Lucrezia Agnes, Orietta Cicchinelli e Valeria Pini
Stefania Divertito e Orietta Cicchinelli
Dino di Curzio e Orietta Cicchinelli
Un brindisi a bordo piscina, al 50 di viale Tor di Quinto, per festeggiare il legionario Giovanni è ben presto diventato un’occasione per ascoltare, finalmente, le parole di Tony Lupetti (l’ingegnere, volontario della Caritas di Roma, che ha fortemente voluto e finanziato questo progetto) e dello stesso protagonista, commosso nel raccontare molte delle sue avventure.
Il ringraziamento va al sempre generoso Andrea De Angelis, al suo addetto stampa, Gianluca Montebelli, e a tutto lo staff di Mondofitness Roma per l’ospitalità. Cortesia e disponibilità da parte loro. E grazie a tutti gli amici, le amiche, colleghi e colleghe che, ancora una volta, sono stati presenti!
Vent’anni di carriera e non sentirli, anzi. Essere sempre pronti a nuove collaborazioni, a nuove esperienze. In un mondo, quello discografico, che erge a eroi salvatori i ragazzi usciti dai talent (non importa come e a quale prezzo) la nuova scuola romana colma uno spazio destinato altrimenti a restare desolatamente vuoto. Generi diversi, ma una forte coalizione. Quello di Diana Tejera è un nome conosciuto ai più come frontman dei Plastico (gruppo di inizio millennio, ancora cliccatissimo su YouTube) ma negli ultimi anni si è ritagliata una fetta importante di fedelissimi. Non solo nella Capitale. Ma è proprio a Roma che torna, reduce da un tour in Germania insieme alla trombettista jazz Ersilia Prosperi per festeggiare il primo anno del progetto Ed Mondo.
L’incontro con le due, anime diverse ma profondamente affini, permette di scoprire molto sulla serata che le vedrà protagonisti al Caffè Sospeso, martedì. Molto ma, fortunatamente, non tutto
Diana, come nasce Ed Mondo?
Ed Mondo è un progetto nato un anno fa grazie all’incontro con Ersilia. Abbiamo scritto insieme undici canzoni. Sono, in verità undici stagioni interiori, terapeutiche per noi e per il pubblico. Il disco è stato registrato a Seattle grazie a una campagna di crowdfunding con la grande produttrice Amy Denio, si chiama Oops perché in fondo tutto nasce da un incidente…
Incidenti di che tipo? Ce ne racconterebbe uno in particolare?
Quello più divertente è accaduto sul set di Ossessiva (secondo video del disco). Abbiamo girato nella villa di Anita Ekberg a Genzano e la protagonista involontaria è stata una capra. I proprietari si sono raccomandati di chiudere sempre il cancello per non farla scappare. Ovviamente, la capra, il mattino seguente non c’era più! Siamo ancora alla ricerca “disperata”, anche una “sostituta” andrebbe bene. Ma gli imprevisti sono molteplici, ci rendono però la vita più allegra
Un disco terapeutico… Quali sono le sue paure da esorcizzare?
Ad esempio la gelosia. Così è nata Poliamori (il video è stato visibile in anteprima ad aprile sul sito di Repubblica). Grazie alla canzone, sono diventata meno possessiva e vedo l’amore sotto altre forme. Ormai molte coppie sono diventate poliamorose trasformandosi in vere e proprie famiglie. Ma ho dovuto esorcizzare anche la morte. Il progetto è nato nel gennaio 2015, lo stesso mese della scomparsa di mio padre. Nel disco ne parlo in Nostalgica. Sono brani seri affrontati con estrema leggerezza (non superficialità). C’è anche il riscatto degli ultimi. Ad esempio in Mandarancio
Lei è conosciuta molto nell’ambiente romano e fuori dai confini nazionali. Il problema è conquistare tutta la penisola…
Da sempre ho fatto una scelta diversa, ho preferito stare fuori dalle logiche del mercato proprio per permettere a me stessa di realizzare cose gratificanti. Scrissi anni fa due pezzi per Tiziano Ferro (Fuori è buio e Scivoli di nuovo) ma se anche li avessi proposti io non sarebbe cambiato nulla.
Non c’è il rischio di rimanere ai margini?
Riesco comunque a “mantenermi”! I dischi vengono venduti anche nei concerti, in America, Germania e scrivo molto per altri artisti. Chiara Civello, Barbara Eramo ad esempio e ho realizzato colonne sonore (Un fidanzato per mia moglie, l’ultima)
La scelta di festeggiare Ed Mondo al Caffè Sospeso come nasce?
Tutto è nato lì, è il primo posto che ci ha accolto. E’ un locale intimo ma strutturato molto bene. Sarà una festa anche per ringraziarli!
Quali sono invece le paure di Ersilia Prosperi?
La più grande? Esorcizzare la monotonia, sono una che si annoia facilmente. Faccio sempre cose nuove, sono molto attiva. Mi nutro di jazz e arrangio musica. Ascolto poco la radio, non per snobismo ma per mancanza di affinità. Avendo il livello di attenzione molto basso tendo a concentarmi solo con nuovi stimoli. L’incontro con Diana è stato folgorante e abbiamo sposato questo progetto anche per uccidere la noia.
Nel disco vengono toccati argomenti delicati, si parla di orgasmo ma anche di infibulazione
Tutto nasce da un retaggio cattolico ma anche da molta ignoranza. Le nostre nonne neanche sapevano cosa fosse l’autoerotismo, in molte parti del mondo l’orgasmo non è neanche diventato una conquista. La mutilazione ai genitali ha dei numeri inquietanti, milioni di bambine non avranno mai una vita “normale”. La repressione della donna, molte delle quali non hanno diritto al piacere.
Anche il femminicidio nasce dalla non cultura? Togliere la vita alla persona “amata” sembra essere una moda
Credo che ci sia sempre stato, ora se ne parla. Ma se pensiamo che fino a pochi decenni fa in Italia esisteva il delitto d’onore… Le donne che subiscono violenza non hanno il coraggio di denunciare il partner. Non credo sia una problematica psichica, quanto antropologica e sociologica. In tutte le religioni monoteiste vige l’esclusività.
L’appuntamento con Ed Mondo è al Caffè Sospeso in Via Gentile da Mogliano 172 a Roma. Due teste pensanti, voce e tromba per una serata tutta da gustare. Anche per riflettere su troppi…retaggi da sconfiggere. La musica a volte fa miracoli!
Quanto tempo ci vuole per crescere? Quanta esperienza e quante ferite devono rimarginarsi prima di sentirsi finalmente adulti? E poi… Un giorno questo dolore ti sarà utile, come nel romanzo di Peter Cameron? Incontrando Erica Mou sembra che la risposta sia totalmente affermativa. Tra separazioni dolorose e incidenti, gli ultimi due anni per la cantautrice pugliese hanno avuto un effetto dirompente sulla sua vita. La frattura dell’omero e il successivo intervento dopo esser stata investita in bicicletta ha chiuso il cerchio.
Erica, come sta ora?
Va tutto molto meglio, finalmente! Sia fisicamente che moralmente. Già nel mio ultimo disco (Tienimi il posto) avevo espresso in musica il mio desiderio di cambiare. Ora ho una grande forza interiore. Il cervello è sempre attivissimo, scrivo tanto e mi sento libera. L’incidente è stato solo l’ultimo tassello che non ha intaccato, anzi ha rafforzato il mio desiderio di guardare oltre
Cambiamento che si percepisce anche da questa assoluta novità. Sarà sul palco insieme ad altri due musicisti. La chitarra verrà usata di meno per questioni logistiche o per una scelta ponderata?
Il tour si chiama Di necessità virtù. Ma posso rassicurare tutti che la imbraccerò di meno per la volontà di proporre al pubblico una novità. Anzi due. Sarò accompagnata dal mio grandissimo amico Antonio Iammarino al piano rhodes e dalla violoncellista Flavia Massimo. La conosco da poco ma si è subito instaurato un feeling particolare, è una donna splendida. Abbiamo riarrangiato con molta spontaneità dei pezzi che mi vedevano protagonista da sola, chitarra e voce. Una necessità fisica ed emotiva quella di affidarsi anche agli altri. In più ci sarà una forte componente ritmica con batteria elettronica.
Che pezzi avete in scaletta? Vedremo ancora Erica alle prese con cover di grandi artisti?
Assolutamente sì. Posso preannunciare che abbiamo preparato una versione de L’Edera (brano storico di Nilla Pizzi) molto particolare. Da sempre sono alla ricerca, nel repertorio di grandi artisti, di pezzi meno famosi lasciati al proprio destino. Sarebbe un delitto non cercare di proporli. Ma quando mi trovo al cospetto di brani storici, devo necessariamente stravolgerli e farli entrare nelle mie corde. Una prova fatta nei tour precedenti, ad esempio, con Pensiero stupendo di Patty Pravo. Poi chissà, ho sempre nel cassetto il sogno di incidere un disco realizzato solamente da cover
Quanto ha pesato la separazione dalla Sugar?
E’ stata una scelta consensuale. Da ambo i lati non c’era la volontà di proseguire il rapporto. Era arrivato il momento di seperarsi. Esigenza generale, rinnovamento. L’ennesimo…
Con Tienimi il posto avete puntato molto in alto. Addirittura un doppio vinile. Per chi è questo regalo? Per lei o per il pubblico?
Credo sia un regalo per tutta la mia prima parte di carriera. Per Marco Valente con il quale c’è stata una separazione lavorativa e per celebrare l’inizio di nuove strade da percorrere. Realizzando il vinile abbiamo lavorato come si faceva tanti anni fa, riversando non solo il cd su una lacca ma registrando anche un disco ex novo in presa diretta su nastro, chitarra e voce.
Qual è il pezzo che non mancherà mai in scaletta e quello che può anche rimanere ai margini?
La risposta a entrambe le domande è solo una: Oltre. E’ un brano che ha significato tanto per me e per i fan. Ero all’inizio della carriera. Credo però che Dove cadono i fulmini continuerò a suonarla per tanti anni ancora. La musica non appena è sul mercato non appartiene più all’artista. Le canzoni che sento mie sono quelle che sto scrivendo oggi. Le altre non sono private, messaggi singoli a persone singole, sono diventate altro.
L’abbiamo vista al cinema con Checco Zalone in un cameo di Quo Vado e in varie presentazioni del libri di Chiara Gamberale…
Due esperienze diverse. Con lo staff di Checco siamo in ottimi rapporti e non ho esitato un attimo a dire sì alla loro proposta. Con Chiara abbiamo tantissimi punti di incontro che esulano dalla lettura e dalla musica. Io entro nei suoi libri e i suoi scritti li ritrovo nei miei testi. E’ un rapporto umano, fatto di forte empatia nato prima della nostra conoscenza reale. Infilarmi tra le sue pagine è facile come andare a prenderci un caffè parlando di qualunque cosa.
Erica, il suo look è cambiato moltissimo negli anni. Quando la rivedremo con i capelli lunghi?
Molto presto! Per noi donne i capelli sono parte integrante della psicologia. Da quando ho avuto l’infortunio al braccio ho riscoperto quanto fosse bello il gesto di legarli. Stanno ricrescendo. La mia vita è in una nuova fase, mi guardo allo specchio e sento il bisogno di mostrare a tutti il mio cambiamento. Ma anche se non fossi un personaggio pubblico e lo mostrassi solo a me stessa, sarei ugualmente felice. Erica si è data una bella svegliata!!!
Un posto da fiaba collegato al resto del mondo soltanto da un ponte e una schiera di disegnatori e personaggi che hanno fatto sognare e volare con la fantasia. E’ La Città incantata (nome preso in prestito dal film d’animazione giapponese del 2001 scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto dallo Studio Ghibli), meeting internazionale dei disegnatori che salvano il mondo. La cornice è quella della… città che muore. Può sembrare un paradosso ma dal punto di vista geologico è proprio così. Civita di Bagnoregio sorge infatti su un terreno molto precario, situata su una platea tufacea, e rischia il crollo perché i vasti banchi d’argilla che la sorreggono sono soggetti a continua erosione. L’attraversamento del viadotto porta i turisti alla visita di un borgo ancora in attesa di diventare Patrimonio dell’Umanità. Per tre giorni Civita diventa comunque capitale del cinema, del fumetto e dell’immaginazione. Il compito di spalancare le porte del sogno, aldilà del ponte, quest’anno, è affidato a Mark Osborne, regista de Il Piccolo Principe e dei primi due capitoli di Kung Fu Panda. Incalzato dalle domande del direttore artistico Luca Raffaelli, prima dell’apertura ufficiale della rassegna (affidata al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti) ha rapito il pubblico presente con la sua semplicità e con il suo sguardo. Il mondo visto con gli occhi di un bambino, occhi pieni di stupore. Alle sue spalle lo schermo proiettante le immagini del film tratto dalla storica opera di Antoine de Saint-Exupéry. Tornando a valle, nella Casa del Vento, la Creativity Jam for Civita #J4C, full immersion di talenti per far nascere nuove idee e lanciare soluzioni innovative: 24 ore per ideare, progettare, sperimentare attraverso l’uso di tecnologie, lo sviluppo di software originali, video animazioni o video giochi, fumetti o illustrazioni. Con premi finali in denaro, ma soprattutto con la consapevolezza di divertirsi impegnando testa e cuore. Le giornate successive avranno come protagonista principale la Mad Entertainment, casa di produzione napoletana nota al grande pubblico per L’arte della felicità (premiato come miglior film animato all’ European Film Awards). E ancora disegnatori, editori. Tutto per sognare… Almeno per 72 ore.
Un noir da leggere tutto d’un fiato. Basterebbero queste sette parole per descrivere il nuovo romanzo di Enrico Ruggeri, Un prezzo da pagare (Mondadori). Il cantautore che diventa scrittore non è una rarità, per l’autore de Il mare d’inverno (citandone una…) lo è ancora meno. Quinto libro per lui. In verità, negli ultimi mesi, diversi artisti si sono cimentati con un mondo apparentemente diverso dal loro. Ma se De Gregori e Vecchioni hanno scelto di mettersi a nudo (con profonde differenze, va detto) e Venditti di raccontare una Roma in crisi d’identità, il nostro delega il lavoro al vicequestore aggiunto Antonino Lombardo partendo da un suo pensiero “La vita cambia, e non te ne accorgi. La vita ti cambia, e se ne accorgono gli altri.” in un Venerdì Santo, la Pasqua è alle porte, in procinto di raggiungere la famiglia in Toscana, dai parenti della moglie. Una serata apparentemente tranquilla a casa da solo prima di passare, il mattino seguente, in commissariato per saluti e auguri. E questo è il suo errore. Nella notte viene ritrovato il cadavere di Patricia Calvi, nome d’arte di Patrizia Calvetti, giovane soubrette televisiva emergente, pronta, dopo comparsate in vari programmi, a debuttare come attrice in una fiction da prima serata. Le vacanze di Lombardo dovranno aspettare, resterà a Milano per le indagini…
La presentazione in Feltrinelli avvenuta oggi, si è trasformata, però, più in una chiacchierata molto informale tra Ruggeri e il pubblico, incentrata sui suoi dischi e su progetti futuri. Con un occhio alla sua forma fisica. I fan, preoccupati dalle costole incrinate, durante una partita di pallone, sono stati rassicurati dall’artista milanese. Ci vuole bene altro per fermare un Peter Pan che segue il volo di un falco. O di un gabbiano.
Nel caldo romano, al termine dell’ennesima giornata afosa, niente di meglio di una serata a bordo piscina. Se poi la location è quella del Parco dei Principi Grand Hotel & Spa, sede dell’evento Welcome Summer, tutto assume contorni più nitidi e relax diventa la parola d’ordine! Un evento di benvenuto alla bella stagione organizzato dalla Roberto Naldi Collection con giochi pirotecnici, farfalle danzanti e palloncini luminosi lanciati in cielo e con decine di sponsor pronti a far degustare, al pubblico presente, prelibatezze di ogni genere. Dal caviale allo champagne, passando per i gelati e il tartufo, tanto per dare un’idea della qualità dei prodotti presentati. Spazio anche ai maestri orologiai svizzeri e al personale di Mondialtecnica, realizzatori grafici della serata all’insegna del lusso e dell’eccellenza. Nota di colore, oltre all’estrazione di premi tra gli invitati (tutti firmati Roberto Naldi Collection) l’esibizione dei ballerini dei corsi di danza Pro-Am di Natalia Titova mentre a bordo piscina abili massaggiatrici donavano bessere con vigorosi massaggi alle mani. Intorno ben 500 mq di giardino dove godersi la serata tra un cocktail e l’altro . I tuffi? Solo rimandati. C’è tempo fino al 30 settembre sia per gli ospiti dell’hotel che per gli esterni dalle ore 09:00 alle 19:00 . Il Parco dei Principi, a due passi da Villa Borghese, vide cinquant’anni fa i Beatles giocare a pallone. Le riprese furono effettuate da un giardiniere. La dolce vita romana esiste ancora e per quest’anno alberga qui!
Gli sponsor della serata: Jaeger-LeCoultre, Berlucchi, Bon Apetit, Calvisius/Vezzola, Citra, Martini, Urbani Tartufi, Verde Pistacchio, Mondialtecnica, Chiricozzi, Locherber Milano, Il Portafoto, Manet Mobile, Pirotecnica Corsi.
L’intervista realizzata con la cantante piacentina fa tornare alla luce delle “vecchie” foto realizzate con lei il 16 luglio 2012 in occasione del Rock in Roma a Capannelle…
La cultura nipponica sbarca per l’ottava volta nella Capitale. Il termine è quanto mai appropriato. Le acquisizioni intellettuali del Giappone (cinema, cultura e cibo su tutte) saranno protagoniste mercoledì 6 e giovedì 7 luglio all’Isola Tiberina, cuore pulsante dell’estate romana. Manifestazione organizzata dall’Ambasciata del Giappone e dall’Istituto Giapponese di Cultura che rientra nell’ambito del festival L’Isola del Cinema. Occasione ghiotta, quest’anno specialmente, nel quale si festeggiano i 150 anni delle relazioni tra Giappone e Italia. Due serate ricche in Piazzetta (dove si degusteranno sake e cibo giapponese) e in Arena dove, dopo le danze e i saluti di rito, si proietteranno i film Persona non grata (il 6) e Mohican Comes Home (il 7). Il tutto è stato presentato stamattina in un ristorante (giapponese, ça va sans dire) alla presenza del Vice Capo Missione dell’Ambasciata Hiroshi Yamauchi, del Segretario Generale dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma Yurina Tsurui e di Giorgio Ginori (direttore artistico dell’Isola del Cinema). Tra le altre iniziative, particolare curiosità è rivolta all’Amezaiku (dimostrazione di una caramella trasformata in un’opera d’arte, con il maestro artigiano Takahira Yoshihara) e a Kamigata-Mai (le danze che apriranno entrambe le serate). La prima opera verrà realizzata in tempo reale e sarà uno spettacolo per gli occhi e per il palato… Tornando alle proiezioni, Persona non grata di Cellin Gluck è basato sulla storia vera di un diplomatico del Sol levante autore di un atto d’eroismo: il salvataggio, durante la seconda guerra mondiale di 6000 ebrei, mentre Mohican Comes Home (regia di Shuichi Okita) narra le vicende della famiglia del protagonista di ritorno a casa dopo sette anni di assenza. Entrambe le pellicole verranno proiettate (e qui viene il bello) in versione originale con sottotitoli in italiano. L’estate giapponese è alle porte, sarà bene non mancare!
Una Roma invasa dalle truppe del signor Rossi (il Blasco Nazionale protagonista assoluto allo Stadio Olimpico) e afflitta da un’umidità terribile ha dato il benvenuto al tour di Cristiano De André. La prima tappa, ieri sera all’Auditorium Parco della Musica in Cavea, pieno in ogni ordine di posto. Pubblico caloroso, rapito dalle note dell’eterno ragazzo genovese. Potrebbe sembrar strano definirlo così visti i cinquanta e passi anni d’età, più di trenta passati su un palco. Ma per la critica e il pubblico resterà sempre il figlio di Fabrizio. Eredità scomoda? No, a giudicare dalla disinvoltura con la quale si presenta sul palco. Mai una sbavatura, mai un errore. Qualche pezzo ha un’interpretazione talmente coinvolgente che sembra scritto da lui stesso. L’obiettivo è far apprezzare a più persone possibile la lirica del poeta ligure, ancora oggi di un’attualità sorprendente. Qualche titolo? La guerra di Piero ad esempio, Dolcenera (figlia dell’album Anime salve, era il 1997, padre e figlio sullo stesso palco nel tour omonimo) Canzone per l’estate (nuovo singolo, tirato fuori da cassetti polverosi e pieni di musica) Fiume Sand Creek (forse la più vicina alle sue corde). E tutti in religioso silenzio ad ascoltare anche i pochi momenti nei quali l’artista racconta la sua storia legata a doppio filo (e non potrebbe essere altrimenti) con quella di Faber. Si parla di De Gregori, di Dori Ghezzi… E spunta fuori il famoso aneddoto che vede Cristiano somigliante in maniera fortissima alla…madre. Per l’ennesima volta, son il sorriso sulle labbra, viene ricordato che la sua vera mamma è Enrica Rignon. Tutto il resto è gossip o vita vissuta come nel libro La versione di C. dato alle stampe poche settimane fa. Ma ieri sera c’era da onorare Fabrizio. Il tour del resto, De André canta De André prevede tanta musica e tanta poesia. Tutta in famiglia. Nei bis finali, largo a Il Pescatore e soprattutto a una versione deliziosa del più bel brano italiano di sempre. La canzone dell’amore perduto commuove e fa sognare tutti, gli spettatori delle prime file sono già sotto il palco. Gente di tutte le età provenienti principalmente dalla Liguria e dalla Sardegna. Inutile ricordare quanto l’amico fragile era legato a queste due terre. Una serata emozionante, con Fabrizio nel cuore e Cristiano sul palco. Ancora una volta insieme.
Il legionario è approdato a Spoleto a due giorni dall’avvio del Festival dei Due Mondi. A ospitare la compagnia di Hijo de Puta, come avvenne lo scorso anno per la presentazione de La madre, la biblioteca di Palazzo Mauri. Il ringraziamento affettuoso va a tutti gli spoletini e soprattutto all’Assessore alla Cultura (il premio Oscar Gianni Quaranta) ad Alfonso Marchese (che ha regalato una sua visione del romanzo) e all’artista Maria Gloria Sirabella che ne ha letto un capitolo, compresa la Canzone del Legionario. A chiudere la giornata, non poteva mancare la visita a due posti “storici” : Il bar Tebro e la profumeria Mariangela di Corso Mazzini. I prossimi appuntamenti? Sulla pagina pubblica Fb di Orietta Cicchinellihttps://www.facebook.com/oriacicchinelli/?fref=ts e su questo sito.