in battere e… LEVANTE

http://www.vevo.com/watch/ITB261500759

Un monologo ad aprire la scena. Ed è subito Abbi cura di te. In ritardo (più che giustificato) ma lei si fa perdonare. Rivederla a Roma fa bene agli occhi e alle orecchie. La prima tappa del tour di Levante è al Teatro Quirinetta di Roma, in una serata di inizio autunno. La cantante siculo-torinese sempre più scatenata sul palco non si risparmia proprio mai. Niente la abbatte, neanche i disturbi alla strumentazione. Ha il cuore tra il pubblico. Lo regala a loro, a tutti quelli che sono corsi in massa a vederla. Due anni dal primo live, si presenta più matura (non che prima non lo fosse) e più spensierata. Ma riesce anche a commuoversi. Lacrime vere quelle che sgorgano dai suoi occhi durante la toccante Finché morte non ci separi (terzo toccante singolo), come reali sono quelle tra i ragazzi sotto al palco durante Ciao per sempre. In tutto i brani cantati saranno ventuno. Scaletta rispettata. La più apprezzata e richiesta? Senza zucchero, non a caso scelta come apertura dei bis. A fine concerto, ospiti del backstage, abbiamo scambiato con Claudia (il suo vero nome) qualche battuta a caldo (è proprio il caso di dirlo).

Mai come stasera i problemi tecnici hanno cercato di rovinare tutto. A differenza di altri cantanti però non si nota astio tra lei e lo staff. Finzione o realtà?

I tecnici sono la parte fondamentale di questo lavoro, oserei dire gli angeli custodi. Cerco sempre di non perdere il controllo con loro. Il mio modo per far capire che ci sono problemi è dichiararlo apertamente al microfono, magari cambiando strofa a un pezzo per farlo notare. Stasera ho dovuto abbandonare anche gli ear monitor e ho cantato anche a cappella perché non riuscivo a sentire gli strumenti, Ma ce l’ho fatta!

Con tutte le poesie d’amore raccontate in questi due dischi si potrebbe scrivere un libro. Alfonso (il tormentone dell’estate 2013) sembra essere un brano con poca attinenza agli altri

Alfonso è stata scritta in un momento nel quale non sapevo cosa ne sarebbe stato della mia carriera. Le avevo provate tutte, ma non ero riuscita ad avere visibilità. La festa raccontata nel pezzo è chiaramente una metafora. Non era il mio luogo, non era quello che volevo. Un momento di frustrazione. Ma fa parte di me. Io sono quella arrabbiata, aggressiva (come in Duri come me, ad esempio) ma anche quella dolce e timida.

Due anni fa, di questi tempi, l’esordio a Roma con Le feste di Alfonso. Ancora non era stato pubblicato nessun album. La canzone sulla quale puntava maggiormente era Cuori d’artificio. Stasera era relegata a fine scaletta.

Quest’anno ho fatto fatica a cantarla aldilà della stanchezza. Le voglio bene ma ora sono in uno step successivo. Guardo al futuro. E prima o poi sarò costretta ad allontanarmi da qualche brano. Resta chiaro che sono legatissima ad entrambi i dischi fatti. Mi hanno dato tantissime soddisfazioni.

Il brano al quale non Levante non rinuncerà mai?

Ad Alfonso devo voler bene per forza, grazie a lui i sacrifici mi sono stati restituiti sotto forma di carezze.

Nel ringraziarla pensiamo alla notte che ci aspetta. Si dormirà un’ora in più. Forse Levante ha scelto la data apposta per permetterci di sognare maggiormente.

@100CentoGradi

POP-UP #Lucalostesso

Recensione di @100CentoGradi

Luca Carboni, Alice, la stessa Grazia di Michele valgono meno dei Negrita, Gianna Nannini e Lorenzo Fragola? Curiosità da cronista. Ce lo siamo chiesti ieri pomeriggio in Feltrinelli, alla presentazione del nuovo disco del cantautore emiliano (31 anni di carriera, e che carriera, alle spalle). Il motivo è presto spiegato. Per gli ultimi tre artisti citati, l’acquisto del cd (scontrino alla mano) per il firmacopie con relativo braccialetto rosso stretto al polso, era obbligatorio. Per i primi no. Posti a sedere (tre file per massimo 20 persone) e una fila enorme in attesa in piedi. Il dvd contenente il video del nuovo singolo non partiva e l’evento (previsto per le 18) è imiziato con almeno mezz’ora di ritardo. Non è una critica, sia chiaro. Solo una constatazione. Chi vi scrive non vorrebbe mai assistere a un pubblico obbligato ad acquistare cd di sorta. Chi ama l’artista, si reca a questi incontri proprio per farsi firmare il nuovo disco (e magari anche qualche vinile d’epoca, come un ragazzo che stringeva tra le mani il più famoso di Carboni, l’omonimo lp datato 1987, quello contenente pezzi come Silvia lo sai e Farfallina, per intenderci). Fatta questa doverosa premessa, vi raccontiamo di un cantante in splendida forma, occhiali da sole d’ordinanza (doppia spiegazione per il look :”Sulla copertina li indosso, quindi mi sembrava giusto indossarli anche qui” e “Scattate troppi flash, mi danno fastidio”) per nulla scontroso (nonostante la risposta appena fornita lascerebbe pensare l’opposto) e autore di un simpatico siparietto con Fabio Arboit speaker di Radio Capital (il moderatore della presentazione) :”Ti avevo chiesto di velocizzare il tutto, caro Fabio, ma sono io a dilungarmi”. Il cd è un ideale proseguimento di Forever (1985) che viene ricordato per Sarà un uomo e per la copertina total black&white. Entrambi i lavori vengono intitolati con nomi stranieri. Questo Pop-up (il singolo suonatissimo e molto orecchiabile è Luca lo stesso) contiene anche pezzi come Dio in cosa crede e Chiedo scusa (liberamente ispirata a un componimento del premio Nobel Wisalwa Szymborska). Sono dei piccoli gioielli. L’album propone oltre all’amore, riflessioni e pensieri sul nostro tempo e sui nostri stili di vita. Il tour è rimandato al 2016, per il desiderio di “studiarlo e pianificarlo in linea con il carattere dell’album”

@100CentoGradi

CAPITANI CORAGGIOSI – Il…varo!

Loro due, anzi quei due là (tanto per iniziare con le citazioni canore). Che hanno conosciuto gli anni d’oro della musica italiana, sono caduti nella polvere e si sono rialzati più forti di prima. I più amati da almeno quattro generazioni che si uniscono per una sera, e lo faranno ancora per almeno altre undici, e amalgamano le loro voci esperte in un mix perfetto. Tonalità diverse (Baglioni riesce ancora ad arrampicarsi sulle vette più alte del pentagramma), ma stessa unità d’intenti. Quella di far rivivere al pubblico tutte le emozioni di una carriera che sembra non finire mai. Anzi, che si rinnova costantemente. Morandi, re incontrastato dei social network ci sa fare con le nuove generazioni. L’artista di Montesacro…con tutte. Le tribunette (stranamente non gremtissime, diversi seggiolini vuoti specialmente in Tevere) impazziscono sin dal primo brano, quello che dà il titolo al tour (e conoscendo i due, a mille altre eventi) e lo faranno per tutte le tre ore di concerto. Parlavamo di voci, di tonalità, Ebbene, sono talmente in simbiosi che bisogna guardare il palco, ascoltare non basta, per capire chi dei due stia cantando un brano piuttosto che un altro. Scherzano sul palco, la loro rivalità non esiste. Le battute sulle mani di Morandi, sul naso di Baglioni:”Gianni, quel contrabasso tra le tue mani sembrava un violino” “Claudio, per asciugarti il naso le ho dovute usare entrambe le mie mani” o sulla leva militare:”Morandi è l’unica persona che ha fatto il militare per 15 anni!” (alludendo a tutti i musicarelli interpretati dall’eterno ragazzo di Monghidoro) “Baglioni ha fatto il militare per soli tre giorni ma aveva una relazione talmente solida con la ragazza dell’epoca al punto di farsi lasciare durante il periodo” (alludendo ai brani W l’Inghilterra e Porta Portese). C’è tutto in questa notte romana, anche l’omaggio al grande Umberto Bindi (Il nostro concerto, e qui Claudio si esalta avendo, una decina d’anni orsono, inciso il brano) e lo scambio di brani (Non sono degno di te cantata da Baglioni merita una menzione speciale). Le lacrime sulle note di Uno su mille e La vita è adesso, le gambe trepidanti sui seggiolini (solo una ragazza ha il coraggio e improvvisa un ballo scatenato) durante Andavo a cento all’ora e Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Il pubblico in tribuna è entusiasta ma composto. Molto meno quello del parterre, ma ampiamente giustificato quando i due scendono tra la gente. Tutti in piedi,al punto che i Capitani dopo aver più volte “minacciato” di tornare sul palco, lo fanno per davvero. Tutto perfetto, dunque. Qualora volessimo trovare un piccolo (ma insignificante) difetto potremmo parlare dello sfarzo eccessivo negli abiti (specialmente quelli di quattro coriste, voce splendida ma look da conigliette di Playboy). Il resto è “solo” musica leggera. E lo sappiamo tutti che peso ha. Quello che ti fa perdere la voce cantando a squarciagola ogni singolo pezzo. Altro che matusa!

Si replica…a oltranza, la nave è ormai salpata! Buon viaggio Capitani!

@100CentoGradi

Scaletta a cura di Sabrina Panfili in esclusiva per doremifasol.org e saltasullavita.com – Courtesy foto Fabio e Francesco

  • Ore 21.14 Salgono sul palco: Claudio Baglioni e Gianni Morandi. Cantano:Capitani Coraggiosi
  • Ore 21.18 Io sono qui – Baglioni/Morandi
  • Ore 21.23 Scende la pioggia- Morandi/Baglioni
  • Ore 21.27 Dagli il via – Baglioni/Morandi
  • Ore 21.33 Se perdo anche te – Morandi/Baglioni
  • Ore 21.36 Baglioni e Morandi si ringraziano scherzando per essere ospite uno del concerto dell’altro
  • Ore 21.38 Grazie perché – Morandi e le coriste con Claudio Baglioni al pianoforte
  • Ore 21.41 Con tutto l’amore che posso – Baglioni con le coriste
  • Ore 21.46 E adesso la pubblicità- Baglioni. Claudio si scatena sul palco
  • Ore 21.51 Banane e Lamponi – Morandi con Claudio Baglioni alla chitarra
  • Ore 21.55 Canzoni stonate – Morandi
  • Ore 21.57 Sabato pomeriggio – Morandi. Sullo sfondo la scenografia rappresenta la copertina di Sabato Pomeriggio realizzata con un gioco di luci
  • Ore 22.01 Se non avessi più te – Morandi/Baglioni
  • Ore 22.04 Un mondo d’amore – Baglioni/Morandi
  • Ore 22.08 La fisarmonica- Morandi con Claudio Baglioni al pianoforte
  • Ore 22.10 Solo – Baglioni al pianoforte e Morandi alla chitarra
  • Ore 22.12 Chimera – Morandi e Baglioni al pianoforte
  • Ore 22.13 Amore bello – Baglioni al pianoforte, Morandi alla chitarra
  • Ore 22.16 Morandi e Baglioni giocano sui propri difetti fisici: mani e naso
  • Ore 22.17 In ginocchio da te – Morandi alla chitarra e Baglioni al pianoforte
  • Ore 22.19 Q.p.g.a. – Baglioni/Morandi
  • Ore 22.25 Con Voi – Baglioni
  • Ore 22.30 Vita – Morandi
  • Ore 22.34 Strada facendo- Baglioni/Morandi
  • Ore 22.40 C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones – Morandi/Baglioni
  • Ore 22.45 Il nostro concerto- Baglioni/Morandi
  • Ore 22.50 E tu come stai – Baglioni/Morandi
  • Ore 22.54 Varietà – Baglioni/Morandi
  • Ore 22.58 Baglioni e Morandi spiegano il senso di Capitani Coraggiosi
  • Ore 23.01 Poster – Claudio Baglioni al pianoforte e Gianni Morandi al controbasso
  • Ore 23.06 In amore- Morandi e le coriste
  • Ore 23.10 Solo insieme saremo felici- Morandi e le coriste
  • Ore 23.14 Io me ne andrei- Baglioni/Morandi
  • Ore 23.19 I vecchi – Baglioni al pianoforte
  • Ore 23.24 Non son degno di te – Baglioni
  • Ore 23.28 Avrai – Baglioni/Morandi
  • Ore 23.33 E tu – Baglioni/Morandi
  • Ore 23.39 Medley: Signora Lia, Andavo a 100 all’ora, W l’Inghilterra, Fatti mandare dalla mamma, Porta Portese – Baglioni e Morandi scendono in platea tra il pubblico. Claudio Baglioni invita il pubblico a sedersi
  • Ore 23.51 Occhi di ragazza – Morandi/Baglioni
  • Ore 23.54 Via – Baglioni/Morandi
  • Ore 23.58 Bella signora – Morandi/Baglioni
  • Ore 00.02 Mille giorni di te e di me – Baglioni (Lievissimo incidente a Claudio Baglioni. Durante la canzone ha cominciato a perdere del sangue da un sopracciglio. Evidentemente un piccolo urto con la chitarra sul finale della canzone precedente. Alla fine della canzone ferita tamponata senza alcun problema. Lo segnaliamo per dovere di cronaca, ma incidente senza alcuna conseguenza reale.)
  • Ore 00.07 Uno su mille – Morandi
  • Ore 00.10 La vita è adesso- Baglioni/Morandi
  • Ore 00.17 Saluti finali sulle note di Capitani Coraggiosi

https://www.facebook.com/Claudio-Baglioni-Network-News-126307332998/timeline/

Erica… Tienimi il posto!

Iniziamo la terapia di gruppo!

Può avere inizio una presentazione di un lavoro discografico per quanto introspettivo e autobiografico possa essere con queste parole? La risposta è affermativa se si parla di Erica Mou e del suo nuovo progetto. Poi, se a intraprendere la seduta psicoterapica non è (solo) lei ma la scrittrice (e amica) Chiara Gamberale, il concetto si rafforza. Lo showcase di ieri pomeriggio in Feltrinelli ha visto la cantautrice pugliese entrare con largo anticipo per il soundcheck. Spie e chitarre in ordine, si può partire. Le parole e la musica sono tutte testimoniate in questi video. Ci sarebbe poco da aggiungere. Meglio parlare allora del nuovo lavoro.

Tienimi il posto, il titolo. Chi l’ha ascoltato deve ancora metabolizzarlo. Non si può certo dire che sia un disco facile. Ed è molto meglio così. Scordatevi le sonorità e i testi degli album precedenti. Erica arriva al suo quarto disco (il pupo, lo chiama lei in maniera affettuosa) molto maturata. Sembra un’altra nel sentirla (e vederla) suonare. Le rimane la semplicità (hai detto nulla…). Brani come Sottovoce, Le macchie, Se mi lasciassi sola sono delle piccole pietre preziose che inevitabilmente andranno a catturare l’orecchio di chi sa ascoltare. Sì, ascoltare. Sentire è un altro verbo. Non è un prodotto radiofonico, non è quello l’intento. Se cercate il motivetto da canticchiare per distrarvi, avete sbagliato disco. Se volete invece ritrovare una parte di vissuto in uno o più testi della Mou… beh, non dovete far altro che mettervi le cuffie e lasciarvi trasportare dal volo che la ragazza di Bisceglie ha prenotato per voi. Il pezzo migliore per chi scrive? Che pioggia. Quella di emozioni regalate!

@100CentoGradi

Antonello Venditti Live Stadio Olimpico Sabato 5 Settembre 2015 Tortuga Tour

Raccontare un concerto di Antonello Venditti per di più allo Stadio Olimpico di Roma è un esercizio non solo musicale ma anche politico, calcistico e sociale. Maggiormente negli ultimi anni, per merito (colpa?) del cantautore romano. Mancava all’appuntamento da 15 anni e ha dato tutto sia nei mesi precedenti (12 per l’esattezza, un anno intero) sia durante le tre ore di live dove per strafare ha dimenticato parole, è andato fuori tempo, ha usato la sua voce come base nelle canzoni del nuovo album. Visibilmente emozionato ha dato il via al concerto alle 21 esatte tornando indietro di ben ventiquattro anni con Raggio di Luna, pezzo d’apertura dei concerti dell’epoca. Poi ha tirato fuori dal cilindro brani indimenticabili (assenti da troppi anni in scaletta) come Peppino, Stella (legata agli eroi di Capaci) sino ad arrivare al brano migliore e più toccante di Tortuga. Sulle note di Non so dirti quando, le sue lacrime erano ben visibili mentre il maxischermo alle sue spalle mandava foto di suoi compagni, amici e colleghi scomparsi negli ultimi tempi: Lucio Dalla, Pino Daniele, Alessandro Centofanti.

Il pianoforte rosso, uno dei tanti simboli rimossi, rinnegati e poi tornati sul palco regalava Sotto il segno dei pesci, Bomba o non bomba, Sara finalmente riportate alle sonorità degli anni 70 insieme al suo gruppo storico Stradaperta. A differenza del suo sodale Francesco De Gregori, Venditti non stravolge mai le sue canzoni, anzi… Un bene per chi vuole cantare con lui, meno per chi volesse ascoltare un po’ di sperimentazione maggiore.

Briga, chi era costui? Il ragazzo di Amici tanto acclamato dalle ragazzine amanti del programma quanto poco dal pubblico presente ieri sera, ha cercato di interpretare Dalla pelle al cuore e nel finale, addirittura, Roma Capoccia. Si poteva evitare, tanto più che la sua voce era travolta da quella del protagonista. Scarso gradimento e pochi applausi per lui. Moltissimi invece per Biagio Antonacci, in formissima al fianco di Venditti nell’interpretazione di Che fantastica storia è la vita e Amici mai. Tonalità diverse ma molto affiatamento. Parlavamo prima del nuovo disco. Sull’ultimo singolo Ti amo inutilmente stenderemmo un pietoso velo. Ci anticipa Antonello quasi scusandosi dicendo:” E’ la più stupida canzone che abbia mai scritto, ma non si sempre si può dare il massimo”. La folla la balla lo stesso, facendo poca attenzione al testo. Meglio per tutti.

Manca il gran finale, quello che (non) ti aspetti da nessun cantante. Ma da Venditti sì. Il Grazie Roma con Dado, Carlo Verdone alla batteria, Simona Izzo – “oddio,c’è pure la mia ex moglie”- Ricky Tognazzi e… Massimo Ferrero (il patron della Sampdoria, ex curvarolo) che invita il pubblico a saltare improvvisando un:” Chi non salta della Lazio è”. Stupiti ci ritroviamo a saltare anche noi in prima fila e guardiamo tutto lo stadio alle nostre spalle fare lo stesso. Resta in tribuna solo Renato Zero. Venditti chiama a gran voce il pubblico del parterre a salire con lui sul palco, ma la sicurezza ci ferma dopo un principio di rissa scoppiata a un metro da chi vi scrive. Mentre lo stadio si svuota e i musicisti hanno riposto gli strumenti, Venditti torna sul palco. E’ il momento di Ricordati di me. Finisce sempre così, neanche stavolta è mancato uno dei pezzi più riusciti del suo repertorio. La fredda cronaca finisce qui. Ma non possiamo esimerci dal muovere una critica all’andamento del concerto, preparato troppo a parole e poco nei fatti. Capiamo l’emozione, il voler essere eternamente ggiovane (con due g, ovvio) il ritorno all’Olimpico, ma troppe cose si potevano evitare. Briga su tutte. Forse anche Dado (ripete se stesso da tanti, troppi anni). E forse (anzi sicuramente) bisognava rivedere il nuovo disco cercando di ricordare bene le parole. Una certezza: di Tortuga nei prossimi concerti romani non ci sarà traccia. Come è stato per tutti gli altri dischi, da vent’anni a questa parte.

@100CentoGradi

Le foto sono © @Rtl102.5 e @Ilaria Baisi

”ZERO IN LETTERATURA, percorsi poetici e sociali di Renato Zero”

Si è svolta stamattina alla Pelanda di Testaccio, in piazza Giustiniani, la premiazione per incoronare i vincitori del concorso  ZERO IN LETTERATURA, percorsi poetici e sociali di Renato Zero. Su http://www.metronews.it il racconto della giornata.

http://www.metronews.it/15/03/06/zero-la-lingua-non-si-usa-parlare.htm

zero metro