In occasione del Concerto di Natale e della Serenata per Roma organizzata da Stefano Mannucci al Teatro Quirino abbiamo intervistato l’artista pugliese
Tranquilli : Lui non era presente all’Adriano stamattina. Eravamo sì ospiti della sua multisala ma Massimo Ferrero non c’era. Avevamo bisogno di leggererezza, specialmente dopo le ultime notizie di cronaca. Ma sarebbe stato francamente troppo trovarlo bardato da Befana davanti i nostri occhi.
La prima de Il ricco, il povero e il maggiordomo ci strappa qualche risata seppur a denti stretti. Nel film Giacomo è un ricco broker appassionato di golf, Giovanni, cultore di arti marziali e della filosofia giapponese, è il maggiordomo e Aldo è un venditore abusivo nel mercato di quartiere.
Le loro vite diventano (come in tutti i film del trio milanese) una sola cosa, un aiutarsi reciproco verso il lieto fine. Sembrerebbe la solita pellicola dove si sorride (o non si ride affatto). Invece i tre, dopo un calo molto più che fisiologico durato più di quindici anni tornano nelle sale con un prodotto simpatico dove spicca una Giuliana Lojodice per l’occasione mamma di Aldo davvero notevole.
La colonna sonora conosciuta ai più per i pezzi di Tonino Carotone e Julio Iglesias racconta bene la storia. E I vahha put hanga di Walter Valdi rischia di diventare un inno in musica per chi ha necessità di sfogarsi.
Per questo Natale, visti anche gli altri prodotti in uscita, potremmo accontentarci. Ma non lo facciamo. Abbiamo troppa stima dei tre e troppo rispetto verso il pubblico.
All’uscita del cinema, panettoni e pandori per tutti. Buon Natale! Lo sarebbe stato anche senza (cine) panettone.
Eravamo prevenuti, è bene ammetterlo. A scanso d’equivoci, sapevamo già cosa avremmo visto nei quasi 100 minuti di proiezione del nuovo film di Natale targato Vanzina/Parenti.
E dalle prime scene (spottone clamoroso al nuovo libro di Paolo Fox nelle vesti di se stesso) si capisce l’andamento del film.
Cambia l’argomento (stavolta si parla di astrologia) ma non gli attori e soprattutto non le loro battute. Salemme e Proietti si autocitano in continuazione. Pio & Amedeo cercano di scimmiottare senza alcun successo Ficarra & Picone (non certo Vianello e Tognazzi, per intenderci).
Non mancano le classiche bellone, la bionda e la mora (come tradizione italica vuole). Mariana Rodriguez e Vanessa Hessler, quest’ultima innamorata di Ricky Memphis (sic!) solo dopo aver saputo di una congiunzione astrale che prevede la presenza di Saturno (il nome di Memphis nel film) nel suo segno.
E Boldi ? No, non l’avevamo dimenticato. Anche lui è protagonista. Impersona un ipocondriaco, si ferisce un dito e viene operato di emorroidi.
Forse la morale del film è nella sua superba interpretazione del ruolo.
Film da cassetta, sbancherà al botteghino e risolleverà le asfittiche casse del cinema italiano.
Ma così non si va lontano.
Le note liete ? All’esterno del cinema Moderno (pardon, The Space). Fuori dal set, gli attori, fanno più sorridere che dentro alla sala.
Solo una domanda… .”Gigi (Proietti…), perchè lo fai” ?
Non tutti i mali vengono per nuocere:Alla proiezione era presente bellodenonna Alessandro Florenzi. E Proietti mi ha firmato una copia di Febbre da Cavallo. Bei tempi, quelli…
Gli scontri in piazza contro la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi. Le botte, gli spintoni. L’ennesimo giorno di ordinaria follia nel cuore di Roma.
L’eco della protesta arriva sino in Via Appia Nuova dove, nella storica cornice de La Feltrinelli, Gianna Nannini è attesa per le 18. Deve presentare il suo disco uscito lunedì nei negozi.
Arriverà solo dopo un’ora abbondante, anche lei bloccata nel traffico capitolino. L’attesa diventa estenuante, i fan si spazientiscono e vola anche qualche insulto quando gli uomini della security annunciano il divieto assoluto di scattare foto e di limitare la richiesta di autografi.
Così anche le domande del collega Ernesto Assante di Repubblica vengono ridotte a due battute sul progetto e sul termine rock, tanto caro all’artista toscana.
“Avevo un disco di inediti quasi pronto… Però mi sembrava di mungere la mucca…già con il tiralatte per la mia figliola mi sono spremuta abbastanza. Ci voleva un attimo di pausa dalla troppa ispirazione”
Nasce così l’idea della rocker senese di incidere un disco esclusivamente composto da cover di splendide melodie italiane.
“Io sono cresciuta cantando le canzoni di strada. Il rock per me è musica popolare, non basta mettersi un giacchetto di pelle addosso e fare un po’ di rumore per meritarsi l’etichetta. Io faccio rock e non me ne fotte un cazzo degli altri”
Le urla del pubblico interrompono le parole dell’artista che sorride e sorseggia un bicchiere di birra.
Spazio ai pochi autografi rigorosamente sul nuovo cd. E riguardando la firma si rimane perplessi. C’è scritto Gianna o… Ti amo ?
“Ma questa a chi somiglia ?” Domanda ricorrente quando si è invitati a un live, a un concerto di un’artista al primo vagito discografico In tutti i casi la memoria viene messa a dura prova cercando di rammentare voci, movenze e agilità sceniche. In quasi tutti i casi. L’esibizione e il disco di Margherita Vicario esulano dal contesto. Potremmo scomodare il Teatro Canzone di Gaber, parlare di Bertolt Brecht. E proprio azzardando questi paragoni che notiamo nel suo curriculum una Laurea conseguita presso la University of Malta in Performing Arts con tesi sull’innovazione teatrale attraverso l’uso della musica del grande drammaturgo tedesco. E capiamo che gli studi stanno dando i loro frutti. Ma chi è veramente Margherita Vicario ? Narratrice di storie (forse) autobiografiche, cantautrice e attrice. I più la conosceranno come Nina de I Cesaroni (serie televisiva ambientata nel popolare quartiere della Garbatella). Ma, a dispetto della giovanissima età, vanta già tante esperienze nel campo della recitazione in numerosi spettacoli teatrali e, soprattutto, nel film To Rome with love di Woody Allen. Il disco (prodotto dall’etichetta indipendente FioriRari), si compone di undici tracce tutte collegate da un filo conduttore. C’e’ sempre una lei, piuttosto impacciata e un lui con velleità da superman ma in realtà insicuro come e più della protagonista. Bisogna necessariamente ascoltare tutto il cd per entrare nella storia e magari immedesimarsi in uno dei due o in entrambi i personaggi. Sulle tavole dell’Angelo Mai salgono ,insieme a Margherita, tutti i suoi collaboratori. In primis il produttore Roberto Bob Angelini (durante la serata non si lascia sfuggire un solo movimento muovendo le labbra in tutti i pezzi), e il musicista Luca Carocci (suo fratello gemello, artisticamente parlando) L’emozione e le “spie” giocano brutti scherzi alla Vicario durante la serata. Ma lei sorridendo e lasciandosi andare a qualche esclamazione tipicamente romana, se la cava niente male. Anche durante l’esibizione di You are the one that i want (cover del tema portante di Grease). Il singolo Per un bacio totalmente riarrangiato rispetto alla versione “guitar only” presente in rete da più di un anno fa da traino a tutto il lavoro. Ma nelle orecchie rimane il ritornello della filastrocca Nota bene (già presentata a Musicultura) cantato a squarciagola da tutto il pubblico.
Dire sempre a chi amo che è importante dirlo forte farglielo presente
Cari cineasti italiani, cari registi… Inizia così la recensione della nuova pellicola di Pedro Almodovar. Vi chiederete il perché…
Semplicissimo. Sareste in grado di rapire l’attenzione del pubblico oggi 25 Novembre 2014 ? Se la risposta è negativa (lo è, lo è…) vi consigliamo vivamente di uscire di casa, entrare in una qualsiasi sala (non oggi, dall’11 Dicembre) e godervi questo film geniale dove si ride anche nelle scene più pulp come tradizione almodoviana vuole.
Un volo di linea dove tutti conoscono e deridono un certo signor Pastermark (non sanno che in realtà è il comandante…); una cucina dove si servono piatti al veleno; una lite automobilistica tutta da ridere; un uomo distrutto (l’Ingegner Bombetta) che sfoga tutte le sue frustrazioni contro una ditta di rimozioni autoveicoli; un pirata della strada la cui storia rispecchia la società moderna (pecunia non olet…o forse sì).
Il tutto condito da musiche che rimandano ai bmovie italiani anni 70. Che Almodovar si sia innamorato dei nostri filmetti come Tarantino ?
A proposito di cinema nostrano… Osservando attentamente le scene, un pò de “I Mostri” e una spruzzata di “Crimen” è balzata ai miei occhi.
Ma la Spagna, questa Spagna è purtroppo superiore a noi. Anche al cinema.
Stiamo per entrare nel mondo magico di Woody Allen. Chiudete la bocca! Spalancate gli occhi e il cuore.
Il film è ambientato nella mia seconda patria:la Francia del Sud, la Provenza con i suoi fantastici colori!
La potenza dei dialoghi sono la vera magia di questo film ricco di battute esileranti. 98 minuti che volano via, grazie all’ottima sceneggiatura, oltre che alla sapiente regia, di un Woody Allen in stato di grazia. Come ai vecchi tempi…
La Trama
Siamo sul finire degli anni Venti, quando i maghi andavano di moda, e Stanley (ottimo Colin Firth) è il re degli illusionisti che viene ingaggiato per smascherare una finta ma affascinante medium, Sophie (che ha gli occhi magnetici di Emma Stone). La ragazza, con sua madre a farle da manager, è entrata nelle grazie di una ricca signora disposta a pagare ottimamente le sue prestazioni. Il mago è sicuro di sé e, soprattutto, della sua vittoria contro la stupidità umana. Ma il suo raziocinio sarà ben presto sopraffatto dall’imprevisto: l’amore che si fa beffe di ogni logica, tra gli incantevoli paesaggi della Costa Azzurra francese.
Memorabile!!!
La scena di Stanley che, accorso al capezzale della zia Vanessa (una strepitosa Eileen Atkins), vittima di un incidente d’auto, spinto dall’amico medico, comincia a pregare ad alta voce. È la preghiera dello scettico verso il “Padre benevolo”, perché “quando non si ha una risposta è persino logico che Dio possa esistere”. Ma poi a sentire se stesso invocare l’intervento divino, Stanley si ravvede, il buonsenso riprende il sopravvento, e torna a essere l’uomo razionale, il misantropo pessimista di sempre, che crede soltanto a ciò che vede.
La scena delle scene
Indimenticabile, e da vedere e rivedere il siparietto tra zia Vanessa, apparentemente intenta a fare un solitario con le carte, e uno Stanley deluso da certi eventi. Lui non sa decidersi se tornare alla sua vita di prima di incontrare la falsa medium oppure correre tra le braccia di lei, “la ragazzetta” che lo “ha fatto scemo”. È la lotta tra la parte razionale e quella follia chiamata amore e che non ti lascia scampo se ti capita di inciamparci lungo la strada. Ora si può credere o non credere in qualcosa di oltre il materiale, “il mondo può essere privo di scopo (dirà la saggia zia), ma non di una certa magia”.
Da vedere assolutamente questo Magic in The Moonlight, dal 4 dicembre nelle sale
Un mese fa ero a Londra e l’unico inconveniente arrivò dalla chiusura temporanea di una tratta metropolitana.
Ieri (a distanza di un mese esatto) un altro problema, ben più serio, fortunatamente risolto senza danni.
Per chi fa il mio mestiere resta un mistero la (quasi) totale mancanza di video o testimonianze sul fatto. In Italia avremmo aperto dibattiti estenuanti e sterili. Proprio un italiano è l’autore di queste riprese.