Sanremo 2019 – La conferenza stampa

Si parte sempre da qui, da inizio Gennaio. Anzi, quest’anno no… Lo spin off dicembrino affidato a Pippo Baudo e Fabio Rovazzi ha tolto ogni impaccio (o impiccio…) relativo alle nuove proposte ree di far perdere ritmo al Festival anche in termini di ascolti. Sanremo Giovani, infatti, più che ribadire che Baudo è ancora il miglior presentatore in assoluto su piazza (a ottant’anni suonati) e che Rovazzi potrebbe avere un futuro come spalla, non ha fatto. Canzoni noiose, tranne qualche rarissima eccezione e Auditel in fuga. Dunque, la conferenza stampa di inizio anno, con big già annunciati a dicembre, serve per capire come si snoderanno le cinque serate festivaliere in onda dal 5 al 9 febbraio 2019 al Teatro Ariston. Alla direzione artistica, dopo il boom della passata edizione, ancora lui: Claudio Baglioni, in pausa forzata dalla tournée Al centro (si ripartirà a metà marzo da Livorno).

A prendere il posto di Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker, arriva sul palco un’altra strana coppia composta da due comici: Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Saranno loro a presentare i 24 (ventiquattro!!!) big in gara. Saranno come «fratello Sole e sorella Luna». Così Baglioni ha definito i due compagni di avventura. Si è giocato un po’ sul numero 69: il “dirottatore artistico” ha premesso che «al di là di alcuni giochetti, il numero richiama alcune simmetricità» ma anche «l’avvicinarsi degli opposti, quindi anche la diversità. Le note insieme formano l’accordo». Bisio invece scherzando ha detto che quando è stato contattato per sondare la sua disponibilità ad essere protagonista come conduttore del Festival e ha saputo che era l’edizione numero 69 con l’ipotesi Raffaele come partner, «ho pensato a te (rivolto a Baglioni, ndr) e Virginia…».

I nomi di Raffaele e Bisio circolavano già da tempo. Soprattutto quello di lei, che proprio a Sanremo deve la sua consacrazione popolare. Era il 2016 quando Virginia Raffaele calcava per la prima volta il palco dell’Ariston, insieme a Gabriel Garko e Mădălina Ghenea, affiancando Carlo Conti nella conduzione delle cinque serate. All’epoca si era fatta apprezzare per le sue imitazioni di Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e Belén Rodriguez. Sarebbe tornata “sul luogo del delitto” come ospite anche nel 2018, con la prima conduzione Baglioni. Le voci sul ritorno della Raffaele sul palco dell’Ariston erano insistenti. Ora trovano conferma.

Percorso diverso quello di Claudio Bisio, che a Sanremo finora aveva partecipato solo come ospite, ma mai alla conduzione. «Non ho mai lavorato con lei e non vedevo l’ora di farlo. Avremmo dovuto fare Zelig insieme, ma non è successo» ha confidato il comico milanese, raccontando anche il suo primo incontro con la comica: «Ci siamo conosciuti un giorno a casa sua. Era senza voce. Pensate per un uomo come può essere una serata con una donna afona: un sogno!» ha scherzato, in un continuo ping-pong di battute con la Raffaele. Che pure a Bisio ha riservato parole piene di affetto: «Lo stimo da sempre: ero piccola e lui già lavorava. È un mostro». E poi l’immancabile battuta: «La cosa positiva è che quest’anno devo imparare un nome solo: Claudio». E’ stato proprio Bisio ad annunciare la presenza di Checco Zalone come ospite. Notizia prontamente smentita da quest’ultimo; in quei giorni sarà in Kenya a girare il nuovo film. Anche se ha aggiunto “Non ho il coraggio di andare all’Ariston, è un palco difficilissimo”.

Di ospiti, comunque, ce ne saranno. I primi tre nomi? Andrea Bocelli accompagnato dal figlio Matteo (hanno già inciso la toccante Fall on me), Giorgia ed Elisa. Tutti italiani? Per ora sì e Baglioni spiega la sua decisione:“Voglio sempre che il festival sia un’occasione in cui l’ospite arriva e porta qualcosa, non prende solamente. Sono perplesso quando in un meccanismo armonico, c’è qualcosa che sfugge, una vera e sola promozione senza interazione o qualcosa di spettacolare. Sto aspettando proposte, al momento non ce ne sono, il Festival si mantiene su questa idea autarchica, non ha bisogno di figurine che non siano integrabili o integrate in questo presepe che vogliamo mettere su”.

Una battuta anche sull’esclusione di   Pierdavide Carone e Dear Jack, con il brano Caramelle (incentrato sul tema della pedofilia). Claudio Baglioni ha assicurato: “Da parte nostra non c’è stata nessuna censura sulle canzoni presentate. Quella che abbiamo stilato è sicuramente una graduatoria opinabile, ma del resto l’infallibilità non esiste. Mi è costato dire di no”. Ma la polemica monta da giorni. Gli autori del brano sono abbastanza delusi dal comportamento di Baglioni. “Abbiamo avvertito davvero una censura, anche da parte dalla Rai. Avremmo dovuto presentare Caramelle in altri programmi. Forse non era adatta per certi orari? Per un certo tipo di pubblico? A riprova che la pedofilia è ancora un tabù”, racconta Lorenzo Cantarini, leader della band. E la palla è stata presa al balzo da Massimo Giletti:“Venite da me a La7, domenica sera. Qui non esiste la parola censura”. In verità il pezzo, musicalmente, è la brutta copia di Vietato morire di Ermal Meta e si avvicina molto alle sonorità e al modo interpretativo di Povia. A riprova della non eccelsa fattura, viene trasmesso (anche molto poco) dai network di sola musica italiana.

A chiudere, i nomi del Dopofestival: Rocco Papaleo sarà affiancato da Anna Foglietta e Melissa Greta Marchetto.

Fin qui la cronaca. Ma il clou doveva ancora venire; pungolato sulla vergognosa vicenda migranti, Baglioni non si è certo tirato indietro: “Se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po’ alla farsa. Non credo che un dirigente politico di oggi abbia la capacità di risolvere il problema, ma almeno serve la verità di dire: è un grave problema, dobbiamo tutti metterci nella condizione di risolverlo. Credo che le misure prese dall’attuale governo, come da quelli precedenti, non siano assolutamente all’altezza della situazione. Ormai è una grana grossa: se la questione fosse stata presa in considerazione anni fa, non si sarebbe arrivati a questo punto. Il Paese è terribilmente disarmonico, confuso, cieco quasi nella direzione da prendere”. Baglioni è stato per dieci anni l’anima di O’Scià, manifestazione di arti e musica leggera che si è svolta a Lampedusa per sensibilizzare proprio sui temi della migrazione.

“Già 25 anni fa – ha ricordato – sull’isola si avvertiva quello che sarebbe diventato il fenomeno degli sbarchi, degli arrivi per mare. L’intenzione della mia manifestazione e degli oltre 300 artisti che hanno partecipato era quella di dire: noi siamo preoccupati per il fatto che ci siano viaggi per mare irregolari. Ci auguravamo appunto che il movimento non cadesse in mano all’illegalità, allo sfruttamento, alla non gestione”. E invece “la classe politica e forse anche l’opinione pubblica hanno mancato: è stato un disastro culturale e gestionale con ripercussioni gravissime: oggi il nostro Paese è incattivito, rancoroso, nei confronti di qualsiasi ‘altro’, visto come un essere pericoloso. Ormai guardiamo con sospetto anche la nostra ombra”.

Alle parole di Baglioni è arrivata poi via Twitter la risposta piccata del ministro Matteo Salvini: «Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo». E per chiudere in bruttezza, anche una lettera di Teresa De Santis, direttrice di Rai1: “Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, e non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio. Dal momento della mia nomina a direttore di Rai1, ho scelto di lavorare in silenzio perché già è un lavoro difficile, già ci sono arrivata a campionato inoltrato e scelte fatte da altri secondo le ferree regole dei palinsesti; perdere tempo a chiacchierare, secondo il mio modo di vivere e pensare, non dimostra serietà. A quanto pare è impossibile, nel clima avvelenato del nostro Paese, e la vicenda della conferenza stampa di Sanremo lo dimostra”.

Sanremo specchio del Paese, quest’edizione ancor di più. Nell’anno zero della politica italiana

PIERLUIGI CANDOTTI

 

 

 

 

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