Mengoni, e Sanremo fa la… Hola

Si accende di rosso stasera il palco dell’Ariston che pare di stare a X Factor. Ma ecco Baglioni che, in solitaria, scende dal trampolino-scala di questo 69° Festival. Elegantissimo, capitan-sagrestano Claudio fa quel che gli riesce meglio: cantare Noi no, per coreografia ballerini armati di rose bianche, che gli marciano intorno come soldatini della pace però. Perché questo, come ribadisce subito Claudio1 “vuol essere il festival dell’armonia”. Così, filosofeggiando, introduce (da buon francescano) i suoi “fratello Sole e Sorella Luna”, ovvero la Raffaele e Bisio.  Poi, solite gag tra i due presentatori, litania del regolamento e l’elenco dei 12 sfidanti, a mo’ di squadra di calcio allo stadio e relativa ola del pubblico, soprattutto al nome de Il Volo (dati per vincenti sin dalla vigilia).

Finalmente si parte alle 21.06 in punto con Achille Lauro che irrompe con la sua ritmata Rolls Royce che qualcuno ha già accusato di plagio, paragonandola addirittura a 1979 degli Smashing Pumpkins. Segue Einar con la nostalgica (e già vecchia, a dispetto della giovane età del cantante ex Amici) Parole nuove. Dopo la demenziale lezioncina di Claudio2 a Claudio1 sulla punteggiatura sonora, tra sputacchi e smorfie, accennando Signora Lia, Porta Portese, E Tu come stai, pubblicizzando il cofanetto di Baglioni appena uscito, una pausa ci vuole prima di passare al prossimo cantante in programma.

Voilà Il Volo con Musica che resta (la firma di Gianna Nannini è garanzia) osannati dal pubblico in sala. Poi la leggerezza (e qui Baglioni s’inceppa) di un’elegante Arisa che con Mi sento bene è già un tormentone.  Osanna Arisa, dall’alto di Sanremo!

E finalmente il primo ospite: Fiorella Mannoia a scaldare un po’ il Festival dell’armonia piatta con la sua nuova canzone Il peso del coraggio e soprattutto con l’evergreen Quello che le donne non dicono (pezzo scritto da Ruggeri e Schiavone che vinse il premio della Critica a Sanremo nel 1987) accompagnata alla chitarra da Claudione.  Tu chiamale se vuoi Emozioni, en passant! Le cose belle, si sa, durano poco, e via, si ripiomba nel grigiore della litania grazie a Mi farò trovare pronto by Nek.

Poi tocca a Baglioni riprendere in mano il palco col suo pianoforte a coda, in poltronissima elettronicamente assistito dalla Raffaele che si concede canzoncina e balletto introducendo super-Pippo. Tutti in piedi all’Ariston arriva un monumento che ha fatto la storia della televisione oltre che di Sanremo. Il venerando Pippo, scopritore di molti talenti su questo palco, non sfigura davvero. Anzi. Sempre elegante, il “vecchio saggio” fa giusto una comparsata perché Virginia, canticchiando e danzando, se lo porta via subito, prima che possa prendere in mano la situazione.

Va be’. Ma una perla arriva: Argento vivo by Daniele Silvestri, con il giovane rapper Rancore a riportare la canzone degnamente al centro.
Un po’ d’allegria la porta Michelle Hunziker, sempre spumeggiante, che fa risalire le quotazioni di un fin qui troppo spento Bisio.  La bella e brava signora della tv diverte e fa divertire, ballando e cantando, come fosse al varietà. Un po’ di cabaret, stile Zelig (loro ne sanno qualcosa) con tema: la lega dell’amore. Un messaggio chiaro, in netta contrapposizione all’attuale situazione politica
E vai col tango su tacco a spillo 12 o su di lì!
Poi la bionda dà man forte a Virginia nella presentazione degli Ex Otago: “Solo una canzone” è un bel motivetto, molto sanremese soprattutto nel ritornello.

E dopo il trio in stile Famiglia Addams tocca al terzo ospite che Sanremo l’ha vinto: Marco Mengoni (che voce!) con il mitico Tom Walker e un pezzo “Hola”, per metà in italiano e per metà in inglese, estratto dal nuovo album del carismatico cantante di Ronciglione. Ed è standing ovation meritatissima. La magia continua con Mengoni che accenna a “L’Essenziale” per arrivare poi, accompagnato da Baglioni al piano, indietro nel tempo fino al classico Battisti-Mogol “Emozioni”. Da brividi.
Ma torniamo sulla terra: arriva Ghemon con le sue spinose Rose viola che fanno male, con quel sound che culla l’anima. La gara continua con la grinta di una rinata Loredana Bertè: Cosa ti aspetti da me funziona, perché pare tagliata su misura per uno spirito ribelle come la cantautrice dai capelli turchini. Tanti applausi per lei. E il testimone passa a Paola Turci con L’ultimo ostacolo. Interessante, nonostante la voce non sia al top.
Un po’ d’allegria? Virginia di rosso vestita  che fa la Carmen di Bizet, scherzando con l’orchestra, fischiettando e improvvisando, visto che lo spartito è muto.  Quando fa il suo mestiere, l’imitatrice, è irresistibile.
E dopo stasera salgono le quotazioni della coppia Federica Carta e Shade: Senza farlo apposta è il classico pezzo che andrà fortissimo (anzi già va) tra i giovanissimi. Perché a loro parla e con la loro lingua, nel loro gergo. Attenzione, dunque a questi due!

Gara finita? Sì, per stasera. Ma la serata è ancora lunga. E ritorna Pippo nazionale sul palco, ricordando uno dei festival più mosci della storia (parole sue). Era il 1985 e, guarda caso, presentava lui. Tutti in playback. Tutti. Tranne Baglioni, premiato con Questo piccolo grande amore, canzone d’amore del secolo. Claudio non va a tempo con l’orchestra ma riesce ad emozionare. Pio e Amedeo, dopo mezzanotte, fanno sorridere il pubblico. Ma due comici (sempre se vogliamo annoverarli nella schiera) dovrebbero avere una spalla più sciolta del cantautore. Alla fine riescono anche a strappare un applauso grande così, citando Uomini persi (ancora Baglioni, ancora 85…) e ricordando che, sì, siamo stati tutti bambini e che, piaccia o meno, siamo tutti uguali.

A chiudere, troppo tardi, la magia di Riccardo Cocciante dapprima assieme a Giò di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone in Bella e poi al doppio pianoforte nell’immortale Margherita. La seconda serata, lunga quanto la prima ha convinto maggiormente. Ma se non ci fossero tutti questi ospiti, Sanremo avrebbe lo stesso seguito?

Daniele Silvestri, Arisa, Loredana Bertè e Achille Lauro sono in testa. Alla fine della seconda serata del Festival di Sanremo, Claudio Bisio e Virginia Raffele hanno annunciato la classifica provvisoria della sala stampa sui 12 artisti che si sono esibiti durante la kermesse. Dopo il podio, la cosiddetta «zona blu», i giornalisti hanno piazzato nella fascia di mezzo, la «zona gialla» gli Ex-Otago, Il Volo, Ghemon e Paola Turci. Fanalino di coda, la «zona blu», per Negrita, Federica Carta e Shade, Nek ED Einar.

Secondo le regole di Sanremo, il voto della sala stampa pesa per il 30 per cento. Il 40 per cento invece è stabilito in base al televoto mentre il restante 30 per cento verrà calcolato in base alla giuria demoscopica, ovvero un campione statisticamente rappresentativo di 300 persone selezionate tra appassionati di musica che esprimono i propri consensi tramite un sistema di votazione elettronico.

Va detto che la classifica è parziale. In questo Sanremo infatti non ci sono eliminazioni e i cantanti saranno in lizza per il podio fino all’ultima serata.

La seconda serata di Sanremo 2019 ha registrato una media di 9.144.000 telespettatori, share del 47,3%: nel dettaglio, la prima parte (iniziata alle 21.26 e terminata al’1.04) ha ottenuto 10.959.000, 46,35% di share, e la seconda 5.243.000, share 51,92%. Il segmento Sanremo Start ha ottenuto 1.805.000 spettatori con il 38.8% di share.

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

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