Can Yaman Sandokan alla FEsta del Cinema di Roma

Il nuovo Sandokan Can Yaman “re” della Festa del Cinema di Roma

L’unica cosa che ci teneva zitti e buoni alla sera davanti alla tv, a noi garruli e scatenati pargoli di campagna, era la puntata di Sandokan: puntuale alle 20,40 su Rai1! Sulle note della sigla, “Sandokaaaan Sandokaan! più crudele è la guerra e l’uomo sa cos’è la guerra…”, ricordo che, con mio cugino Amedeo Cicchinelli (smentiscimi se sbaglio), ci affacciavamo in strada per il gusto di stare su una via Giacomo Leopardi, insolitamente deserta, a sentire tutta la canzone in stereofonia proveniente dalle casette del paesello natio: Castronovo! Era il 1976 o giù di lì…

Ora La Tigre della Malesia – dal celebre romanzo di Salgari – è tornata, e al posto del mitico Kabir Bedi (affascinante come pochi) troviamo la star turca #CanYaman

Saprà il nuovo far dimenticare il vecchio? Lo scopriremo solo vedendo gli 8 episodi della serie su Netflix prossimamente

Due sono in anteprima alla Festa del cinema di Roma! Accolti da una folla di fan in delirio: per la Tigre di Mompracem un successo assicurato!

Venerdì 17 ottobre 2025 alla Festa di Roma

Aspettando Sandokan-Can Yaman, la vera star di questo venerdì alla Festa del Cinema di Roma, ecco alcune chicche da non perdere. Innanzitutto Paolo Virzì con il suo ultimo intenso film: Cinque secondi. Aspro e tenerissimo, malinconico e giocoso: in anteprima alla Festa del Cinema con Valerio Mastandrea superstar.

Nel Concorso Progressive Cinema sarà presentato 40 secondi di Vincenzo Alfieri: il film, tratto dall’omonimo libro di Federica Angeli, ricostruisce le drammatiche ventiquattr’ore che precedono l’omicidio di Willy Duarte Monteiro

Dai romanzi di Emilio Salgari al grande schermo, la serie Sandokan porta in scena un’autentica epopea, fra desiderio d’avventura e bisogno di libertà. Il protagonista Can Yaman riceverà il premio “Lazio Terra di Cinema”

Al via il programma delle masterclass: si inizia con uno dei più influenti registi britannici, Julien Temple, che incontrerà il pubblico e, successivamente, presenterà il suo nuovo straordinario documentario, I Am Curious Johnny

Alla Festa arriva Cuba & Alaska di Yegor Troyanovsky, storia dell’amicizia fra due dottoresse ucraine sulla linea del fronte di guerra

La sezione Storia del Cinema celebra il regista Claudio Caligari, a dieci anni dalla scomparsa, con la proiezione di Amore tossico, esordio alla regia del grande autore

CINQUE SECONDI di PAOLO VIRZì: da vedere!

Oggi alle ore 21 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, la Festa del Cinema di Roma ospiterà l’anteprima di Cinque secondi, nuovo lavoro, aspro e tenerissimo, malinconico e giocoso, di uno dei più importanti registi del nostro cinema, Paolo Virzì. Nel film, presentato nella sezione Grand Public, un misantropo – barba e capelli grigi, sigaro sempre acceso, occhi tristi sempre arrabbiati – vive solo nelle stalle ristrutturate della bella villa Guelfi che sta andando in rovina, così come stanno appassendo i vigneti che la circondano. Non vuole contatti con nessuno ma all’improvviso arriva un gruppo di ragazze e ragazzi, studenti e laureati in agronomia, guidati dalla contessina Matilde Guelfi Camajani, che si installa nella villa con i sacchi a pelo e ricomincia a occuparsi dei vigneti abbandonati. Lo scontro iniziale tra il burbero, litigioso, bravissimo Valerio Mastandrea e la spiccia, solare Galatea Bellugi si trasforma in amicizia e cura. I traumi passati riemergono, trascinati anche dalla sempre surreale Valeria Bruni Tedeschi. “È un film che inizia in modo misterioso, per rivelare gradualmente la sua trama dolorosa, poi accendersi in un conflitto vivace e buffo e chiudere con un sentimento di fiducia – ha dichiarato il regista – Un film sulla morte e sulla vita, su come anche il dolore possa generare tenerezza e protezione”.

40 secondi di Vincenzo Alfieri

Alla Sala Petrassi alle ore 21:30, sarà presentato 40 secondi di Vincenzo Alfieri, titolo inserito nel programma del Concorso Progressive Cinema. Tratto dall’omonimo libro di Federica Angeli, il film ricostruisce le drammatiche ventiquattr’ore che precedono l’omicidio di Willy Duarte Monteiro, giovane capoverdiano di ventun anni ucciso a Colleferro il 6 settembre 2020 mentre difendeva un amico. Attraverso una rete di incontri apparentemente casuali, rivalità nascoste e tensioni sottili, la vicenda mette a nudo come la banalità del male possa esplodere in pochi attimi fatali. Alfieri dirige magistralmente sia gli attori professionisti (su cui svettano Francesco Gheghi e Francesco Di Leva) sia i giovani selezionati attraverso lo “street casting”, e rilegge in chiave sorprendentemente personale il magistero pasoliniano.

Il ritorno della Tigre di Mompracem: Sandokan

Alle ore 18:30 nella sala Sinopoli per la sezione Freestyle, saranno presentati i primi due episodi della serie Sandokan di Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo. Dai romanzi di Emilio Salgari, la serie mette in scena un’autentica epopea dove il desiderio dell’avventura va di pari passo col bisogno di libertà. Sullo sfondo di paesaggi tropicali attraversati da tensioni coloniali, la vicenda intreccia passione e ribellione, trasformando il pirata Sandokan (Can Yaman) in un eroe tragico e la sua amante Marianna (Alanah Bloor) nella complice di una sfida impossibile. Nella stessa giornata, il protagonista Can Yaman riceverà il premio “Lazio Terra di Cinema”, riconoscimento della Regione Lazio destinato alle personalità che si sono contraddistinte nel mondo del cinema e dell’audiovisivo.

Alle ore 16:30 alla Sala Petrassi, il pubblico potrà incontrare Julien Temple, uno dei più influenti registi britannici, nella Masterclass dal titolo “Let It Rock & Roll”. Nel corso della quarantennale carriera di Temple, la musica è stata spesso al centro dei suoi film, sin dal folgorante esordio con La grande truffa del Rock ‘n’ Roll, in cui ha raccontato ascesa e caduta del celebre gruppo musicale dei Sex Pistols. Negli anni, ha firmato titoli come Running Out of Luck (protagonista Mick Jagger), Absolute Beginners (con David Bowie e Sade) e Le ragazze della Terra sono facili (in cui mescola musical, fantascienza e commedia con un’estetica pop coloratissima), realizzando inoltre numerosi videoclip e documentari musicali.

Julien Temple porterà in prima mondiale alla Festa il suo nuovo straordinario lavoro, I Am Curious Johnny, in programma alle ore 19 sempre in Sala Petrassi per la sezione Proiezioni Speciali. Il documentario racconta la figura di Jean “Johnny” Pigozzi, fotografo, collezionista, designer e intellettuale sui generis animato da una curiosità insaziabile: una personalità bigger than life, emblema di un’epoca e di una cultura in cui il confine tra esperienza privata ed elaborazione culturale diventa sempre più sottile.

Proiezioni Speciali

Alle ore 16 in Sala Sinopoli si terrà Le mille luci di Antonello Falqui di Fabrizio Corallo che porta sul grande schermo la vita e la carriera di Antonello Falqui, straordinario “inventore” dello spettacolo leggero della televisione italiana, nato cent’anni fa. Carlo Verdone, Christian De Sica, Gianni Morandi, Renzo Arbore, Aldo Grasso, Leopoldo Mastelloni, la ex Bluebell Leontine Snell, Maurizio Micheli, Massimiliano Pani e altri ricostruiscono la creatività e il rigore di un artista che costruì spettacoli di varietà tra i più belli e, di volta in volta, più moderni del mondo.

Alle ore 20 presso il Teatro Studio Gianni Borgna, sarà la volta di Cuba & Alaska, diretto dal regista ucraino Yegor Troyanovsky. Yulia “Cuba” e Oleksandra “Alaska” sono due dottoresse ucraine che lavorano sulla linea del fronte di guerra. Grandissime amiche, fanno parte di un piccolo nucleo militare in continuo movimento e ogni giorno affrontano orrori, morti, corpi devastati: entrambe sopravvivono indomite e frementi grazie all’amicizia che le lega, alla forza interiore e al senso dell’umorismo che condividono.

In Freestyle

Alle ore 17:45, il pubblico potrà assistere a La Petite cuisine de Mehdi, una commedia degli equivoci che mescola amore e cucina, etnie e generazioni, sapori e sentimenti. Esordio alla regia cinematografica dell’attore e regista teatrale Amine Adjina, il film è interpretato da Younès Boucif (star della serie tv Drôle – Comici a Parigi) e Clara Bretheau (Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi), con la travolgente partecipazione straordinaria della più celebre attrice israelo-palestinese e di cittadinanza francese, Hiam Abbass (La sposa sirianaIl giardino dei limoniInsyriatedMunich, Palestine 36).

Alle ore 22:15 sarà la volta di Queens of the Dead, firmato da Tina Romero, figlia di George Romero (inventore degli zombi moderni, con La notte dei morti viventi, 1969). L’attrice e dj esordisce nella regia cinematografica seguendo in parte le orme del padre con quella che definisce “una ZomComMusic Video RIDE” (una cavalcata), fedele all’eredità del babbo ma anche a se stessa.

Marracash

Inarrestabile l’onda di Marracash negli stadi del Bel Paese

Aspettando con trepidazione l’appuntamento nella Capitale del 30 giugno, Marracash procede di successo in successo, dallo scorso 6 giugno 2025 di Bibione. Il MARRA STADI25, che fa di Marracash il primo rapper in Italia a esibirsi in un tour negli stadi. 

Post Marrageddon, Marracash riscrive le regole dello spettacolo dal vivo alzando l’asticella del live, come nel suo stile: il \prodotto da Friends & Partners, approda sui più importanti palchi del nostro Paese, accompagnato da un vfero e proprio dispiegamento di mezzi tecnologici e creativi, per un concept live totalmente unico nel suo genere.

Il MARRA STADI25 e le sue tappe

Dopo Bibione (VE)Napoli, sabato 14 giugno la tappa allo Stadio Olimpico Grande Torino, sold out, mentre mercoledì 25 giugno (sold out), e giovedì 26 giugno tocca allo Stadio San Siro di Milano, e lunedì 30 giugno (appunto) allo Stadio Olimpico di Roma. La chiusura è affidata, sabato 5 luglio, allo Stadio San Filippo di Messina.

Lo show in sei capitoli

Un epic movie dal vivo lo show, con al centro della scena il conflitto tra Fabio, l’uomo, e Marracash, l’artista, raccontato attraverso il repertorio dei suoi più grandi e recenti successi. Fabio e Marracash scoprono la loro connessione, rivelata attraverso l’intensità delle performance dei brani della Trilogia: “Persona” (otto dischi di platino, 2019), “Noi, Loro, Gli Altri” (sette dischi di platino, 2021) ed “È Finita La Pace” (doppio disco di platino, 2024). 

La trilogia di Marracash ha lasciato il segno nella scena musicale, con un’impronta narrativa duratura. I suoi album nelle classifiche FIMI lo dimostrano: “Persona” è in classifica da ben 293 settimane, “NOI, LORO, GLI ALTRI” da 186, e da quando “È FINITA LA PACE” è uscito 26 settimane fa, tutti e tre gli album si sono mantenuti costantemente nella Top 50. Ad oggi, tutti gli album della Trilogia occupano le prime 30 posizioni della classifica FIMI. 

La produzione dello show, creata dal team tutto italiano di Ombra con la direzione artistica di Lorenzo De Pascalis, segna un’evoluzione rispetto al Marrageddon.

Il corpo di ballo e la band con Marracash

A completare lo show, un corpo di ballo con otto ballerini diretto dal coreografo Carlos Kahunga Kamizele, una band dal vivo e una serie di performer e personaggi scenici che si alternano sul palco, mentre sullo sfondo dominano 5 imponenti robot costruiti per lo show alti dai tre ai sei metri, per un impatto visivo e narrativo totale.

Sul palco, l’allestimento materico e immersivo ed effetti speciali sorprendenti, la voce di Matilda De Angelis  – in un ruolo d’eccezione che aggiunge profondità e potenza all’esperienza – che, in un dialogo costante con Marracash, guida lo spettatore dentro un universo sospeso tra realtà e finzione.

La presenza di Madame

Madame, ospite pienamente inserita nel racconto, è presente in tutte le tappe dello tour. La sua cifra artistica, profonda e viscerale, si fonde con i temi identitari e psicologici esplorati da Marracash, rafforzando il cuore emotivo dello spettacolo. Un legame già reso potente dalla loro collaborazione in “L’anima”, brano contenuto nell’album “PERSONA” che incarna perfettamente il dualismo interiore alla base della narrazione dello show.

La carriera di Marracash è un susseguirsi di successi in ogni aspetto artistico. Si contano infatti 127 dischi di platino, 32 dischi d’oro e quasi 8 miliardi di stream totali, la vittoria della Targa Tenco 2022 con “NOI, LORO, GLI ALTRI” per la categoria miglior disco in assoluto, la creazione del primo festival rap italiano, il MARRAGEDDON, evento spartiacque per la scena, che a settembre 2023 ha riunito 140.000 fan a Milano e Napoli e ora il primo tour negli stadi per un rapper italiano con un live potente e mai visto prima.

Info e biglietti: www.ticketone.it e www.friendsandpartners.it.

Claudio Baglioni

Baglioni: “Il sogno è avere sempre un sogno, fino all’ultimo istante”

di Orietta Cicchinelli

“Il sogno è quello di avere sempre un sogno fino all’ultimo istante, per tutta la vita. Il sogno è l’orizzonte che si muove e non si conquista mai: è importante averlo davanti come una guida”. Così Claudio Baglioni alla presentazione de “La vita è adesso Il sogno è sempre”, fuori il 6 giugno, il nuovo progetto con doppio vinile in 4 formati cd e digitale, con un cofanetto in edizione limitata a 1000 che include 3 contenuti speciali, il libro d’artista di Emiliano Ponzi che reinterpreta i temi e dei testi del cantautore romano, doppio vinile e cartolina d’autore autografata. Un lavoro che preannuncia anche un lungo tour in giro per il Belpaese. Il brano che chiude l’album e che fa da sottotitolo “è stato scritto nel tempo – spiega Baglioni – e rispetta l’ampiezza dei temi trattati nei 10 brani originali e, dopo i 10 corali, questo è quello più personale”.

Claudio Baglioni La vita è adesso Il sogno è sempre

In una calda Terrazza degli Aranci dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, va in scena la presentazione del nuovo progetto dell’instancabile artista. In completo grigio perla, scarpe da tennis in tinta e camicia bianca, Baglioni racconta la storia e il dietro le quinte del disco “La vita è adesso” (album dei record, uscito nel giugno del 1985, il più venduto di sempre in Italia), che si arricchisce di una nuova canzone: “Il sogno è sempre” a mo’ di sottotitolo dell’album. Ricantato e risuonato con tanto di coro lirico dal vivo e orchestra sinfonica.

“La vita è adesso” doveva chiamarsi “Un bar sulla città”

“Quarant’anni fa doveva avere un altro titolo: Un bar sulla città, appunto perché dopo aver composto le musiche che arrivavano con una certa facilità, dovevo trasformarli in parole e unire la mia parte d’autore con quella di compositore… Il tempo passava e l’album tardava ad arrivare nel 1985 anno curioso: 6 gennaio ci fu la finale di Fantastico di Pippo Baudo e c’era stato un concorso popolare nella Canzone del secolo: ne arrivarono in classifica 10 tra cui Questo piccolo grande amore. Una soddisfazione per me… Davanti alla Tv appresi che il brano era 1° e non ho dato segni di giubilo per il concorsino…”.

Claudio tra ricordi ed emozioni

“Alla fine del lavoro La vita è adesso, ero a Londra, all’ultimo istante, a fine registrazione, come si sa, si perde la voce – continua Claudio – e il finale è drammatico, tornai a Fiumicino con una cassetta da ascoltare durante il viaggio con due amici. Dopo l’ascolto dissi: è un disco troppo orrendo, troppe parole, pochi ritornelli! E, invece, sono stato smentito e tra i 30 miei album è stato il più popolare. Il perché? Resta un mistero anche per me.  Forse perché è un disco che parla di tanti in un percorso di vita. Davvero non ho idea. Nel 1985 ero pronto all’insuccesso: giravo per le strade con ansia vedendo alcuni negozianti sull’orlo di una crisi di nervi perché il disco tardava ad arrivare nei negozi. Finché un giorno non vidi un cartello che diceva che finalmente il disco era arrivato. L’attesa era tanta e anche la mia ansia…”. Un consiglio ai giovani autori by Claudio? “L’ideale avere una stanza piccola e un bel muro davanti per scrivere meglio. Le volte in cui sono andato in posti bellissimi per scrivere non ho prodotto niente, perché incantato e distratto dalla tanta bellezza intorno a me”.

Claudio Baglioni e le celebrazioni

E a proposito del quarantennale del disco Baglioni dice: “Io non amo celebrazioni, anche se l’autore in vita, sembrano commemorazioni: si perde tempo a guardare indietro invece di fare qualcosa di nuovo. Essendo di gran lunga l’album più venduto in Italia, invece di fare una “romanella” di un disco, riverniciandolo un po’ per l’occasione, mi sono accorto che queste canzoni avevano fatto strada con una serie di sonorità, e l’idea di tornare in studio di registrazione e cantarle dal vivo è stata una conseguenza. Abbiamo fatto come ai vecchi tempi: suonando tutti insieme, abbiamo fatto tutto – continua il maestro del pop – come fosse un album nuovo. Ed essendo un album variegato, con un tessuto di racconto a più voce. Lo volevo chiamare “Un Bar sulla città” perché vidi dei film italiani tutti in bianco e nero che iniziavano con panoramica della città e una voce fuori campo diceva “questo è un giorno come gli altri…” e si raccontavano personaggi e storie che si mettevano insieme.

Galeotto lo Zodiaco

Baglioni ricorda le sue estati romane in giro per la sua Roma. “Nel bar dello Zodiaco, ora chiuso, accanto all’Osservatorio di Monte Mario, passavo il pomeriggio con gelato doppia panna e cioccolato e tra le coppiette che si baciavano buttavo giù canzoni… e se alla fine della giornata mi piacevano mi concedevo un bicchiere di spumante. Così, brindando con me stesso e tutta quella gente sconosciuta, mi venne da esclamare: Evviva la Vita! La vita è adesso soppiantò “Il Bar sulla città” e non poteva essere altrimenti…”.

40 anni dopo La vita è adesso

La riedizione ha un sottotitolo “Il sogno è sempre” perché non si poteva semplicemente rimettere lo stesso titolo da solo 40 anni dopo. Alla base del progetto la volontà non di celebrare la nostalgia (perché “La vita è adesso” appunto!) ma l’attualità, perché la musica di questo album continua ad avere il suo impatto su un pubblico trasversale. È passato del tempo dall’8 giungo del 1985 ma tra quella data e oggi c’è continuità poiché “Il sogno è sempre”. E la città di Roma, così immutabile eppure diversa, torna ad essere lo stage principale del progetto.

“Superare il tempo per diventare da stronzi a maestri”

E, a proposito di ricordi il cantautore romano spiega: “La foto di copertina è stata fatta in condizioni umane, perché 40 anni fa la facemmo dopo abbondanti libagioni in un ristorante di Ostia, a mia insaputa il fotografo mi fece quello scatto con l’occhio sbattuto. Ora invece nella foto sono più vigile”.

La soddisfazione di Claudio Baglioni. “Sono contento del progetto – spiega il cantautore – perché il lavoro pregevole di Emiliano Ponzi di misurarsi con i testi, che hanno già molta visione, ha regalato anche a me una serie di suggestioni e nuove ipotesi non didascaliche… Tutti noi – riflette Claudio – cerchiamo di superare il tempo per diventare da stronzi a maestri. Anche a me hanno dato del maestro qualche volta…”, ride.

Il lancio del gran tour La vita è adesso

E si preannuncia un viaggio di 40 tappe attraverso l’Italia, da fine giugno a settembre 2026, e sarà uno storytelling con tanto di diario di bordo attraverso le località e le bellezze d’Italia. Un viaggio lungo che toccherà tutte le regioni. Claudio ha avuto una visione: compiere un vero e proprio viaggio di conoscenze e riscoperta.

Solo il 26 settembre sarà rilasciato il calendario del tour che parte con una speciale anteprima a Lampedusa.

“La ricetta è sempre stata – spiega il protagonista – quella di trovare una messa in scena e occasione diversa rispetto alle esperienze passate. Dopo 15 anni torno a fare concerti negli spazi all’aperto seguendo itinerario parallelo rispetto a quello musicale di apprendimento per noi giovani aristocratici. Vorrei vedere ancora le tante belle cose che ci sono in giro (e cita il vedutismo, ndr), vorrei portarmi via un po’ di immagini personali, scattando clic, non solo con la memoria, ma una sorta di documentario personale. L’emozione di andare a vedere i luoghi e come collocare i concerti sarà grande: l’anteprima nazionale il 27 settembre 2025 sarà nell’isola di Lampedusa, a me molto cara, e dove andrò quanto prima. Location? Forse il luogo del campo sportivo dove Papa Francesco incontrò i lampedusani o la banchina”.

I giovani non sono il futuro ma l’oggi

È il messaggio che Claudio Baglioni per i ragazzi dell’Isola di Lampedusa che presto incontrerà, come riferisce il sindaco dell’isola che, davanti alla folta platea di giornalisti dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, ringrazia Claudio per aver organizzato il festival più importante per l’Italia a Lampedusa (O’ Scià) e anche per aver voluto iniziare il tour proprio da lì.  

“Ne abbiamo combinate parecchie sull’isola – racconta Baglioni – e non solo con O’ Scià. È un luogo elettivo Lampedusa per me. Forse noi che abbiamo avuto successo vogliamo farci perdonare il fatto di essere diventati famosi. Spesso si partecipa ad eventi di cui non si sa nulla: per O’ Scià non è stata così, per 10 anni che ci siamo stati dentro”.

Claudio Baglioni e la nostalgia

E per la nostalgia non c’è ancora tempo come spiega l’autore di tante hit della musica italiana. “Sono reduce da 76 concerti nei teatri lirici e non ho tempo per la nostalgia e per guardarmi indietro. Questo è un po’ il significato di tutti i miei percorsi e anche il progetto non è un monumento alla nostalgia. Il fatto di essere andati in sala pensando a suonare e cantare come se l’album fosse fatto oggi la dice lunga. Abbiamo lavorato come si faceva ai tempi dell’epopea discografica e devo ringraziare anche la Curci editore per questo. Quando si tratta di riprendere in mano il boccino del gioco, la nostalgia è lontanissima da me. Certo, avrei potuto mandare una figura tridimensionale di me stesso in sala di registrazione, ma allora il viaggio non lo avrei più assaporato. La vita è adesso, davvero!”.

Salire sul palco ieri e oggi

“Salire sul palco non è mai semplice – racconta l’artista – ti trovi ad essere guardato e giudicato da tutti. Occorre avere un gran senso di autostima: io ho iniziato per puro caso a 13 anni, occhialuto, ce le avevo tutte, ero timido, introverso e la timidezza non si smette mai. Il fatto di fare questo mestiere è una stranezza. E a 13 anni salii sul palco: fu mia madre a spingermi a partecipare al concorso di voci nuove a Centocelle. Lei, una sarta, mi mise pantaloni celesti e camicia rosa. Parevo un confetto ermafrodito ma ebbi successo: ero già fluido ai tempi… Per esibirsi ci vuole un motivo occorre avere una sicurezza: io lo faccio anche con 100 persone diverse accanto, perché a me fa bene vedere tanti che volteggiano intorno e mi fa capire che lì sul palco c’è una ragione per starci”.

L’artista

“Gli artisti – secondo Claudio – sono come antenne sensoriale, traduttori di quel che accade. Oggi c’è un intorno molto meno interessante vista la crisi generale: la materia da riportare è meno stimolante per tutti. Ma noi facciamo i conti sempre dopo con la storia. Oggi, comunque, ce la cantiamo e ce la suoniamo più o meno addosso, c’è più mestiere che altro”.

Claudio Baglioni
Claudio Baglioni firma autografi all’Hilton di Roma
Il sogno è sempre
Il sogno è sempre di Claudio Baglioni
Claudio Baglioni

“La vita è adesso Il sogno è sempre” di Baglioni risuona di emozioni

I sogni, le speranze degli Anni ’80 sono tutti lì dentro “La vita è adesso” che festeggia 40 anni di successi. Reinterpretato e rinnovato con sonorità e stili moderni, l’album dei record (è il disco più venduto di sempre con 4 milioni e mezzo di copie fisiche all’attivo) esce venerdì 6 giugno. Un progetto discografico (by Sony Music) che comprende, oltre alle 10 hit contenute nell’originale, anche un nuovo brano: “Il sogno è sempre”, undicesima e ultima traccia, dove il canto di Baglioni si fa lirica, intonando un inno all’ideale, alla speranza, a quel che verrà.

La vita è adesso Il sogno è sempre

“Il sogno è adesso è sempre stato il sottotitolo dell’album La vita è adesso. Del brano – rivela l’autore – ne feci una versione con pianoforte nel 1986 da solo negli stadi, si vede che non ero in me, lì solo sul palco di San Siro. Poi la canzone è rimasta in una sorta di limbo e, con il tempo, si è trasformata nelle strofe e ha assunto un testo nelle prime due parti. Aveva già un tessuto nell’album e non è imbellettamento del lavoro”.

Il sogno è sempre per Claudio Baglioni

La traccia, che contiene un messaggio universale secondo cui i sogni sono immortali, realizzata con l’Orchestra italiana del Cinema e il Coro Giuseppe Verdi, è un compendio della storia dell’uomo-Claudio, fatto “più di musica che di parole”. Un uomo che ha attraversato le stagioni della vita, “rubando” con gli occhi e con il cuore ciò che poi ha restituito in note, e che non smette di guardare al cielo, vivendo sempre a metà “tra terra e stelle”. È, come ogni artista di razza, un uomo “nato per volare via di qua”. Oltre il tempo e oltre lo spazio, perché “Se il tempo è mentre/ il sogno è sempre”. Parola di cantautore!

La vita è adesso

La nuova edizione dell’album, realizzata dal cantautore romano con una formazione di 21 musicisti e coristi, risuonando e cantando al Forum Studios di Roma dal vivo (con arrangiamenti rinnovati e con la presenza contemporanea di tutti i protagonisti in sala), crea un filo narrativo tra ieri e l’oggi. Quel che è stato, quel che è, e anche quel che (forse) potrà essere.

40 anni dopo “La vita è adesso” Baglioni fa un regalo al suo pubblico e, senza snaturare successi come “Un nuovo giorno o un giorno nuovo”, “L’amico e domani”, “Uomini persi” e gli altri popolarissimi brani, li arricchisce e li fa risuonare ancora meglio. Viene fuori tutto il divertimento del cantautore ascoltando la sua grande voce (ora più calda e morbida, più rotonda, a tratti piacevolmente ovattata, con meno acuti rispetto al passato) e i suoi esperimenti sonori saranno una vera delizia per le orecchie dei suoi fans. Dunque, bentornato Claudio!

Uomini persi

In questa canzone (a un primo ascolto) il suono è più fresco e nuovo: i cori si fan sentire e le emozioni corrono veloci anche nell’assolo dell’artista. “La vita è adesso” (traccia successiva nonché titolo dell’album) si canta con un ritmo più accelerato: bello il gioco sul finale, con la voce o le voci a rincorrersi, quasi a non voler chiudere il pezzo. Galoppa l’orchestra in “Tutto il calcio minuto per minuto” e si fa più veloce nella ritmata in “Andiamo a casa”.

Tra Amori in corso e Adesso la pubblicità

Nella nuova versione di “Amori in corso”, dopo un ingresso sonoro potente, la voce di Baglioni viene fuori solitaria ma robusta: da vero cantastorie l’artista ci conduce nei meandri ingarbugliati delle storie d’amore. Il coro anche qui non manca ed esce fuori bene nel ritornello. Magia!

Si accentua la suspence in “Adesso la pubblicità” dove il ritornello (“oggi è quasi un secolo di noia…”) vola ancora più in alto, grazie alla polifonia del canto corale. E, allora, tutti pronti a prendere “Un treno per dove” non si sa, ma che trascini via da tutto! Ieri come oggi, perché le canzoni di Baglioni non hanno tempo: i suoi concept sono storie di quotidiana umanità. Un’umanità che spesso arranca, annaspa, vorrebbe arrendersi, ma non smette mai di lottare o di sperare, comunque sia.

Notte di Note, note di notte

Difficile non lasciarsi emozionare riascoltando questo pezzo nella sua nuova veste. “Notte di note, note di notte” è una carezza all’anima, complice anche la voce di Claudio che si fa via via più piena e meno acuta soprattutto sul finale. E vengo i brividi quando l’autore attacca con “Qui in questa curva di cielo” o “Qui in questa via di nessuno”…

Che dire? A 74 anni, il musicista, cantante e compositore romano ha ancora qualcosa da dire e lo fa alla sua maniera: puntando dritto al cuore di chi lo ascolta.

Ginestrina Demoni e Passioni

“Ginestrina Demoni e passioni” è un romanzo di crescita incentrato sulla storia di una ragazza di paese che si fa strada nel mondo, coltivando la sua passione per i libri, ma senza dimenticare le sue radici contadine. L’ultimo lavoro (il quarto) di Orietta Cicchinelli è una lettura che cattura dalla prima all’ultima pagina, grazie anche alla prosa lineare e semplice del racconto.

La storia, che si snoda tra gli Anni ’90 e il primo decennio del 2000, racconta sì di un mondo ormai lontano, ma che la pandemia e l’isolamento forzato rendono attuale e incredibilmente presente. Sentimenti, passioni, emozioni non hanno tempo né colore, come la recente storia insegna.

La vita semplice del contadino che non ha camicia è forse la vera vita felice? O è la perenne rincorsa del benessere la risposta alle domande delle domande: perché io? Perché a me?

Tra avventure e disavventure, drammi umani, d’amore e non solo, Ginestrina, la protagonista del titolo, troverà la sua via, così come le tante ragazze, donne, figlie, sorelle, amanti, concubine e madri che, come lei, hanno il coraggio di vivere intensamente e pienamente ogni attimo, come fosse l’ultimo… Hic et nunc!

Ultimo è primo. Ma sbanca Lo Stato Sociale

 

E’ Ultimo il vincitore della 68° edizione del festival di Sanremo nella categoria giovani. Il pubblico ha rumoreggiato a lungo (preferiva vedere sul gradino più alto del podio Mudimbi o Lorenzo Baglioni, al quale visto il periodo storico di ignoranza non ha giovato di certo il cognome). Ma c’è da dire che il pezzo Il ballo delle incertezze resta in testa e funziona già benissimo in radio. Quindi, vittoria meritata. Una serata iniziata con… Heidi. Un po’ era attesa, va detto. Più che altro temuta. Ma Baglioni non ha voluto deludere i fan di Anima mia (programma storico condotto con Fabio Fazio che sdoganò il vecchio Agonia in un artista autoironico ai massimi livelli) e si è lanciato in una performance rock accompagnato da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino sulle note del pezzo lanciato da Elisabetta Viviani. Claudio è un perfezionista ma, nel controllare tutto, ha toppato troppe volte nei versi dei suoi brani. L’emozione e la timidezza a volte riaffiorano e giocano brutti scherzi. E’ capitato anche nell’esibizione di Amore bello cantata superlativamente da Gianna Nannini. La cantante senese dopo aver portato sul palco dell’Ariston Fenomenale (molto meglio aver puntato sul primo singolo che su Cinema, ora in radio) ha messo un tassello in più nella sua carriera di cover (già sperimentata con successo nel disco Hitalia). La quarta serata, dopo il boom delle prime tre ha dimostrato come anche il pezzo meno riuscito, riarrangiato a dovere può essere gradevole. Il vincitore morale (e chissà…) è stato Lo Stato Sociale, capace di portare a Sanremo (dopo la vecchia che balla) il Piccolo coro dell’Antoniano e Paolo Rossi (il comico, non l’uomo che fece piangere il Brasile) in una versione de Una vita in vacanza riveduta e corretta, a misura di bambino: nel ritornello la frase nessuno che rompa i c….è stata sostituita con nessuno che buca i palloni. Notevole anche la presenza di Alessandro Preziosi, ospite del trio Bungaro-Vanoni-Pacifico mentre l’inserimento di Alice nel brano Almeno pensami di Ron nulla ha aggiunto. Detto, logicamente, nel massimo rispetto della forlivese. Bravi Annalisa-Michele Bravi e I Decibel (Lettera dal duca insieme a Midge Ure guadagna moltissimo). Menzione speciale per Ermal Meta e Fabrizio Moro: hanno affidato a Simone Cristicchi il compito di leggere le parole di Antoine Leiris, l’uomo che perse la moglie al Bataclan e scrisse una lettera aperta ai terroristi pronunciando la frase che dà il titolo al brano, Non mi avete fatto niente. Il controcanto di Anna Foglietta ha nobilitato Passame er sale di Luca Barbarossa. Prima della fine della serata, il premio alla carriera. Quest’anno è andato a Milva, a ritirarlo la figlia con tanto di lettera scritta dalla rossa. Pubblico in piedi e parole di commiato. Il secondo ospite musicale della serata, Piero Pelù ha riproposto per l’ennesima volta Il tempo di morire di Lucio Battisti. Voleva essere un omaggio. Ma Battisti era già avanti ai tempi: le chitarre distorte non gli si addicono.

Secondo la giuria di qualità (presieduta da Pino Donaggio) zona blu per Vanoni-Bungaro-Pacifico, Ron, Diodato & Roy Paci, Ermal Meta & Fabrizio Moro, gialla per Lo Stato Sociale, Red Canzian, The Kolors, Annalisa, Enzo Avitabile & Peppe Servillo e rossa (quella a rischio) per I Decibel, Roby Facchinetti & Riccardo Fogli, Noemi, Renzo Rubino, Mario Biondi, Nina Zilli ed Elio e le storie tese

La serata è stata seguita in media da 10 milioni 108 mila telespettatori con il 51.1% di share. È il risultato migliore dal 1999 in poi, quando lo share fu del 54,06%. Scendendo in dettaglio, la prima parte è stata seguita ieri su Rai1 da 12 milioni 246 mila telespettatori (49.1% di share) mentre la seconda è stata vista da 6 milioni 849 mila (57.3%). Nel 2017, sempre la quarta serata del festival, aveva avuto nella prima parte 11 milioni 707 mila spettatori con il 45.53%, la seconda 6 milioni 213 mila con il 53.20%. L’anno scorso la quarta serata del Festival aveva ottenuto in media 9 milioni 886 mila telespettatori pari al 47.05% di share

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Rosalind Franklin Il segreto della vita

Il Teatro Eliseo non chiude. Almeno, non ancora. Il comunicato del teatro gestito da Luca Barbareschi che ha rimesso al mondo lo storico teatro con le sue forze riportandolo all’antico splendore confidando in quanto dovuto, poi, dalle istituzioni è di pochi giorni fa. E allora, nel calpestare la storia (la pavimentazione del piano superiore del teatro è completamente tappezzata da manifesti di storici spettacoli negli anni d’oro dello spettacolo a Roma) si è cercato di dimenticare nefasti presagi dedicando una mattinata uggiosa alla presentazione de  Rosalind Franklin Il Segreto della Vita, in scena dal 28 marzo al 16 aprile. Protagonisti assoluti Filippo Dini (nelle vesti anche di regista) e Asia Argento, alla quale viene affidato l’onore e l’onore di interpretare Rosalind Franklin. Si tratta della storia vera della scienziata cristallografa che per prima fotografò la doppia elica del Dna, con una scoperta che cambiò la storia ma le fu rubata dai due colleghi James Watson e Francis Crick. Si parlava di storia, trasudante le pareti dell’Eliseo. E’ la stessa Argento a raccontare di quando da piccola veniva a vedere la madre, Daria Nicolodi, esibirsi. E poi…: ”Non pensavo sarei tornata a recitare, ancora meno in teatro e su questo palcoscenico. Mi sento come Rosalind Franklin, per il maschilismo che regna nel mondo della scienza come in quello dello spettacolo e perché anche lei, come me, veniva chiamata dark lady per la capacità di rapportarsi solo al suo lavoro”. E’ una prima per la Argento, testo di Anne Ziegler interpretato a Londra anche da Nicole Kidman. E per Filippo Dini: ”La storia di una grande rivoluzione e il dramma di una donna che cercò faticosamente di trovare un posto nel mondo. E che non ci riuscì”

 

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Beata ignoranza

E’ possibile vivere in un mondo completamente schiavo della tecnologia e decidere di non farne parte odiando tutto ciò che vive aldilà dello schermo? La domanda che, a volte rimbalza nei giochini stupidi, va detto, sui social arriva sul grande schermo. In rete si chiede: “Riusciresti a vivere un anno con un milione di euro ma senza connessione dati?”. Non ci crederete ma il 99% delle persone risponde di no! E’ su questa schiavitù che Massimiliano Bruno imposta il suo nuovo film.

Ernesto (Marco Giallini) e Filippo (Alessandro Gassmann) hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web, bello e spensierato è un seduttore seriale sui social network. È in grado di sedurre anche i suoi studenti grazie a un’app, creata da lui, che rende immediata la soluzione di ogni possibile calcolo. Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista anche con i suoi allievi, che fa della sua austerità un punto d’onore e vanta una vita completamente al di fuori della rete. È probabilmente l’ultimo possessore vivente di un Nokia del 1995. Una volta erano amici oggi sono divisi anche dai social network. Da un momento all’altro può però arrivare una novità – che è poi una sorta di ritorno al passato per cercare di recuperarlo – che stravolge il tutto. Ecco, quindi, che se uno cercherà di fare a meno della tecnologia, l’altro cercherà di capirla e di farsela piacere, per una donna: Nina (Teresa Romagnoli), una venticinquenne a cui sono legati entrambi. Bruno colpisce ancora una volta nel segno e se appare inarrivabile la sua opera prima Nessuno mi può giudicare, forse è perché nelle seguenti ha cercato di evolversi e di mutare ingredienti e personaggi. Strepitosa la coppia Giallini-Gassmann, ma non è una novità. Il primo, soprattutto, stupisce film dopo film. E una sua battuta può dare l’idea di come i social hanno stregato il mondo. Alla frase: “Adesso puoi comunicare con miliardi di persone in tutto il mondo”, la sua esclamazione è (riflettendoci bene) quella che diremmo tutti: “E che cazzo c’avemo da disse?”

Beata ignoranza sarà nelle sale italiane dal 23 febbraio prossimo per 01 Distribution. Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano con Italian International Film e Rai Cinema.

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Il caffè con il legionario

Hijo de Puta è arrivato anche a Saxa Rubra! Nel quartier generale Rai alle prime luci dell’alba, il racconto del legionario Giovanni è stato ospitato negli studi de Il Caffè di Rai Uno, trasmissione che dà il buongiorno ai telespettatori italiani. A fare gli onori di casa la giornalista Gemma Favia. Nel pezzo, foto e video!

 

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Hijo de Puta a Contestaccio

La serata a Contestaccio raccontata dalle vostre immagini. Grazie di cuore a tutti! L’avventura del legionario continua! Il prossimo appuntamento? A Spoleto, il 22 giugno a Palazzo Mauri, nell’ambito del Festival dei due Mondi. Sempre connessi su questo sito e sulla pagina Fb di Orietta Cicchinelli