Marlene Kuntz – Lunga attesa, ripagata!

 

Quasi trent’anni di carriera, alcune tappe all’estero e la partenza del tour italiano da Roma, dal Quirinetta, luogo che evento dopo evento sta diventando un punto di ritrovo per chi ha voglia di suonare. E’ proprio Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz (on stage ieri sera) a confessarlo. “Il posto è davvero carino, intimo, il soundcheck è andato benone. Sarà sicuramente una bella serata” Lo è stata. Locale pieno, pubblico in visibilio intento a cantare ogni singolo pezzo per quasi due ore di concerto. Suoni potenti, distorsioni, rock distillato come non se ne sente più, almeno in Italia.

La piacevole chiacchierata con il leader dei Marlene ha avuto come argomento principale proprio le sonorità del nuovo album.

Due chitarre, un basso e una batteria. I Marlene tornano alle origini. In Italia nessuno fa più dischi così!

E’ il nostro sound, poca roba ma potente! In passato abbiamo tentato di allargare lo spettro dei timbri, introdurre nuovi strumenti. Questa volta no, niente pezzi lenti. Solo rock duro, abbiamo messo energia e picchiato forte.

Una scelta obbligata o ponderata, la vostra?

Entrambe le cose. Internet ha distrutto buona parte del nostro guadagno. Noi riusciamo ancora a essere apprezzati dal pubblico per non esserci mai piegati alla logica delle major, delle radio commerciali. La gente ci segue per questo. Non potremmo mai suonare pezzi diversi dalla nostra natura. Non ne saremmo in grado.

Anni fa avete partecipato anche a Sanremo, però. Più commerciale del Festival…

Ci hanno invitato, non siamo snob. Siamo stati sul palco dell’Ariston presentando un pezzo “strano” per chi non ci conosceva. Così facendo non abbiamo tradito il nostro pubblico. Alieni? Forse. Ma non per noi. E ti assicuro che non è stata una vetrina per catturare nuovi “fan”. Nulla di nuovo abbiamo riscontrato dopo quell’esibizione. Siamo rimasti nel limbo: Non totalmente oscuri ma sempre di nicchia.

Qual è il vostro rapporto con le classifiche di vendita e con il ritorno prepotente del vinile?

I nostri dischi restano nella Top Ten per due settimane al massimo. Più curiosità che altro. Quando cantammo il pezzo con Skin (La canzone che scrivo per te) le radio ci presero in considerazione. Ma in tutta onestà, passarono il pezzo di…Skin, non dei Marlene. Lo stesso vale per il vinile. Non è un business come si vuole far credere. Si stampano pochissime copie in tiratura limitata, è il fenomeno del momento. Tra poco tornerà nel dimenticatoio.

Il nuovo album si chiama Lunga attesa. Anche se il vostro precedente disco è uscito poco più di un anno fa

Noi viviamo di live, anche in termini economici. Una volta esaurita una produzione, siamo costretti a farne un’altra e a ripartire in tour. Non possiamo rimanere parcheggiati per troppo tempo. Bisogna lavorare sempre ma farlo bene. Sul palco non ci risparmiamo mai. Cerchiamo di essere sempre energici e reattivi.

Ma i Marlene Kuntz come si pongono davanti agli attentati? Avete paura di salire su un palco?

In Italia ancora no. Non sono uno spavaldo se rispondo così. Il nostro Paese ha già passato momenti simili, negli anni 70. Se ci chiudessimo in casa faremmo il loro sporco gioco. I terroristi vogliono intimidirci. Ancora non percepisco il timore, come non credo lo senta la gente. Ogni volta che salgo in macchina mi sento molto più a rischio. Non solo per un calcolo delle probabilità.

Ma stasera lei salirebbe su un palco in Belgio o in Francia?

Onestamente non lo so, il Belgio oggi dovrebbe essere sicurissimo e blindato. Ma onestamente… Sono contento di far cantare Roma, stasera.

Godano lo farà insieme al suo gruppo. Notte magica, rock puro. (Non) solo per intenditori!

@100CentoGradi

 

Laboratorio da… Grandi

Laboratorio e concerto. Spettacolo e sperimentazione. Tutto in un’unica serata. E’ il nuovo progetto di Irene Grandi, in scena lunedì sera al Quirinetta di Roma, insieme ai Pastis. Lungoviaggio, tra suoni e immagini del quotidiano.

Lo spettacolo ha avuto un prologo di carattere sperimentale: i ragazzi selezionati, infatti, hanno approfondito il linguaggio della performance partecipando direttamente al laboratorio che si è tenuto lo stesso giorno dell’evento. Sul palco (allestito con uno speciale set fotografico condotto dagli artisti), interazione con i partecipanti, protagonisti attivi.

L’incontro con la musicista toscana è avvenuto prima del laboratorio pomeridiano.

Irene com’è nata quest’idea?

Il progetto (una creazione dei Pastis, i fratelli Marco e Saverio Lanza) nasce dall’esigenza di sperimentare. Partiamo dalla videoarte musicale dove le immagini del quotidiano, i suoni e i rumori della più varia umanità, i volti degli spettatori, le parole e la musica, si fondono in un’unica performance interattiva. Tutto può diventare ispirazione musicale. Un ritornello, un pezzo rap. I ragazzi nel laboratorio creano delle canzoni pasticcione poi nelle varie serate vengono selezionate. E’ un work in progress interattivo.

Il viaggio è sempre presente nella sua carriera. Da In vacanza da una vita in poi. Cos’è il viaggio per Irene Grandi?

Il viaggio del quale ho sempre parlato è la vita stessa. L’esistenza è in divenire! Così come la voglia di cambiare sempre e di sperimentare senza fermarsi mai.

A proposito di esperimenti, è stato più stimolante duettare con Alessandro Gassman o suonare con Stefano Bollani?

Sono state due esperienze diversissime tra loro, ma intriganti al tempo stesso. Con Alessandro il divertimento c’è stato soprattutto nelle riprese del video di Qualche stupido “Ti amo” (Something Stupid). Avevamo abiti anni 50, il romanticismo era la chiave di lettura per quel brano e per il disco in generale. Con Stefano il progetto è stato più rischioso e importante. Una tournée e un prodotto discografico. Sicuramente più faticoso ma ha dato i suoi frutti

Ha mai pensato di ricantare Se mi vuoi, dopo la scomparsa di Pino Daniele?

Questa poteva essere l’occasione giusta. Potevamo “trasportare” la voce di Pino con la tecnologia, un duetto virtuale. In un live classico non riuscirei a pensare a nessun interprete che possa non dico sostituire ma neanche avvicinarsi a lui. Vorrei però poter suonare con i suoi musicisti storici (quelli di Napoli Centrale) e farmi suggerire da loro qualche idea.

 

@100CentoGradi

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I Negrita: “Al Sud difficile suonare”

Ressa mai vista che occupava gran parte della strada, caldo insopportabile con qualche svenimento. Ecco i Negrita ospiti de La Feltrinelli in Via Appia a Roma. Solito quarto d’ora di ritardo accademico che non ha fatto altro che innervosire i fan del gruppo aretino. La prima battuta del leader alla richiesta di una ragazza: “Togliti gli occhiali” “E tu togliti le mutandine” ha fatto da antipasto alla chiacchierata tra il pubblico e la band. Dopo le prime consuete domande, arriva la stoccata che non ti aspetti. Una giovane chiede a Pau il motivo della mancanza di date in Sicilia nel prossimo tour. E lui ribatte con l’invettiva :”Se noti bene mancano anche tappe in Calabria, Campania. La verità? Da voi è difficile lavorare, si vendono pochi biglietti. Anni fa dovemmo cambiare location a Napoli proprio per colpa dello scarso incasso. Noi facciamo musica con i migliori strumenti, se non rientriamo neanche delle spese del viaggio è inutile continuare a venire, almeno fin quando la situazione non cambierà. In Puglia invece non ci sono mai stati problemi.”

L’interminabile firma copie ha visto coinvolti tre dei quattro protagonisti.

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Incontro con la Cantantessa

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L’invito non lasciava spazio a dubbi. Negli storici studi fotografici Circus, la cantantessa ci aspettava per presentare il nuovo disco. Preoccupati dal bluemonday? Ma no! Ansiosi, piuttosto, di ascoltare la voce dell’arttista catanese. E lei, salita in silenzio sulle tavole degli studi milanesi, maglietta rossa e giacchina nera con strasse, con la sua chitarra acustica ha deliziato l’udito di noi giornalisti (e da oggi quello di tutti i fruitori di musica liquida e non). Prima tutti i pezzi, poi le parole. Intelligenti. Come quando ci ha detto che, da Elettra in poi, ha preferito fare la mamma a tempo pieno “di un masculo” invece di dedicarsi allo showbiz e alla produzione. Non per mancanza di idee (lei non ha di questi problemi) ma piuttosto per ritagliarsi cinque anni da “persona comune”.

“Sono diventata una cronista verista. Ora non racconto più singole storie, cerco di metterle in un contesto storico”

Lo fa, ad esempio ne La signora del quinto piano (si parla del femminicidio) e in Ottobre (uno dei brani migliori del lavoro) dove si narra l’amore omosessuale degli anni cinquanta in una Sicilia ancora troppo bigotta (come tutta l’Italia) per poter solo lontanamente immaginare una coppia diversa. Si parla anche di mafia. Ancora.

“Nel disco troviamo la storia di Catania, della sua evoluzione nel corso degli anni, del…pescivendolo Orazio. Nel disco non ci sono vincitori, nenche vinti. Ci sono dei percorsi che porteranno comunque alla vittoria. Almeno mi pisce pensare possa essere così”

La ritroveremo venerdì pomeriggio nel firmacopie a La Feltrinelli di Roma (ieri era a Milano). E lì saranno i fan a cantare e a chiedere di più a Carmen Consoli.

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Dolcenera intervistata da Metro!

In occasione del Concerto di Natale e della Serenata per Roma organizzata da Stefano Mannucci al Teatro Quirino abbiamo intervistato l’artista pugliese

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http://www.metronews.it/14/12/11/dolcenera-il-2014-un-anno-pieno-di-emozioni-condivise.html

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HITALIA Il Rock secondo Gianna

Gli scontri in piazza contro la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi. Le botte, gli spintoni. L’ennesimo giorno di ordinaria follia nel cuore di Roma.

L’eco della protesta arriva sino in Via Appia Nuova dove, nella storica cornice de La Feltrinelli, Gianna Nannini è attesa per le 18. Deve presentare il suo disco uscito lunedì nei negozi.

Arriverà solo dopo un’ora abbondante, anche lei bloccata nel traffico capitolino. L’attesa diventa estenuante, i fan si spazientiscono e vola anche qualche insulto quando gli uomini della security annunciano il divieto assoluto di scattare foto e di limitare la richiesta di autografi.

Così anche le domande del collega Ernesto Assante di Repubblica vengono ridotte a due battute sul progetto e sul termine rock, tanto caro all’artista toscana.

“Avevo un disco di inediti quasi pronto… Però mi sembrava di mungere la mucca…già con il tiralatte per la mia figliola mi sono spremuta abbastanza. Ci voleva un attimo di pausa dalla troppa ispirazione”

Nasce così l’idea della rocker senese di incidere un disco esclusivamente composto da cover di splendide melodie italiane.

“Io sono cresciuta cantando le canzoni di strada. Il rock per me è musica popolare, non basta mettersi un giacchetto di pelle addosso e fare un po’ di rumore per meritarsi l’etichetta. Io faccio rock e non me ne fotte un cazzo degli altri”

Le urla del pubblico interrompono le parole dell’artista che sorride e sorseggia un bicchiere di birra.

Spazio ai pochi autografi rigorosamente sul nuovo cd. E riguardando la firma si rimane perplessi. C’è scritto Gianna o… Ti amo ?

Di sicuro sarebbe un amore corrisposto!

I Subsonica a Metro Giovedì 20 11 2014

In occasione della tappa romana di venerdì, al Palalottomatica, ho intervistato il leader del gruppo torinese

http://www.metronews.it/14/11/19/max-%E2%80%9C-colpi-di-eco-led-illuminiamo-le-emozioni%E2%80%9D.html

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Weekend con Alice

Da poco raggiunta la vetta dei sessant’anni (avete letto bene!), cinquanta dei quali passati su un palcoscenico, la signora Bissi è giunta al secondo album interamente autoprodotto.

Rotto il sodalizio con le major (ultima la WEA) Alice si presenta con un disco dove la sua voce si esprime in mille tonalità e sfumature diverse. L’amico di sempre, Franco Battiato, Luca Carboni e Paolo Fresu la accompagnano.

L’ho incontrata alla Feltrinelli di Via Appia Nuova a Roma.

“Ho scritto l’album cercando di trasmettere positività, speranza, allegria. Non è facile, in questo periodo, specialmente toccando temi importanti e impegnativi come ho fatto io.

“Il disco si intitola Weekend proprio perché è stato realizzato suonando esclusivamente nei fine settimana tra il Settembre 2013 e il Settembre 2014. Un brano del cd (Veleni) lo presentai alle selezioni del Festival di Sanremo nel Febbraio scorso. A posteriori posso sostenere che sia stata una fortuna il non essere ammessa. Durante la prima serata, infatti, è venuta a mancare mia madre. Non sarei assolutamente salita su quel palco. In certi casi la frase “the show must go on” non ha alcun senso.

“Tengo molto a questo disco, anche perché c’è per l’ultima volta il filosofo Manlio Sgalambro, un amico prima che un maestro di vita per me e per Franco”.

Battiato è presente in ben quattro tracce del cd.

A margine dell’incontro spazio alle domande.

A una battuta fatta da un fan (sulla sua idiosincrasia ad incontrare il pubblico) Alice ha ricordato che, nel corso di una festa dell’Unità a Roma, venne assalita da un uomo che tentò in tutti i modi di baciarla. Lei, pur riuscendo a divincolarsi, iniziò ad avere terrore del contatto troppo ravvicinato.

Il mio ultimo ricordo di un concerto di Alice risale all’epoca in cui lavoravo per il Messaggero: ero all’Auditorium Parco della Musica con il mitico Paolo Zaccagnini, seconda fila centrale. Lei, pallida, eterea, cantava appoggiandosi a uno sgabello di sguincio,  la voce flebile, ma dolce come una carezza, si ruppe a mo’ di vaso di cristallo, e un istante dopo Alice era a terra, riversa sulle tavole del palcoscenico. Gelo in sala. Poi Zac si alza e corre (si fa per dire!) verso il sipario che sta per chiudersi sui soccorritori arrivati sul posto con un po’ di ritardo.

Ho conosciuto…Vecchioni

“Non è possibile che gli uccelli cantino quando passa la tempesta, e gli uomini non sappiano nemmeno esser felici del sole che gli resta”
Un passo del nuovo libro di Roberto Vecchioni “Il Mercante di luce” (Einaudi) presentato oggi a Roma.
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Ottima occasione per parlare con l’artista milanese (anche) della sua ultima fatica discografica. Una piacevole chiacchierata con qualche spaccato molto significativo
                                     “La Cultura.Oggi…”
Cultura non significa sapere cose, ma sapere il senso delle cose
Siamo meschini, piccoli provinciali non siamo grandi italiani come dovremmo essere.
Io non posso appartenere a questa delusione. Non posso appartenere ancora oggi al fascismo, alla violenza. Non posso appartenere al presidente della F.I.G.C. (Tavecchio), razzista come pochi.

                                     “Io sto con Bill Gates”

Per fortuna ci sono ancora persone alle quali sento di appartenere.
Non certo Zuckerberg che vorrebbe avvolgere tutto il mondo in una rete (la sua) e sostiene che la soluzione ai mali dell’umanità sarebbe dare internet libero a tutti…
Io sto con Bill Gates che trova più utile dare a tutti l’accesso al vaccino contro la malaria che fa mezzo milione di morti l’anno
                          “Ho visto tutto”
Io a 71 anni ho visto tutto.Tante stelle illusorie. Si corre il rischio di perdere la stella polare che è l’Umanesimo.
Perché Vivere non è accumulare giorni, ma stringersi in qualcosa che oltrepassa il tempo. Molto più in là delle piccole cose.
                        “Del libro e delle canzoni”
i critici dicono che scrivo solo canzoni autobiografiche.Spero che nessuno dirà,come lessi anni fa, che nel mio libro si sente troppo il punto di vista dell’autore !
Bisogna tornare a usare la penna, non solo digitare. Da ragazzino mi facevano fare intere pagine di quaderno piene di lettere dell’alfabeto per imparare a scrivere, con relative bacchettate sulle mani se sbagliavo.

Il libro l’ho scritto totalmente a mano (200 pagine in brutta e bella copia). Poi ho avuto una paralisi alla mano destra. (E ride…)

Il complimento più bello che ricevo dai fruitori dei miei dischi è quando mi viene detto : “Sembra che hai raccontato una parte della mia vita”
Io stesso mi commuovo ascoltando le mie canzoni. Sono una testa di cazzo tremenda (testuale).
Infatti non le sento mai. Tranne quando le canto.
                     “Gli artisti…I veri narcisi”
Noi del mondo dello spettacolo siamo molto narcisisti.
Una volta un attore (omissis) mi “sequestrò” un pomeriggio intero, passeggiando sulla spiaggia, per raccontarmi tutta la sua vita.
Alla fine, accortosi di aver parlato troppo mi disse :”Abbiamo parlato troppo di me,parliamo di te. Te come mi vedi ?”
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Le foto della presentazione sono © Cristina Pan