Sanremo, il trionfo di Mahmood. Ariston inferocito

La 69° edizione del Festival di Sanremo la vince Mahmood con il brano Soldi. Il favoritissimo Ultimo arriva secondo con I miei particolari Terzo classificato Il Volo con Musica che resta

L’Ariston, inferocito durante tutta la lettura della classifica, esplode letteralmente alla lettura del quarto classificato. Loredana, Loredana! è un coro all’unisono per la Bertè, che continua anche dopo vari stacchi pubblicitari. Una “rivolta” così non si vedeva dai tempi del trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. Italia amore mio arrivò seconda nel 2010 scatenando le ire perfino dell’orchestra che, per protesta, strappò gli spartiti sotto gli occhi attoniti di Antonella Clerici. Premio della critica e Premio Sergio Bardotti (per il miglior testo) a Daniele Silvestri e Rancore. Premio Sergio Endrigo per la migliore interpretazione a Simone Cristicchi (così come auspicato da Claudia, la figlia del cantautore di Pola).  Questi gli altri classificati:

04  – Loredana Bertè

05 – Simone Cristicchi

06 – Daniele Silvestri

07 – Irama

08 – Arisa

09 – Achille Lauro

10 – Enrico Nigiotti

11 – Boomdabash

12 – Ghemon

13 – Ex Otago

14 – Motta

15 – Francesco Renga

16 – Paola Turci

17 – The Zen Circus

18 – Federica Carta e Shade

19 – Nek

20 – Negrita

21 – Patty Pravo e Briga

22 – Anna Tatangelo

23 – Einar

24 – Nino D’Angelo e Livio Cori

Dopo il verdetto, la follia in conferenza stampa. Il grande sconfitto, Ultimo si è rivolto, indirettamente al vincitore in questo modo: “Sono contento di aver partecipato al Festival, sono contento per il ragazzo… per Mahmood”. I giornalisti hanno chiesto delucidazioni al cantante, apparso stizzito, che ha invece rincarato la dose: “Voi avete solo questa settimana per sentirvi importanti. Non provo rancore per come è andata. Mi avete portato sfiga attribuendomi la vittoria. Mi sono grattato (testuale n.d.r.) ma non abbastanza. La gente aveva molta aspettativa su quello che avrei fatto, ma per me e per noi tutti la canzone è al centro di tutto. Il massimo che posso fare è quello che faccio sul palco. Sono sincero: non sono uno che, al contrario di altri, ha bisogno di crearsi un velo di finzione davanti. Qui gli artisti vengono con un’idea ben precisa. Se non riesco a raggiungerlo… Semplicemente ce l’ho con me stesso, non ce l’ho con nessuno. Sono amareggiato. Io punto all’eccellente, non punto al buono. La mia vittoria sono i live, la gente che mi vuole bene, che si riconosce in quello che scrivo.”

Di ben altra pasta le dichiarazioni di Mahmood

“La settimana dopo aver vinto Sanremo Giovani, ho lavorato ancora a Soldi. Successivamente abbiamo aggiunto modernità al pezzo. Salvini ha dichiarato che preferiva una vittoria “italiana”? Beh, io sono un ragazzo italiano, nato e cresciuto a Milano. Sono italiano al 100%. Sono fan della musica moderna, ascolto dalla trap all’indie, dal cantautorato al rap. Mi sono lasciato contaminare. Quando mi chiedono che genere faccia rispondo ‘Marocco-pop’. Sono fan di tutto e di niente”

Una serata lunghissima, cinque ore filate, iniziata con E adesso la pubblicità cantata da un Baglioni in bianco Come a dire: prendiamoci un po’ di tempo prima di fare bilanci di questo Sanremo 69, fortemente voluto, all’insegna dell’armonia. Claudione, più sciolto e più a suo agio (forse perché pronto a tirare un sospiro di sollievo, comunque vada a finire, tra vincitori e vinti) sfodera uno dei suoi cavalli di battaglia. Chissà se contro questo “secolo di noia” potrà qualcosa l’ultima fatica festivaliera.
«Un viaggio interessante e appassionate», dice lui ringraziando il gruppo di lavoro che tanto si è speso. «A qualcuno piace Claudio e nessuno è perfetto» è il suo mantra, e giura di avercela messa tutta e di aver fatto tutto il possibile perché la kermesse riuscisse. Chissà se si sarebbe potuto fare meglio. «Noi abbiamo bisogno del Festival della canzone italiana e spero si rimanga nel solco tracciato», spiega il direttore artistico-capitano, alludendo forse all’assenza di ospiti internazionali in questa edizione.
Ed è l’ora dell’ingresso trionfale dei “telecomandanti” Virginia Raffaele (che pare la fatalona Jessica Rabbit) e Claudio Bisio: la solita tiritera sul regolamento. E pronti  via alla grande con Daniele Silvestri e Rancore, osannati dal pubblico e non solo.  Argentovivo è un brano che ti resta attaccato addosso e piace molto ai giovani, vuoi per la presenza del rapper, vuoi perché racconta della sensazione che le nuove generazioni avvertono di vivere come chiusi in gabbia, all’angolo, tra le sbarre di una vasta prigione. È la sera finale ed è anche quella dei ringraziamenti: tocca a Claudio2 che li fa a modo suo, prima di passare al secondo cantante in gara: la ciociara Anna Tatangelo che il Festival l’ha vinto a soli 15 anni nella sezione Nuove Proposte. Era il 2002 e la Tata cantava Doppiamente fragili. A giudicare dal testo di questo Le nostre anime di notte, all’ottavo Sanremo, pare che nulla sia cambiato per lei. Ritocchini a parte.
E vai con Ghemon e i suoi stravaganti cappotti che virano dal bianco all’arancio: il suo look non teme confronti in quanto a stravaganza e originalità. E neppure il suo Rose viola: Giovanni Luca Picariello (questo il nome di battesimo del rapper di Avellino) che ha già scritto un’autobiografia, è già ben noto agli appassionati del genere e ha ben usato il palcoscenico dell’Ariston per raggiungere un’altra fetta di pubblico senza snaturarsi. Anzi, mettendo i puntini.
Che dire dei Negrita? Il gruppo rock ci ha abituati ad altri decibel: I ragazzi stanno bene non convince.  Ma la notte è ancora giovane: orario di chiusura previsto 1:28!
Ma è tempo di Ultimo: abituato ad arrivare primo, alla faccia del nome o forse proprio per quello? La scaramanzia è sempre di moda. Intanto lui si scatena sul palco canta e balla I tuoi particolari e la platea (che canticchia già il ritornello, se solamente Dio inventasse delle nuove parole…) non vorrebbe più che lasciasse il palco. Insomma, vada come vada, sarà comunque per Niccolò Moriconi da san Basilio. Anche perché dopo di lui tocca a Nek con un pezzo che non lascia il segno. Un tuffo nel passato con un siparietto di avanspettacolo del trio Baglioni-Virginia-Bisio Camminando sotto la pioggia (del Trio Lescano), con tanto di nuvoletta fantozziana che inzuppa il comico di Zelig.
«Di Claudio ce ne bastava uno», commenta Baglioni accusato di essere un dittatore da Virginia e che mette le mani avanti dicendo: «Fosse anche l’ultimo mio festival». Intanto fuori dall’Ariston arrivano i ragazzi de Lo Stato Sociale che in compagnia di Renato Pozzetto attaccano a cantare E la vita e la vita, cavallo di battaglia di Cochi e Renato, scritto dal duo comico nel 1974 con Dario Fo ed Enzo Jannacci. Il tutto mentre dentro si prepara il palco per l’ex Ragazzo di periferia, Eros Ramazzotti che con Vita ce n’è torna sul luogo del delitto, il palco che lo vide trionfare nelle Nuove Proposte, 35 anni fa, con Terra promessa.  E poi nel 1986 tra i big con Adesso tu che reinterpreta con Baglioni mandando in visibilio il pubblico. Tutti in piedi e pronti a ballare con Luis Fonsi che arriva a dare man forte a Eros nella nuova Per le strade una canzone
Si torna in gara con Loredana Bertè accolta con un’ovazione dall’Ariston che mai come quest’anno (11° Sanremo per lei) ha raccolto tanti consensi e applausi a scena aperta. La rocker incassa raggiante, come avesse vinto, con la sua Cosa ti aspetti da me. La palla, o meglio il microfono, passa a Francesco Renga, criticato per la sua frase “sessista” a proposito degli uomini che sarebbero a suo dire più dotati delle donne in fatto di voce. E questo spiegherebbe (?) la scarsa presenza di donne in questo Sanremo: solo 6 su 24 cantanti? Capitolo “quote rosa” a parte, credo che di belle voci e cantautrici con qualcosa da dire siano molte più delle sei presenti in questo 69° Sanremo e forse, dico forse, Baglioni avrebbe potuto fare qualcosa in più… Ma passiamo oltre.
The show must go on e via con Mahmood, italo-egiziano, classe 1992, e la sua ritmata Soldi. E poi con gli eleganti Ex Otago, perché, in fondo, hanno ragione loro: è Solo una canzone orecchiabile e godibile, da canticchiare sotto la doccia. Perché no?
Ed è tempo già di Musica che resta by Il Volo: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginobile sono alla loro seconda volta all’Ariston. La prima l’hanno già vinta nel 2015 e il pubblico li adora. E non da ieri.
Siparietto di Virginia con le sue imitazioni canterine,  dalla Patty a Giusy Ferreri, da Patty Pravo a Ornella Vanoni, prima di lasciare la scena a Paola Turci con L’ultimo ostacolo ben superato anche questa volta, con una prestazione sempre elegante e raffinata. Di classe.
Poi il rock by Zen Circus L’amore è una dittatura, prima di passare alla strana ma bella coppia Patty Pravo-Briga : Un po’ come la vita è un pezzo a misura per i due che sono perfettamente a loro agio sul palco. Il rapper Mattia Bellegrandi (classe 1989) segue con estrema ma naturale cavalleria una veterana del palcoscenico come Nicoletta. Bene, bravi!
Riecco il trio stile Famiglia Addams (ancora!) a precedere Elisa, altra ospite di questa interminabile serata. Sanremo è Sanremo! E per fortuna offre momenti anche intensi come il ricordo di Luigi Tenco: la sua Vedrai vedrai cantata da Baglioni ed Elisa è sempre un tuffo al cuore. Da togliere il respiro la voce e l’interpretazione della cantautrice triestina. E ci sta l’emozione di Arisa che urla e stona il suo Mi sento bene, la voce un po’ rotta quasi stesse per non farcela e piangere. Questo palco è strano e non è facile per nessuno. Ci pensa la rivelazione dell’ultimo anno, Irama, da Carrara, classe 1995, a ristabilire l’ordine positivo delle cose: La ragazza con il cuore di latta è una ballata che già si canticchia con quel meraviglioso coro gospel…“e non ci pensi più!”. Giusto il tempo per ripiombare nella realtà più tosta di Achille Lauro e della sua chiacchieratissima Rolls Royce dove ognuno ci vede quel che vuole. Anche del marcio.
Il vecchio e il nuovo s’incontrano con Nino D’Angelo e Livio Cori. Il “caschetto biondo” (ormai grigio) della canzone napoletana e il rapper partenopeo si divertono e danno, come cantano, Un’altra luce a Sanremo.  Non è ancora finita: ecco Federica Carta e Shade: la loro Senza farlo apposta è già una hit tra le ragazzine. Altra musica, altra storia con un veterano come Simone Cristicchi e la sua preghiera laica Abbi cura di me. «Non sono al Festival per la classifica – spiega il cantautore, attore e scrittore romano – ma solo perché penso di avere ancora tanto da dire». Già! Che dubbio c’era? Siamo oltre la mezzanotte, l’ora di Enrico Nigiotti che si commuove cantando Nonno Hollywood. L’Ariston apprezza e lo incoraggia. Ultime tre canzoni dopo il Tg. Vai con i Boomdabash: 20 anni di carriera per la band pugliese che mette sempre la voglia di ballare anche se si è fatta una certa… E allora, su Sanremo, al grido di Per un milione! Einar che ha l’attitudine da “gentiluomo d’altri tempi” (cit. Ermal Meta) con Parole nuove fa già impazzire le bambine.
E la gara si chiude con Motta che ha già vinto la serata dei duetti con Nada per Dov’è l’Italia. Amen! Tutto finito? Nemmeno per scherzo. In realtà, tutto deve ancora avere inizio. E’ già domenica e primi che si svegli il mercato (tanto per citare Porta Portese di Baglioni) viene chiuso il televoto. Un omaggio ad Alberto Sordi (o a Mina) con la celebre Breve amore (colonna sonora di piccioniana memoria nel film Fumo di Londra) da parte della Raffaele e di Claudione strema anche i più resistenti. E il carrozzone festivaliero finisce tra i fischi del teatro Ariston. Ennesima dimostrazione di un paese spaccato. Anche sulle canzonette.

La serata finale del Festival di Sanremo 2019 ha ottenuto 10.622.000 spettatori con il 56.5%. Nel dettaglio la prima parte – dalle 21.26 alle 23.51 – ha raggiunto 12.129.000 spettatori con il 53.1% mentre la seconda parte – dalle 23.54 all’1.34 – ha conquistato 8.394.000 spettatori con il 65.2% Sanremo Start (in onda dalle 20.51 alle 21.23) ha raccolto 10.691.000 spettatori con il 43.5% di share.

Ascolti in calo rispetto alla scorsa edizione. Nel 2018, infatti, la finale del primo festival diretto da Claudio Baglioni aveva raccolto una media di 12 milioni 125 mila telespettatori pari al 58.3% di share.

 

 

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

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