuti scarsi) è più che sufficiente per far ridere sino alle lacrime e per far riflettere anche sul riscaldamento globale e villaggi africani a cui servono vaccini. Il tema portante è comunque il posto fisso, retaggio della Prima Repubblica. Checco mette timbri all’ufficio caccia del suo paese, costantemente omaggiato di quaglie fresche, viziato dalla madre e dal padre (Maurizio Micheli e Ludovica Modugno) con i quali, a 38 anni, ancora vive, assecondato da una fidanzata ansiosa di sistemazione. Quando una riforma amministrativa – il taglio delle Province – mette a rischio il suo posto e una funzionaria aggressiva (Sonia Bergamasco) vuole costringerlo alle dimissioni, Zalone segue il consiglio del suo senatore di riferimento, Lino Banfi: resiste, adattandosi a qualunque situazione e in qualunque angolo, d’Italia e del mondo, viene spedito. Un film quasi autobiografico considerando che l’attore pugliese fece (in oltre dieci anni di ricerca) anche un concorso per diventare vice ispettore di polizia. In conferenza stampa si tocca l’argomento politico senza peli sulla lingua. Il regista Gennaro Nunziante dice :”Negli anni Sessanta la democrazia cristiana ha salvato l’Italia grazie a massicce assunzioni di impiegati pubblici. L’attuale mondo del lavoro mostra le sue fredde complessità a un paese che fa ancora richiesta di modelli assistenzialisti”. Si parla di cinquant’anni fa, mentre nei palazzi della Repubblica il premier attuale tiene la consueta conferenza di fìne anno. Forse si ride più qui. Non è molto consolatorio. Dal canto suo il comico ha come obiettivo quello. Ha voluto però raccontare con veridicità gli scienziati del Cern «perché rappresentano l’Italia migliore, fanno ricerca per pochi euro. L’unico limite che non attraverserò mai è quello del buonsenso. Oggi c’è la gara a essere politicamente scorretti, come in rete con le battute su Bocelli. All’inizio fanno ridere ma troppe diventano nauseanti. Noi non abbiamo mai varcato la soglia tra risata e offesa gratuita». Il film sarà distribuito in 1300 copie. E Checco regala un’altra perla a margine dell’incontro con i giornalisti dichiarando… :”E’ bellissimo vivere da Checco Zalone, lo auguro a tutti”

Buon anno Checco. Buon anno cinema italiano!

 

 

 

CINEMA: ZALONE, ANCHE IO SOGNAVO IL POSTO FISSO

 

Nota a margine. L’ormai famigerata espressione :”Escile!” è stata usata da Checco, durante il photocall, nei confronti della bellissima Eleonora Giovanardi, camicetta bianca sbottonata quasi in nude look. Lei se l’è cavata con una sonora risata e con la rassicurazione di avere indosso tutto fuorché un seno prosperoso.

@100CentoGradi

Giovanni Allevi… O Generoso

 

I visitatori escono puntuali alle 19. Non sanno cosa accadrà di lì a poco. Qualcuno ha la soffiata giusta e resta. Al museo dell’Ara Pacis, in un giovedì prenatalizio c’è un’atmosfera magica nell’aria. Un pianoforte e due sedie al centro della sala. E’ la presentazione del libro di Giovanni Allevi, uno dei talenti italiani più famosi e  apprezzati all’estero. Quarantasei anni, marchigiano, esporta nel mondo il suono e le sue composizioni di musica contemporanea da innovatore che ha dato un volto nuovo alla classica, seguito dalle folle, non sempre compreso dall’accademia. Talmente istrionico da disegnare anche i suoi abiti. A presenziare il tutto il decano dei presentatori italiani, Pippo Baudo, che apre la serata in ritardo e fa tornare alla memoria i vecchi interminabili festival di Sanremo (quelli veri con share e gradimento alle stelle). Ma vale la pena aspettare. Tra una domanda e un po’ di musica, Allevi racconta alcuni aneddoti contenuti in Vi porterò via con me – La mia vita con la musica, un libro fotografico tra parole e immagini di una straordinaria avventura artistica e umana. La dedica? “A tutti gli incompresi” Giovanni Allevi, compositore, uomo, bambino… Allevi che prende di petto i sogni e non li lascia se non dopo averli realizzati. Nel libro ci sono i suoi sacrifici e la voglia di non arrendersi mai. Nella sala, impreziosita dalle note, si respira una pace e una serenità che neanche il trillo di qualche telefonino lasciato incautamente acceso, riesce a rovinare. Due ore che volano via, al termine delle quali appare un mazzo di fiori. E’ per lui, commosso e quasi imbarazzato.

@100CentoGradi

Renzo Arbore, quello delle jam session

Sarà capitato anche a voi… Beh, siamo in tema televisivo quindi vale tutto. Anche se Zum Zum Zum di Sylvie Vartan c’entra poco o nulla. Ma sempre di motivetti parliamo. Sarà capitato anche a voi, dicevamo… O forse no. Aprire una porta e trovare davanti agli occhi il gotha dello spettacolo italiano. Tutti insieme Renzo Arbore, Pippo Baudo, Lino Banfi, Gianni Boncompagni… Per non parlare degli assenti. Posti riservati a Carlo Verdone e Paolo Villaggio (tanto per fare due nomi) sono stati lasciati vuoti. Ma lunedì pomeriggio alla Casa del Cinema in Roma c’erano davvero i principi della televisione. Quella di una volta. Sarebbe più giusto chiamarli reduci se solo avessimo una nuova schiera di personaggi pronti a prenderne il testimone. L’occasione l’ha fornita Arbore autore della sua autobiografia E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte. Un libro (Rizzoli) pieno di aneddoti, ricordi, battute. Il tutto presentato dall’autore in splendida forma e da Lorenza Foschini (volto storico del Tg2). E proprio a lei, retroscena svelato ieri, venne dedicata Vengo dopo il tiggì, sigla finale di Indietro Tutta. E’ stata una piacevole chiacchierata tra amici con una serie di filmati (memorabili gag di Arbore sul ritardo cronico di ogni clip) ripercorrenti la sua lunga carriera. Dalle trasmissioni televisive che hanno segnato un’epoca, come Indietro tutta e Quelli della notte, ai concerti in giro per il mondo durante i 26 anni di successi dell’Orchestra italiana. “La mia vita – racconta Renzo Arbore – è stata influenzata tutta dal jazz che è  notoriamente una musica improvvisata. La jam session lo è ancora di piu’. Per questo ho deciso di intitolare così il mio libro. Ogni idea è nata insieme ai miei amici, come Gianni Boncompagni e Lino Banfi, attraverso l’improvvisazione. Grazie a questo libro sono riuscito a parlare anche di programmi meno noti, ma a cui tengo molto, come Cari amici vicini e lontani, andato in onda in occasione dei 60 anni della radio. Non parlo solo della mia carriera, ma anche della mie esperienze umane e racconto il mio punto di vista sui cambiamenti e fatti storici che ho vissuto personalmente.”

Un libro da divorare e da tramandare a chiunque voglia intraprendere la carriera di showman. Giusto per fargli cambiare idea. Certi personaggi sono e resteranno inimitabili.

100CentoGradi

 

Richard Gere in anteprima assoluta a Roma!

 

Innamorato pazzo dell’Italia, “portatore sano di buddismo”, ottimista per natura e vocazione, il celebre attore americano è sbarcato nella Capitale per presentare la sua nuova commedia, Franny, incentrata su un miliardario megalomane e morfinomane che sconta i suoi sensi di colpa invadendo di favori la vita altrui. Film, va detto subito a scanso d’equivoci, consigliato solo ai fanatici di Gere. Deboluccia assai la trama, sarebbe un flop colossale se il protagonista non fosse lui. Tanto più che tutta la pellicola è incentrata sulla sua vita borderline e al contempo generosa. La beneficenza narcisistica e invadente porta lo spettatore quasi a detestare il benefattore. E’ un’opera prima (l’esordio alla regia di Andrew Renzi) e questo giustifica in parte il mediocre risultato. In conferenza stampa si parla soprattutto di altro. E la dichiarazione principale è l’attestato d’amore per il cinema italiano (non proprio quello contemporaneo…) “Vorrei girare un film con Bernardo Bertolucci, se ancora volesse fare del cinema. In italia ci sono comunque degli ottimi registi con cui vorrei lavorare. Se finora non ho girato un film da voi è semplicemente perché non si è creata l’occasione ma sono certo che accadrà prima che deciderò di terminare la mia carriera”. Non è piaggeria, talmente candide sono le sue frasi! Come quando afferma che l’America dovrebbe pensare più alla pace che al possesso delle armi. Auspica anche un incontro tra Papa Francesco e il Dalai Lama per migliorare questo mondo. Rimarrà nei ricordi come un incontro piacevole. Ma i tempi di American Gigolò sono finiti da un pezzo.

@100CentoGradi

 

 

“Io sono Paola Turci”

La prima vera tappa del tour teatrale di Paola Turci non poteva che avere come location Roma. Dopo la data zero a Chieti, la scelta della Capitale era quasi obbligatoria. Il pubblico caldissimo e caciarone, il posto totalmente rinnovato e la musica degli artisti che stanno calcando il palco del Quirinetta in questa stagione. Puntualissima (22:30 in punto) look total black, si è presentata in scena ripercorrendo con la sua band trent’anni di musica. Brani rivestiti talmente bene da sembrare nuovissimi. Forse per la modernità dei testi, ancora tutti attuali. Nel backstage, attendendo la cena, l’incontro con l’artista romana è stata l’occasione giusta per affrontare diversi temi (politica, talent, Pippo Baudo)… Tutto è partito da Mani giunte (brano del 2002), il brano che più si addice a questo momento storico…

Qual’è per lei il pezzo più attuale del suo repertorio?

Hai nominato Mani giunte, potrei essere d’accordo se facessimo un discorso legato all’evolversi dei personaggi. La storia non è cambiata da allora, sono mutati solo i commedianti. Quando parlavo di “soldi macchine e una donna al giorno, la possibilità di avere tutto e subito senza aver bisogno di essere mai perdonato” non mi riferivo solo a Berlusconi. Era il periodo della guerra in Iraq, con le immagini dell’11 Settembre ancora davanti agli occhi. Era una riflessione sul mondo che avrei lasciato ai miei figli e del quale avrei continuato a far parte. Ma se dovessi descrivere la mia carriera, il pezzo che sento più mio è sicuramente Stato di calma apparente. Fu il primo brano che scrissi.

Ha appena pubblicato un’antologia e un libro. Torniamo indietro con la memoria al 1989. Bambini la fece conoscere al grande pubblico, quello di Sanremo che in quegli anni faceva ascolti stratosferici. Cosa rimane di quella polvere bianca cantata nel brano?

La polvere bianca? C’è ancora, la gente non lo sa oppure è troppo impegnata a guardare altrove. L’Occidente che chiude gli occhi davanti ai desaparecidos, a chi trasforma i bambini in soldati, a chi permette lo sfruttamento minorile (non solo sessuale). L’Occidente che specula sulla pelle del più debole. Le armi, la prostituzione, la droga… E’ l’infanzia negata. Chi non vive un’infanzia serena non potrà mai avere pace interiore. Io ho sempre cercato di mettere in musica i miei pensieri e le storie, anche quelle più scomode.

Abbiamo sfiorato l’argomento Sanremo. La sua carriera è legata a doppio filo con il Festival. Quanto manca un personaggio come Pippo Baudo alla rassegna canora?

Pippo Baudo è il Festival di Sanremo (detto da lei che ha partecipato come esordiente negli anni presentati da Carlucci, figli d’arte e Dorelli vale come attestato di stima incondizionata). Lui sa fare tutto. Si dice sempre sia un gran professionista. Lui è di più. Io ho lavorato con Baudo, un conoscitore così attento alla musica e ai giovani non l’ho mai incontrato. Anche se parlassimo di lui solo come un grande presentatore. Nessuno può o potrà mai reggere il confronto.

Come giudica la decisione di certi suoi colleghi di avvalersi di cantanti giovani per “invecchiare decentemente” ? Parliamo di De Gregori, Venditti. Non sarebbe meglio rimanere fedeli a se stessi?

Non so rispondere a questa domanda perchè non ho una conoscenza approfondita del tema. Ma non giudico negativa a priori la scelta. Non sempre ciò che esce dai talent è da buttare. Anzi, tante belle voci popolano il mercato discografico! Se qualche mostro sacro sceglie la strada della collaborazione, anche solo per fini pubblicitari, non reca danno a nessuno. La musica è totalmente anarchica. Io stessa scrissi e cantai Mani giunte con un altro nome (Fuck u) insieme a J-Ax degli Articolo 31. Loro la inserirono in un loro album (Domani smetto), solo successivamente la pubblicai…a modo mio.

La cena è arrivata! Un pasto frugale prima di salire sul palco. La Turci è scatenata. Voce perfetta e band di valore. Ventidue pezzi (scaletta in foto) tra i più conosciuti. Tra i bis Mi chiamo Luka (cover di Luka di Susanne Vega) anno 1988. Ma ieri più che Susanne Vega, Paola (groove e rock amalgamati) sembrava Patti Smith!

@100CentoGradi

 

Babbo Natale non viene da Nord

 

Piccola ma doverosa premessa: Chi non ama la commedia napoletana (salernitana in questo caso…) è pregato di astenersi dalla visione di questo film. Chi non ama il teatro e il cinema dei vari Salemme, Buccirosso non apprezzerà il vero film di Natale. Il classico cinepanettone all’italiana diventa un love budget, una fiaba magica che stupisce e fa ridere dal primo all’ultimo istante. Il ritorno dietro alla macchina da presa di Maurizio Casagrande è un successo preannunciato. Lui “prestidigitatore” con figlia canterina al seguito tra amnesie, travestimenti e mille equivoci. Lui e Giampaolo Morelli come Totò e Peppino (con il dovuto rispetto…) del terzo millennio. Tutto nasce in un giardino incantato, pieno di luci colorate dove una bimba spaventata dalla vista di Babbo Natale, si lascia convincere ad ascoltare una storia. Quella del “nostro” Santa Claus, padre irresponsabile ma abilissimo prestigiatore e rubacuori. La figlia India interpretata da Annalisa Scarrone cerca di redimerlo andando a passare le feste di Natale con lui. La ragazza è una cantante di talento ma di scarso successo; nel film è la sosia proprio di …Annalisa, famosissima cantautrice. Un incidente cambierà completamente le sorti del suo soggiorno e quelle di un centro educativo per bambini disagiati nel quale il protagonista si ritrova coinvolto suo malgrado. A farla da padrone sono le continue battute dei due personaggi chiave. La Scarrone colpisce con la sua arma migliore: la voce. Aldilà dei gusti personali, ha stoffa da vendere e discograficamente parlando è giunta al quarto disco (tutti vendutissimi). La scelta della cantante anziché di un’attrice convenzionale come protagonista femminile è presto spiegata dallo stesso regista :”Annalisa somiglia mostruosamente a mia sorella quando eravamo piccolini. Appena l’ho vista, ho sentito subito un’aria di famiglia: i suoi occhioni, il suo visino delicato, una certa dolcezza che non perde nemmeno quando è arrabbiata. C’era bisogno nel film di una ragazza giovane, fresca, simpatica e con una bellissima voce. Tutte queste doti le ho trovate in lei”. I battibecchi tra Morelli e Giangrande, intanto, proseguono anche in conferenza stampa e si continua a ridere come se il film fosse ancora in proiezione. C’è da divertirsi questo Natale. Da domani nei cinema.

Al termine della proiezione il saluto di Annalisa ai lettori di Metro!

100CentoGradi

 

 

Baustelle “Roma, ti amiamo”

Una dichiarazione d’amore senza precedenti verso la Capitale d’Italia. Quella bistrattata, vessata (anche per ovvie ragioni, s’intende) ma anche quella generosa, “de core”, quella più calorosa e accogliente (e anche qui, niente da dire). I Baustelle incontrati in Feltrinelli ieri pomeriggio hanno tirato fuori dal cilindro un sentimento smisurato verso la Città Eterna. Tutto nasce dalla decisione di intitolare il loro ultimo lavoro Roma. Live!. Il perché è presto spiegato. “A Roma più che negli altri posti il battito delle mani ha un suono e una ritmicità unici. Il pubblico ci accompagna e ci travolge con entusiasmo ogni volta maggiore” Ed è proprio così, quando il leader Francesco Bianconi invita i fan a far sentire quel “rumore” si ha la conferma che la loro non è certo piaggeria. Roma. Live!” è il primo album dal vivo dei Baustelle in quindici anni di carriera. Da Gomma a oggi, tanti pezzi sono stati suonati dalle radio! Charlie fa surf, Un romantico a Milano, prima ancora Arriva lo ye yè contenuto ne La moda del lento (era il 2003). “Con questo disco si chiude il nostro primo tempo. Abbiamo scelto brani più vecchi del nostro repertorio, lavorandoci sopra come solo in un concerto si può fare. Finora siamo cresciuti bene, ma come ad Hollywood ora ci aspetta il secondo tempo. Dovremo essere all’altezza di quanto fatto finora. E di sicuro ci sarà qualche colpo di scena”. Bocche cucite sulla lavorazione del prossimo album; d’altronde ora c’è di che godere. Formato cd ma non solo. Rachele Bastreghi, storica voce del gruppo di Montepulciano spiega il perché del vinile:”Siamo cresciuti con le sonorità anni 80, erano gli anni finali per questo supporto. Ma noi lo abbiamo sempre amato. E’ bello vedere una copertina così grande con il nostro nome impresso sopra”. E Bianconi aggiunge :”Ora però ascoltatelo, non appendetelo solo al muro!”. Strano ma bello che un artista invogli il pubblico a fruire del prodotto, non solo ad acquistarlo. Tutti d’accordo sul brano al quale sono più affezionati :”L’aeroplano, sicuramente!” Nota a margine:non esiste un singolo trainante il disco. Scegliamo quella che ci auguriamo possa essere più evocativa in questo periodo. La guerra è finita

@100CentoGradi

 

 

 

 

 

“Non chiamatemi Maestro!”

Cinquant’anni di carriera, un cofanetto (anzi due) contenenti tutto il meglio della sua produzione artistica. Due differenti versioni: una, esclusivamente musicale, di 3 cd, e una seconda, in 6 cd e 4 dvd, contenente, oltre a tanta musica in più, anche i film e il programma televisivo Bitte Keine Reklame. Pezzi rimasterizzati o addirittura ricantati, un duetto con Mika e la cover di Se telefonando di Mina. Un gioiello quello che il musicista catanese propone, un regalo che vale come strenna natalizia anticipata. Tenere tra le mani il lavoro e osservarne i titoli permette alla mente di effettuare un volo pieno di ricordi. Almeno negli ultimi quaranta, quelli di produzione più fervida. L’incontro in Feltrinelli di ieri pomeriggio ha visto protagonista il curiosissimo pubblico che ha riempito sin dalle prime ore del pomeriggio la storica libreria di Via Appia in Roma. E Battiato, mai come ieri attento alle esigenze dei fan, non si è risparmiato. Da subito ha creato un feeling chiedendo come mai la gente stesse in piedi. “Portate le sedie!”. In realtà la decisione di far attendere il pubblico senza possibilità di sedersi, secondo la direzione era stata data proprio dallo stesso artista per mancanza di spazio. Domande interessanti, altre “rivedibili” con gli attentati islamici in primo piano. “La decisione di combattere il terrorismo con le bombe è quanto di più stupido si possa fare. E’ logico però che se avessi potere decisionale in Francia in questo momento sarei molto perplesso sul da farsi. Guardo i telegiornali e vedo una faccia da deficente che prende decisioni in merito” Chiaro il riferimento al presidente Hollande. Parla di meditazione, di George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Di reincarnazione. Si scherza su tutto, non sulle cose serie. Quando un ragazzo lo etichetta con l’aggettivo Maestro, Battiato sbuffa. “Non sono un maestro, sono una persona normalissima che fa cose normalissime, basta chiamarmi così” Salvo poi aggiungere :“Il fatto che abbia letto (lui usa il verbo studiare…) novantadue libri non fa di me un extraterrestre. Tutti possiamo fare tutto. Tutti possiamo ambire a diventare ciò che vogliamo”. Il pubblico lo vuole sentire cantare. A lui proprio non va. Non ha l’accompagnamento musicale. Sembrerebbe una scusa. Un ragazzo, Giacomo Refolo, non si lascia sfuggire l’occasione. “Franco, io studio pianoforte al conservatorio. Sarebbe un onore accompagnarti!” Battiato accetta…partono le prime note de La Cura. Ed è magia pura. Il maestro (…) ha colpito ancora. Dopo un’ora di parole, l’emozionante finale è quanto di più bello potessimo aspettarci.

@100CentoGradi

 

 

Sabato con un Principe – Incontro con Francesco De Gregori

I ventiquattro gradi di un’estate infinita si fanno sentire. E’ il caldo romano, una novembrata mai vista. Cambiamenti climatici e mutazioni genetiche nella storia cantautoriale di uno dei più grandi esponenti musicali che ancora abbiamo e del quale siamo tremendamente gelosi e fieri. Francesco De Gregori da sempre etichettato come il Bob Dylan italiano. Esce proprio lui allo scoperto dichiarandolo allo scrittore Sandro Veronesi, padrone di casa ieri pomeriggio all’incontro in Feltrinelli. “Sono sempre stato accomunato a lui, alle volte mi hanno velatamente accusato di plagio. Alla fine ho deciso di realizzare un disco con i suoi testi (quasi tutti fedelmente) tradotti. Nel brano d’apertura (Un angioletto come te) c’è la frase “camminare sui pezzi di vetro”. Beh, ad essere sinceri è un’espressione che io usai nel 1975 (Rimmel…), Dylan leggermente dopo…” Il cantautore romano quasi si vergogna di ammetterlo, ma forse Bob rubò la sua idea. “Se fosse veramente così, ne sarei onorato” Francesco De Gregori si è liberato del fantasma di Bob Dylan nella maniera più naturale possibile: affrontandolo. Gioca con le parole (lo ricordavamo molto più schivo) e scherza con il pubblico raccontando il processo di elaborazione del disco e dei numerosi problemi avuti con la metrica di alcuni pezzi. “Quando non è stato possibile essere fedeli al testo, sono stato costretto a usare dei sinonimi”, dice. E fa le prove ritmiche sulle parole originali, dimostrando quanto sarebbe stato difficile riproporre senza nessun accorgimento il tutto. Inevitabile qualche battuta politica e il firma copie finale. Ma l’emozione maggiore, De Gregori, l’ha regalata al suo pubblico esibendosi con buona parte della band in tre brani del disco. Una piacevole sorpresa. Aspettavamo le parole, abbiamo assistito a un breve ma coinvolgente live. E a una lezione di musica non prevista. Un sabato principesco. Senza Fedez, Briga (ieri sera a Roma Venditti, storico amico di De Gregori, ha ricambiato l’ospitalità al giovane rapper…) e altra compagnia proveniente da Verona. Quella notte in Arena ben presto dimenticata. O da dimenticare. Per la compagnia della quale De Gregori non ha certamente bisogno.

@100CentoGradi

Francesca Vecchioni, per amore e civiltà

Francesca-Vecchioni-Oggi-04.07.2012

Quanti anni sono passati da questo coming out? Tre, per l’esattezza tre e mezzo. Era la fine di Giugno 2012 e la figlia di Roberto Vecchioni uscì finalmente allo scoperto. “Amo una donna, Alessandra. Con lei ho due splendide gemelline: Nina e Cloe”. Che poi il nome cosa conta? L’amore, i diritti…Ah quelli! In Italia, poi… E quanti anni sono passati dalla separazione delle due? Era l’estate 2014, altro “scandalo” per la finta borghesia del belpaese (scritto in minuscolo,ovvio…). Perché, (non) va bene l’amore tra due donne, (non) va bene l’adozione (o quello che è…) ora pure il divorzio? Ma si credono persone normali? Sì, lo sono. E dovrebbero avere gli stessi onori e oneri. Ieri pomeriggio, all’interno di un ristorante di Via Margutta (posto insolito ma davvero molto carino) Francesca Vecchioni ha presentato la sua biografia “T’innamorerai senza pensare” (frase della canzone “Figlia” che il padre le ha dedicato quando è nata), uscita qualche mese fa per Mondadori Electa. Onori di casa fatti da Fabio Canino (con lei presente sempre nel tour itinerante di promozione). Una battaglia di civiltà quella di Francesca (fondatrice e presidente di Diversity). Nella prima fila, la mamma, Irene Bozzi, psicoterapeuta. La prima cotta, i primi baci, i primi innamoramenti, il matrimonio visti con gli occhi di una ragazza speciale che affronta il “problema” trasformandolo in un vantaggio. Un libro commuovente e ironico al tempo stesso, dentro il quale ci possiamo rispecchiare tutti. Il segreto del racconto è proprio quello di non mettere in primo piano l’omosessualità ma l’amore. Le letture della brava Cinzia Monreale hanno fatto da cornice a un piacevole incontro, al termine del quale l’autrice ha regalato la sua dedica alla redazione di Metro

@100CentoGradi