Pinocchio

ROMA ­- L’attesa era tanta e le aspettative, forse, troppe con una storia tanto universale quanto unica come quella del burattino più famoso del mondo e un cast vincente sulla carta. Così, nonostante l’ambientazione pazzesca e qualche attimo di emozione (il ciuchino-Pinocchio buttato a mare, Geppetto-Benigni padre amorevole che liscia con lo stucco le crepe sul viso del suo monello di legno) e qualche trovata geniale (la lumaca della Fata Turchina che lascia la scia-killer sulla quale scivolano i visitatori della casa, dai dottori al Grillo parlante e cassa mortuari) il Pinocchio di Matteo Garrone non colpisce al cuore (Le avventure di Pinocchio di Comencini restano insuperate). Si ha come l’impressione che la preoccupazione di essere fedele al libro di Collodi abbia frenato il regista che con Massimo Ceccherini ha anche sceneggiato il film (perché? Che bisogno c’era, visto il tanto materiale a disposizione?). Infatti, come amava ripetere il maestro Vincenzo Cerami “spesso per interpretare e rendere bene sullo schermo le emozioni contenute in un libro, in una pagina scritta, occorre, è necessario tradire il testo”. E bene avrebbe fatto Garrone a seguire il consiglio.

Se sia valsa o no la pena di fare Pinocchio lo dirà il pubblico – precisa il regista – ma era difficile resistere alla tentazione e, poi, potevo contare su attori che mi hanno aiutato molto a fare un film di una certa leggerezza che mi scrollasse di dosso l’immagine di un autore dark. Spero che si riscopra con me la fascinazione di una favola senza tempo come quella di Carlo Collodi.

Ora, sicuramente questo ennesimo adattamento della favola nera (nelle sale dal 19 dicembre in 600 copie distribuite da 01) farà cassa al botteghino, più per la curiosità di vedere Roberto Benigni (già nei panni di Pinocchio, ma con Vincenzo Cerami come sceneggiatore…) magistralmente invecchiato nei poverissimi abiti di mastro Geppetto che altro…

Ho dimestichezza con Pinocchio – dice il comico toscano alla prima romana – e non ricordo chi sia stato l’ultimo a farlo ­(scherza, ndr.), ma questa è una storia d’amore tra padre e figlio, come ne “La vita è bella” anche se qui si tratta di un babbo per eccellenza. È un film per bambini dai 4 agli 80 anni, perché diverte questo burattino birbante che scappa già dalla nascita e poi Garrone è un pittore.

E a proposito del suo lavoro Benigni, che dice di essersi spaventato vedendo la sua immagine invecchiata dal trucco, spiega:

 Ho seguito le indicazioni del regista. Quando Matteo mi fece vedere la foto di come sarei stato, ho esclamato: ma questo è mio nonno!

A chi gli chiede, poi, del suo rapporto con Pinocchio il toscanaccio risponde

La favola di Collodi va oltre la classicità: è come il mare che ti avvolge al di là della storia stessa. Il libro è pieno di simboli, metafore, allegorie divenute universali: il naso che si allunga per le bugie, le orecchie da asino se non studi perché diventi somaro e anche la metafora del gatto e la volpe che dice di non credere a chi ti promette facili guadagni senza faticare. Proprio come Don Chisciotte Pinocchio pensa che nel mondo non esiste il male

A chi gli chiede se farebbe ancora Pinocchio risponde:

 La gente quando m’incontra in giro per Testaccio mi dice: ora ti manca solo la Fata Turchina. Ma io farei anche il tonno e la balena!

A fargli eco Rocco Papaleo, il Gatto (in coppia con Ceccherini che veste i panni della Volpe)

Io avrei fatto anche la lumaca pur di girare con Garrone

E Gigi Proietti:

Io Mangiafuoco? Una mazzata all’inizio quando Matteo me lo propose mostrandomi la foto del personaggio alla Rasputin – dice il mattatore romano – ma ora sono orgoglioso di averlo fatto e anzi ho temuto di non poterlo fare. Io mi sono adeguato al trucco: Mangiafuoco è un uomo solo che vive con dei burattini di legno e trova un burattino senza fili, non un uomo, che per la prima volta lo bacia e lo fa sentire meno solo

 

Ma forse il più sincero di tutti, alla fin fine, è proprio Pinocchio stesso. Il piccolo Federico Ielapi che ogni giorno, per tre mesi si è sottoposto a ore e ore di trucco (concepito dal pluripremiato make-up designer Mark Coulier) per somigliare al burattino, non ha dubbi:

 Quattro ore di trucco al giorno? Beh mi pagano bene e poi stare con Benigni e gli altri sul set è bello e divertente

Dal 19 dicembre al cinema.

 

Orietta Cicchinelli

MA TU DI CHE SEGNO 6 ?

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Eravamo prevenuti, è bene ammetterlo. A scanso d’equivoci, sapevamo già cosa avremmo visto nei quasi 100 minuti di proiezione del nuovo film di Natale targato Vanzina/Parenti.

E dalle prime scene (spottone clamoroso al nuovo libro di Paolo Fox nelle vesti di se stesso) si capisce l’andamento del film.

Cambia l’argomento (stavolta si parla di astrologia) ma non gli attori e soprattutto non le loro battute. Salemme e Proietti si autocitano in continuazione. Pio & Amedeo cercano di scimmiottare senza alcun successo Ficarra & Picone (non certo Vianello e Tognazzi, per intenderci).

Non mancano le classiche bellone, la bionda e la mora (come tradizione italica vuole). Mariana Rodriguez e Vanessa Hessler, quest’ultima innamorata di Ricky Memphis (sic!) solo dopo aver saputo di una congiunzione astrale che prevede la presenza di Saturno (il nome di Memphis nel film) nel suo segno.

E Boldi ? No, non l’avevamo dimenticato. Anche lui è protagonista. Impersona un ipocondriaco, si ferisce un dito e viene operato di emorroidi.

Forse la morale del film è nella sua superba interpretazione del ruolo.

Film da cassetta, sbancherà al botteghino e risolleverà le asfittiche casse del cinema italiano.

Ma così non si va lontano.

Le note liete ? All’esterno del cinema Moderno (pardon, The Space). Fuori dal set, gli attori, fanno più sorridere che dentro alla sala.

Solo una domanda… .”Gigi (Proietti…), perchè lo fai” ?

Non tutti i mali vengono per nuocere:Alla proiezione era presente bellodenonna Alessandro Florenzi. E Proietti mi ha firmato una copia di Febbre da Cavallo. Bei tempi, quelli…