Sandokan Can Yaman

Sandokan con Can Yaman al Global Series di Riccione

Prossimamente in onda su Rai 1.

Sandokan è tornato e veste i panni di Can Yaman. Se ne parlava da tempo e finalmente è arrivata! Presentata all’Italian Global Series Festival di Riccione Sandokan la serie evento internazionale, prodotta da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction. Da un’idea di Luca Bernabei, la serie è un nuovo adattamento della storica saga di romanzi di Emilio Salgari, sviluppata per la tv da Alessandro Sermoneta, Scott Rosenbaum e Davide Lantieri, e diretta da Jan Maria Michelini e Nicola AbbatangeloSandokan andrà in onda su Rai1 e sarà distribuita in tutto il mondo da Fremantle e in Spagna da Mediterráneo Mediaset España Group.

Nel cast Can YamanAlanah BloorAlessandro Preziosi, Ed Westwick, John Hannah.

Sandokan tra avventure e amore con Can Yaman & Co.

Sandokan è un racconto di avventura e di amore, in cui i protagonisti scopriranno se stessi e capiranno di appartenere a una storia molto più grande, fatto di rivoluzione, di amore per la natura e di lotta per la libertà.

Borneo, metà del 1800. Un paradiso abitato dalle tribù native dei Dayak, che vivono secondo le loro antiche tradizioni, ma dominato dalla spietata legge degli inglesi, all’apice del loro potere coloniale. Sandokan vive alla giornata, senza schierarsi: combatte per se stesso e per la sua ciurma di pirati, tra cui il fidato Yanez. Ma la sua vita cambia quando, durante un’incursione, incontra Marianna, la bella figlia del console britannico di Labuan.

Una storia impossibile

È l’inizio di una storia d’amore impossibile tra due anime inaspettatamente simili: Marianna, di sangue nobile, ma con lo spirito selvaggio di chi è cresciuto in un paradiso tropicale, e Sandokan, leader pirata e avventuriero, che porta in sé il sangue di re guerrieri. Sulle loro tracce si metterà il leggendario cacciatore di pirati, Lord James Brooke, che non si fermerà davanti a niente pur di catturare Sandokan e conquistare il cuore di Marianna.

Paola Cortellesi

Paola Cortellesi guida la Festa del Cinema di Roma 2025

La pluripremiata attrice e regista presiederà la giuria del Concorso alla XX edizione nella Capitale dal 15 al 26 ottobre 2025


“Sono onorata di essere stata chiamata a presiedere la giuria della Festa del Cinema di Roma. Un festival che negli anni ha saputo costruire un’identità forte e coinvolgente, diventando un punto di riferimento per il cinema italiano e internazionale e a cui mi lega una profonda gratitudine. Ringrazio il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, e la Direttrice Artistica, Paola Malanga, per la fiducia e per questo invito che accolgo con senso di responsabilità e grande entusiasmo”. Così l’attrice, regista e sceneggiatrice Paola Cortellesi, a capo della giuria del Concorso Progressive Cinema, la sezione competitiva della Festa del Cinema di Roma.

Paola Cortellesi e la Festa del Cinema

Paola Cortellesi torna alla Festa del Cinema dopo lo straordinario successo di C’è ancora domani, pluripremiato film che ha segnato il suo esordio alla regia nel 2023: il titolo si è aggiudicato il Premio speciale della giuria, il Premio del pubblico e la Menzione Speciale Miglior Opera Prima BNL BNP Paribas, divenendo poi uno dei maggiori successi di pubblico dell’intera storia del cinema italiano.

Attrice, sceneggiatrice, autrice e regista

Considerata una delle artiste più complete del panorama italiano, esordisce in teatro nel 1995 e nella sua carriera ha ricevuto i riconoscimenti più prestigiosi nei diversi ambiti. Attrice e autrice di programmi satirici e varietà classici, duetta con i più grandi personaggi della televisione, della musica, del cinema e del teatro. Sul grande schermo sbarca nel 2000 nel film Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo e Massimo Venier. L’anno successivo recita in Se fossi in te di Giulio Manfredonia. Nel 2002 lavora al fianco di Fabrizio Bentivoglio nel film A cavallo della tigre di Carlo Mazzacurati, mentre due anni dopo è protagonista – con Aldo, Giovanni e Giacomo – del film Tu la conosci Claudia? di Massimo Venier, uno dei maggiori successi della stagione 2004.

Del 2008 la candidatura al David di Donatello come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Piano, solo di Riccardo Milani. Nel 2011 vince finalmente il David come Miglior attrice protagonista per Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno. È candidata allo stesso riconoscimento anche negli anni successivi per titoli come Sotto una buona stella di Carlo Verdone (2014), Scusate se esisto! di Riccardo Milani (2014), Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno (2015).

Premi e riconoscimenti

Fra il 2018 e nel 2020 ottiene tre Nastri d’argento come Miglior attrice in un film commedia per Come un gatto in tangenziale e Ma cosa ci dice il cervello, entrambi diretti da Riccardo Milani, e Figli di Giuseppe Bonito.

Interprete e sceneggiatrice dei maggiori successi degli ultimi anni, nel 2023 debutta alla regia con C’è ancora domani. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, il film ha ricevuto il Premio speciale della giuria, il Premio del pubblico e la Menzione Speciale Miglior Opera Prima BNL BNP Paribas. 

C’è ancora domani ottiene straordinari risultati al botteghino con oltre 36,8 milioni di euro solo in Italia e numerosi riconoscimenti: sei David di Donatello, tra cui miglior regista esordiente, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura originale, Nastro d’argento dell’anno, il Globo d’oro e, per la prima volta, il Biglietto d’Oro ad una regista, per due anni consecutivi. Vincitore di numerosi festival internazionali, viene distribuito in 126 paesi dall’Europa alla Cina, dagli Stati Uniti all’Argentina fino all’Australia, divenendo uno dei maggiori successi dell’intera storia del cinema italiano, con un potente impatto sociale in Italia e nel mondo.

Paola Malanga e Salvatore Nastasi

“Inauguriamo la ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma con un annuncio che ci rende molto orgogliosi Paola Cortellesi sarà una presidente di giuria autorevole e competente e la ringrazio di cuore per aver accettato il nostro invito”, l’annuncio di Salvatore Nastasi, presidente della Fondazione Cinema che ha nominato l’attrice al timone.

E Paola Malanga ,direttrice artistica della Festa, gli ha eco: “Dopo Marjane Satrapi, Gael García Bernal e Pablo Trapero, il Concorso della Festa del Cinema vedrà un altro straordinario Presidente di giuria come Paola Cortellesi. È per noi motivo di grande soddisfazione accoglierla nuovamente alla Festa dopo aver ospitato, come film di apertura, C’è ancora domani, il suo folgorante esordio alla regia, diventato anche un successo internazionale, accolto con entusiasmo in tutto il mondo. Paola Cortellesi è un’artista di grande sensibilità e di eccezionale talento: siamo certi che il suo sguardo attento, profondo, innovativo, costituisca una splendida garanzia per tutti i film che comporranno il Concorso di questa ventesima edizione”.

Marracash

Inarrestabile l’onda di Marracash negli stadi del Bel Paese

Aspettando con trepidazione l’appuntamento nella Capitale del 30 giugno, Marracash procede di successo in successo, dallo scorso 6 giugno 2025 di Bibione. Il MARRA STADI25, che fa di Marracash il primo rapper in Italia a esibirsi in un tour negli stadi. 

Post Marrageddon, Marracash riscrive le regole dello spettacolo dal vivo alzando l’asticella del live, come nel suo stile: il \prodotto da Friends & Partners, approda sui più importanti palchi del nostro Paese, accompagnato da un vfero e proprio dispiegamento di mezzi tecnologici e creativi, per un concept live totalmente unico nel suo genere.

Il MARRA STADI25 e le sue tappe

Dopo Bibione (VE)Napoli, sabato 14 giugno la tappa allo Stadio Olimpico Grande Torino, sold out, mentre mercoledì 25 giugno (sold out), e giovedì 26 giugno tocca allo Stadio San Siro di Milano, e lunedì 30 giugno (appunto) allo Stadio Olimpico di Roma. La chiusura è affidata, sabato 5 luglio, allo Stadio San Filippo di Messina.

Lo show in sei capitoli

Un epic movie dal vivo lo show, con al centro della scena il conflitto tra Fabio, l’uomo, e Marracash, l’artista, raccontato attraverso il repertorio dei suoi più grandi e recenti successi. Fabio e Marracash scoprono la loro connessione, rivelata attraverso l’intensità delle performance dei brani della Trilogia: “Persona” (otto dischi di platino, 2019), “Noi, Loro, Gli Altri” (sette dischi di platino, 2021) ed “È Finita La Pace” (doppio disco di platino, 2024). 

La trilogia di Marracash ha lasciato il segno nella scena musicale, con un’impronta narrativa duratura. I suoi album nelle classifiche FIMI lo dimostrano: “Persona” è in classifica da ben 293 settimane, “NOI, LORO, GLI ALTRI” da 186, e da quando “È FINITA LA PACE” è uscito 26 settimane fa, tutti e tre gli album si sono mantenuti costantemente nella Top 50. Ad oggi, tutti gli album della Trilogia occupano le prime 30 posizioni della classifica FIMI. 

La produzione dello show, creata dal team tutto italiano di Ombra con la direzione artistica di Lorenzo De Pascalis, segna un’evoluzione rispetto al Marrageddon.

Il corpo di ballo e la band con Marracash

A completare lo show, un corpo di ballo con otto ballerini diretto dal coreografo Carlos Kahunga Kamizele, una band dal vivo e una serie di performer e personaggi scenici che si alternano sul palco, mentre sullo sfondo dominano 5 imponenti robot costruiti per lo show alti dai tre ai sei metri, per un impatto visivo e narrativo totale.

Sul palco, l’allestimento materico e immersivo ed effetti speciali sorprendenti, la voce di Matilda De Angelis  – in un ruolo d’eccezione che aggiunge profondità e potenza all’esperienza – che, in un dialogo costante con Marracash, guida lo spettatore dentro un universo sospeso tra realtà e finzione.

La presenza di Madame

Madame, ospite pienamente inserita nel racconto, è presente in tutte le tappe dello tour. La sua cifra artistica, profonda e viscerale, si fonde con i temi identitari e psicologici esplorati da Marracash, rafforzando il cuore emotivo dello spettacolo. Un legame già reso potente dalla loro collaborazione in “L’anima”, brano contenuto nell’album “PERSONA” che incarna perfettamente il dualismo interiore alla base della narrazione dello show.

La carriera di Marracash è un susseguirsi di successi in ogni aspetto artistico. Si contano infatti 127 dischi di platino, 32 dischi d’oro e quasi 8 miliardi di stream totali, la vittoria della Targa Tenco 2022 con “NOI, LORO, GLI ALTRI” per la categoria miglior disco in assoluto, la creazione del primo festival rap italiano, il MARRAGEDDON, evento spartiacque per la scena, che a settembre 2023 ha riunito 140.000 fan a Milano e Napoli e ora il primo tour negli stadi per un rapper italiano con un live potente e mai visto prima.

Info e biglietti: www.ticketone.it e www.friendsandpartners.it.

Danny Boyle

Vacanze romane per Danny Boyle “24 Anni dopo, non solo horror”

di Orietta Cicchinelli

“Memento Moris (che in latino vuol dire ricordati che devi morire) diventa memento Amoris” (ricordati di amare) in 28 Anni dopo, prezioso film di Danny Boyle, con Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Jack O’Connell, Alfie Williams e Ralph Fiennes, che sbarca nelle sale dal 18 giugno 2025.

Il regista Premio Oscar, che fa della curiosità il suo modus vivendi, è a Roma in questi giorni per presentarlo alla stampa. Intanto, il secondo capitolo della trilogia è già girato e si sta per iniziare il terzo, per cui è stata avviata una raccolta fondi.

Danny Boyle, i Teletubbies e la Brexit

23 anni dopo, arriva un nuovo capitolo di un cult (28 Days Later) che va oltre il genere horror come spiega lo stesso regista nell’incontro stampa al Cinema Barberini che precede di un giorno la Masterclass alla Casa del Cinema di Roma.
“Il film originale, nonostante i tanti anni passati, ha continuato a essere popolari. Ha sempre suscitato interesse particolare e con Alex Garland abbiamo paventato da subito la possibilità di fare sequel, ma solo quando è venuta fuori questa idea abbiamo proceduto a realizzare qualcosa. Ci premeva inserire nella storia i Teletubbies e la Brexit”, scherza Danny Boyle, dal sottopalco del grandeschermo che ha appena ospitato l’anteprima italiana dell’atteso lungometraggio.

Il cinema horror esorcizza le nostre paure

“Cosa attrae il pubblico de genere horror? Penso che sia il fatto che è incomprensibile attira per questo. Dopo il 1’ film avevamo detto che le donne non lo avrebbero visto, ma oggi la situazione è cambiata. Quando abbiamo fatto test del pubblico, il gruppo delle donne che restava dopo la proiezione si chiedeva se fosse giusto chiamarlo horror visto l’ampiezza dei temi trattati. In effetti l’horror è un genere molto flessibile che si può ampliare e declinare. E poi vedere horror aiuta a esorcizzare le nostre paure”.

Una trilogia per Danny Boyle

“L’horror è sempre più visto anche dalle donne perché ci siamo liberati degli stereotipi su cosa le donne dovrebbero e non dovrebbero fare. E poi loro conoscono bene il dolore…

In realtà la nostra idea è realizzare una trilogia anche se ciascun film è autonomo abbiamo girato il 2’ e stiamo lavorando per raccogliere fondi per il 3° capitolo. Il viaggio del ragazzino protagonista della storia (interpretato dall’ottimo Jodie Comer) è il viaggio del film (dove ci si aspetta che il figlio faccia strada del padre), con dentro la Brexit della vecchia Inghilterra, dove l’uomo caccia, uccide. Ma il ragazzo rappresenta il progresso e va oltre, va sempre avanti”.

I ragazzi ai casting e l’eredità del Covid

“Il casting per scegliere il protagonista? È stato davvero facile, forse per l’effetto Harry Potter i giovani oggi hanno meno timore di buttarsi in scena: si chiedono “perché non posso anche io farlo” e rispetto al passato ci sono tanti più ragazzi bravi a recitare. Quando abbiamo fatto sequenza di Londra deserta – continua Danny Boyle – è stata una forte emozione: con il Covid quella era diventata un’immagine comune. Noi ci siamo adattati al Covid con il tempo dopo paralisi iniziale: dopo 28 anni la lezione è stata quella di correre qualche rischio di andare a caccia insieme. E anche il virus è mutato e ha cercato di sopravvivere. Come si vede nel film, sono emersi gli Alfa e i Lenti e bassi (le creature contaminate, ndr) che si muovono informi, strisciando nei boschi, sono frutto di una trasformazione del virus”.

Il Virus della rabbia

Così si chiama quello del film: un virus che è ovunque ormai, nel sociale come nel modo di agire di chi ci governa. “Quando abbiamo fatto il primo film abbiamo usato come paradigma – spiega il regista – la furia della gente al volante in macchina e poi ci siamo accorti che la rabbia fa parte della quotidianità: colpa della tecnologia che ci ha dato tanto potere individuale, per poi farci rendere conto che non siamo le persona più importanti del mondo. Tutti finiamo nello stesso posto (polvere alla polvere, per dirla con il Qoelet, ndr) e questo volevano indicare. Davanti al parlamento di Londra – racconta Danny Boyle – c’è un muro memorial a chi è morto per Covid. Un muro fatto dalla gente comune: un orribile muro di cemento armato coperto di bigliettini rosa per ricordare che siamo tutti connessi”.

Mancano i leader: la verità dell’informazione è la nostra salvezza

“Sono nemico del cinismo e sono ottimista, anche se faccio film dark. Unica cura per la noia è la curiosità e la mia infezione è questa e non la rabbia. La curiosità che resta sempre accesa e non la puoi combattere. La resistenza? Oggi giorno – assicura il regista – mancano leader che siano fonte di ispirazione e abbiano capacità di condurci e portarci avanti. Sì è pensato che un leader potesse essere la tecnologia, ma ora la cosa è molto lontana. La tecnologia offre opportunità ma è difficile avere cose di cui ci si possa fidare. Io, personalmente, credo nella BBC che offre informazioni libere ed è proprietà delle persone e credo che nel nostro paese sia l’unico posto dove informazione e immagine vengono sottoposte al vaglio per controllarne la veridicità. OìLa BBC offre informazioni che non sono di parte e questo è il luogo migliore della resistenza. Io mi fido!”.

La famiglia e i personaggi di 28 Anni dopo

“Volevamo fare un sequel che fosse basato sulla famiglia e sui personaggi. Volevamo realizzare film entusiasmante e avvincente per fans dell’horror, ma anche parlare famiglia di come si frantumano e di come il trauma abbia un forte impatto e come, grazie all’amore della madre, il figlio si allontana e prende un’altra strada rispetto al padre… La parte emotiva del film è rimandata ai 28’ successivi rispetto a quelli che normalmente Sony mostra nelle anteprime. Volevamo dare un respiro più ampio al film”.

Danny Boyle e luso delle moderne tecnologie

“Abbiamo girato quasi tutto con telefonini grazie alle moderne tecnologie: il 4k ormai si gira con qualsiasi telefono. Per la troupe è stata una sfida rilevante e destabilizzante, ma utile. Ci interessavano le fessure e non la perfezione del prodotto finale, le crepe sono più interessanti della perfezione”.

Chi sono o veri mostri?

In 28 Anni dopo gli Infetti combattono contro i sopravvissuti che banchettano sulle uccisioni compiute. Dunque, chi sono i veri mostri? “I veri mostri – chiosa il regista – si scopriranno nel secondo film. Abbiamo giocato con Teletubbies all’inizio della pellicola, i veri mostri sono quelli che si vedono alla fine, quelli di J. (una gang di sopravvissuti che usa la croce a testa in giù come simbolo e che non si limita a uccidere per difesa, ma fa della vittima un trofeo da esibire magari appeso per le gambe e con un sacchetto in testa! ndr)”.

Danny Boyle

Danny Boyle “28 anni dopo” Masterclass alla Casa del Cinema

Il regista premio Oscar Danny Boyle sarà protagonista di una masterclass alla Casa del Cinema di Roma giovedì 12 giugno 2025 alle 12. Occasione del rendez-vous la presentazione del suo nuovo film, 28 anni dopo (Sony Pictures)
L’incontro è organizzato da Fondazione Cinema per Roma e Sony Pictures e introdotto da Paola Malanga, direttrice artistica della Fondazione e della Festa del Cinema di Roma. 

Il regista Danny Boyle presenta 28 anni

Il cineasta britannico di film come The Millionaire (8 Oscar fra cui Miglior film e Miglior regia), TrainspottingThe Beach127 ore e Yesterday, ripercorrerà la sua gloriosa carriera. Ma prima della masterclass, saranno presentati i primi ventotto minuti del suo nuovo film, 28 anni dopo, scritto da Alex Garland (Ex MachinaCivil WarWarfare).

Il film porta sul grande schermo una nuova terrificante avventura della saga inaugurata da Boyle, nel 2002, con 28 giorni dopo e proseguita, nel 2007, con 28 settimane dopo.

La saga con Ralph Fiennes

Interpretato da Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Jack O’Connell, Alfie Williams e Ralph Fiennes, 28 anni dopo è prodotto da Sony Pictures e uscirà nelle sale italiane mercoledì 18 giugno. 

L’accesso alla masterclass è gratuito fino a esaurimento posti disponibili, previo ritiro del coupon distribuito giovedì 12 giugno, a partire dalle 11.30, alla biglietteria della Casa del Cinema. 

28 Anni dopo

Sono passati quasi tre decenni da quando il virus della rabbia è fuoriuscito da un laboratorio di armi biologiche e ora, in una quarantena forzata e brutale, alcuni sono riusciti a sopravvivere in mezzo agli infetti.

Un gruppo di sopravvissuti vive su una piccola isola collegata alla terraferma da un’unica strada rialzata ed estremamente protetta. Quando uno di questi lascia l’isola per una missione diretta nel profondo della terraferma, scoprirà segreti, meraviglie e orrori che hanno mutato non solo gli infetti ma anche gli altri sopravvissuti. 
Claudio Baglioni

Baglioni: “Il sogno è avere sempre un sogno, fino all’ultimo istante”

di Orietta Cicchinelli

“Il sogno è quello di avere sempre un sogno fino all’ultimo istante, per tutta la vita. Il sogno è l’orizzonte che si muove e non si conquista mai: è importante averlo davanti come una guida”. Così Claudio Baglioni alla presentazione de “La vita è adesso Il sogno è sempre”, fuori il 6 giugno, il nuovo progetto con doppio vinile in 4 formati cd e digitale, con un cofanetto in edizione limitata a 1000 che include 3 contenuti speciali, il libro d’artista di Emiliano Ponzi che reinterpreta i temi e dei testi del cantautore romano, doppio vinile e cartolina d’autore autografata. Un lavoro che preannuncia anche un lungo tour in giro per il Belpaese. Il brano che chiude l’album e che fa da sottotitolo “è stato scritto nel tempo – spiega Baglioni – e rispetta l’ampiezza dei temi trattati nei 10 brani originali e, dopo i 10 corali, questo è quello più personale”.

Claudio Baglioni La vita è adesso Il sogno è sempre

In una calda Terrazza degli Aranci dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, va in scena la presentazione del nuovo progetto dell’instancabile artista. In completo grigio perla, scarpe da tennis in tinta e camicia bianca, Baglioni racconta la storia e il dietro le quinte del disco “La vita è adesso” (album dei record, uscito nel giugno del 1985, il più venduto di sempre in Italia), che si arricchisce di una nuova canzone: “Il sogno è sempre” a mo’ di sottotitolo dell’album. Ricantato e risuonato con tanto di coro lirico dal vivo e orchestra sinfonica.

“La vita è adesso” doveva chiamarsi “Un bar sulla città”

“Quarant’anni fa doveva avere un altro titolo: Un bar sulla città, appunto perché dopo aver composto le musiche che arrivavano con una certa facilità, dovevo trasformarli in parole e unire la mia parte d’autore con quella di compositore… Il tempo passava e l’album tardava ad arrivare nel 1985 anno curioso: 6 gennaio ci fu la finale di Fantastico di Pippo Baudo e c’era stato un concorso popolare nella Canzone del secolo: ne arrivarono in classifica 10 tra cui Questo piccolo grande amore. Una soddisfazione per me… Davanti alla Tv appresi che il brano era 1° e non ho dato segni di giubilo per il concorsino…”.

Claudio tra ricordi ed emozioni

“Alla fine del lavoro La vita è adesso, ero a Londra, all’ultimo istante, a fine registrazione, come si sa, si perde la voce – continua Claudio – e il finale è drammatico, tornai a Fiumicino con una cassetta da ascoltare durante il viaggio con due amici. Dopo l’ascolto dissi: è un disco troppo orrendo, troppe parole, pochi ritornelli! E, invece, sono stato smentito e tra i 30 miei album è stato il più popolare. Il perché? Resta un mistero anche per me.  Forse perché è un disco che parla di tanti in un percorso di vita. Davvero non ho idea. Nel 1985 ero pronto all’insuccesso: giravo per le strade con ansia vedendo alcuni negozianti sull’orlo di una crisi di nervi perché il disco tardava ad arrivare nei negozi. Finché un giorno non vidi un cartello che diceva che finalmente il disco era arrivato. L’attesa era tanta e anche la mia ansia…”. Un consiglio ai giovani autori by Claudio? “L’ideale avere una stanza piccola e un bel muro davanti per scrivere meglio. Le volte in cui sono andato in posti bellissimi per scrivere non ho prodotto niente, perché incantato e distratto dalla tanta bellezza intorno a me”.

Claudio Baglioni e le celebrazioni

E a proposito del quarantennale del disco Baglioni dice: “Io non amo celebrazioni, anche se l’autore in vita, sembrano commemorazioni: si perde tempo a guardare indietro invece di fare qualcosa di nuovo. Essendo di gran lunga l’album più venduto in Italia, invece di fare una “romanella” di un disco, riverniciandolo un po’ per l’occasione, mi sono accorto che queste canzoni avevano fatto strada con una serie di sonorità, e l’idea di tornare in studio di registrazione e cantarle dal vivo è stata una conseguenza. Abbiamo fatto come ai vecchi tempi: suonando tutti insieme, abbiamo fatto tutto – continua il maestro del pop – come fosse un album nuovo. Ed essendo un album variegato, con un tessuto di racconto a più voce. Lo volevo chiamare “Un Bar sulla città” perché vidi dei film italiani tutti in bianco e nero che iniziavano con panoramica della città e una voce fuori campo diceva “questo è un giorno come gli altri…” e si raccontavano personaggi e storie che si mettevano insieme.

Galeotto lo Zodiaco

Baglioni ricorda le sue estati romane in giro per la sua Roma. “Nel bar dello Zodiaco, ora chiuso, accanto all’Osservatorio di Monte Mario, passavo il pomeriggio con gelato doppia panna e cioccolato e tra le coppiette che si baciavano buttavo giù canzoni… e se alla fine della giornata mi piacevano mi concedevo un bicchiere di spumante. Così, brindando con me stesso e tutta quella gente sconosciuta, mi venne da esclamare: Evviva la Vita! La vita è adesso soppiantò “Il Bar sulla città” e non poteva essere altrimenti…”.

40 anni dopo La vita è adesso

La riedizione ha un sottotitolo “Il sogno è sempre” perché non si poteva semplicemente rimettere lo stesso titolo da solo 40 anni dopo. Alla base del progetto la volontà non di celebrare la nostalgia (perché “La vita è adesso” appunto!) ma l’attualità, perché la musica di questo album continua ad avere il suo impatto su un pubblico trasversale. È passato del tempo dall’8 giungo del 1985 ma tra quella data e oggi c’è continuità poiché “Il sogno è sempre”. E la città di Roma, così immutabile eppure diversa, torna ad essere lo stage principale del progetto.

“Superare il tempo per diventare da stronzi a maestri”

E, a proposito di ricordi il cantautore romano spiega: “La foto di copertina è stata fatta in condizioni umane, perché 40 anni fa la facemmo dopo abbondanti libagioni in un ristorante di Ostia, a mia insaputa il fotografo mi fece quello scatto con l’occhio sbattuto. Ora invece nella foto sono più vigile”.

La soddisfazione di Claudio Baglioni. “Sono contento del progetto – spiega il cantautore – perché il lavoro pregevole di Emiliano Ponzi di misurarsi con i testi, che hanno già molta visione, ha regalato anche a me una serie di suggestioni e nuove ipotesi non didascaliche… Tutti noi – riflette Claudio – cerchiamo di superare il tempo per diventare da stronzi a maestri. Anche a me hanno dato del maestro qualche volta…”, ride.

Il lancio del gran tour La vita è adesso

E si preannuncia un viaggio di 40 tappe attraverso l’Italia, da fine giugno a settembre 2026, e sarà uno storytelling con tanto di diario di bordo attraverso le località e le bellezze d’Italia. Un viaggio lungo che toccherà tutte le regioni. Claudio ha avuto una visione: compiere un vero e proprio viaggio di conoscenze e riscoperta.

Solo il 26 settembre sarà rilasciato il calendario del tour che parte con una speciale anteprima a Lampedusa.

“La ricetta è sempre stata – spiega il protagonista – quella di trovare una messa in scena e occasione diversa rispetto alle esperienze passate. Dopo 15 anni torno a fare concerti negli spazi all’aperto seguendo itinerario parallelo rispetto a quello musicale di apprendimento per noi giovani aristocratici. Vorrei vedere ancora le tante belle cose che ci sono in giro (e cita il vedutismo, ndr), vorrei portarmi via un po’ di immagini personali, scattando clic, non solo con la memoria, ma una sorta di documentario personale. L’emozione di andare a vedere i luoghi e come collocare i concerti sarà grande: l’anteprima nazionale il 27 settembre 2025 sarà nell’isola di Lampedusa, a me molto cara, e dove andrò quanto prima. Location? Forse il luogo del campo sportivo dove Papa Francesco incontrò i lampedusani o la banchina”.

I giovani non sono il futuro ma l’oggi

È il messaggio che Claudio Baglioni per i ragazzi dell’Isola di Lampedusa che presto incontrerà, come riferisce il sindaco dell’isola che, davanti alla folta platea di giornalisti dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, ringrazia Claudio per aver organizzato il festival più importante per l’Italia a Lampedusa (O’ Scià) e anche per aver voluto iniziare il tour proprio da lì.  

“Ne abbiamo combinate parecchie sull’isola – racconta Baglioni – e non solo con O’ Scià. È un luogo elettivo Lampedusa per me. Forse noi che abbiamo avuto successo vogliamo farci perdonare il fatto di essere diventati famosi. Spesso si partecipa ad eventi di cui non si sa nulla: per O’ Scià non è stata così, per 10 anni che ci siamo stati dentro”.

Claudio Baglioni e la nostalgia

E per la nostalgia non c’è ancora tempo come spiega l’autore di tante hit della musica italiana. “Sono reduce da 76 concerti nei teatri lirici e non ho tempo per la nostalgia e per guardarmi indietro. Questo è un po’ il significato di tutti i miei percorsi e anche il progetto non è un monumento alla nostalgia. Il fatto di essere andati in sala pensando a suonare e cantare come se l’album fosse fatto oggi la dice lunga. Abbiamo lavorato come si faceva ai tempi dell’epopea discografica e devo ringraziare anche la Curci editore per questo. Quando si tratta di riprendere in mano il boccino del gioco, la nostalgia è lontanissima da me. Certo, avrei potuto mandare una figura tridimensionale di me stesso in sala di registrazione, ma allora il viaggio non lo avrei più assaporato. La vita è adesso, davvero!”.

Salire sul palco ieri e oggi

“Salire sul palco non è mai semplice – racconta l’artista – ti trovi ad essere guardato e giudicato da tutti. Occorre avere un gran senso di autostima: io ho iniziato per puro caso a 13 anni, occhialuto, ce le avevo tutte, ero timido, introverso e la timidezza non si smette mai. Il fatto di fare questo mestiere è una stranezza. E a 13 anni salii sul palco: fu mia madre a spingermi a partecipare al concorso di voci nuove a Centocelle. Lei, una sarta, mi mise pantaloni celesti e camicia rosa. Parevo un confetto ermafrodito ma ebbi successo: ero già fluido ai tempi… Per esibirsi ci vuole un motivo occorre avere una sicurezza: io lo faccio anche con 100 persone diverse accanto, perché a me fa bene vedere tanti che volteggiano intorno e mi fa capire che lì sul palco c’è una ragione per starci”.

L’artista

“Gli artisti – secondo Claudio – sono come antenne sensoriale, traduttori di quel che accade. Oggi c’è un intorno molto meno interessante vista la crisi generale: la materia da riportare è meno stimolante per tutti. Ma noi facciamo i conti sempre dopo con la storia. Oggi, comunque, ce la cantiamo e ce la suoniamo più o meno addosso, c’è più mestiere che altro”.

Claudio Baglioni
Claudio Baglioni firma autografi all’Hilton di Roma
Il sogno è sempre
Il sogno è sempre di Claudio Baglioni
Claudio Baglioni

“La vita è adesso Il sogno è sempre” di Baglioni risuona di emozioni

I sogni, le speranze degli Anni ’80 sono tutti lì dentro “La vita è adesso” che festeggia 40 anni di successi. Reinterpretato e rinnovato con sonorità e stili moderni, l’album dei record (è il disco più venduto di sempre con 4 milioni e mezzo di copie fisiche all’attivo) esce venerdì 6 giugno. Un progetto discografico (by Sony Music) che comprende, oltre alle 10 hit contenute nell’originale, anche un nuovo brano: “Il sogno è sempre”, undicesima e ultima traccia, dove il canto di Baglioni si fa lirica, intonando un inno all’ideale, alla speranza, a quel che verrà.

La vita è adesso Il sogno è sempre

“Il sogno è adesso è sempre stato il sottotitolo dell’album La vita è adesso. Del brano – rivela l’autore – ne feci una versione con pianoforte nel 1986 da solo negli stadi, si vede che non ero in me, lì solo sul palco di San Siro. Poi la canzone è rimasta in una sorta di limbo e, con il tempo, si è trasformata nelle strofe e ha assunto un testo nelle prime due parti. Aveva già un tessuto nell’album e non è imbellettamento del lavoro”.

Il sogno è sempre per Claudio Baglioni

La traccia, che contiene un messaggio universale secondo cui i sogni sono immortali, realizzata con l’Orchestra italiana del Cinema e il Coro Giuseppe Verdi, è un compendio della storia dell’uomo-Claudio, fatto “più di musica che di parole”. Un uomo che ha attraversato le stagioni della vita, “rubando” con gli occhi e con il cuore ciò che poi ha restituito in note, e che non smette di guardare al cielo, vivendo sempre a metà “tra terra e stelle”. È, come ogni artista di razza, un uomo “nato per volare via di qua”. Oltre il tempo e oltre lo spazio, perché “Se il tempo è mentre/ il sogno è sempre”. Parola di cantautore!

La vita è adesso

La nuova edizione dell’album, realizzata dal cantautore romano con una formazione di 21 musicisti e coristi, risuonando e cantando al Forum Studios di Roma dal vivo (con arrangiamenti rinnovati e con la presenza contemporanea di tutti i protagonisti in sala), crea un filo narrativo tra ieri e l’oggi. Quel che è stato, quel che è, e anche quel che (forse) potrà essere.

40 anni dopo “La vita è adesso” Baglioni fa un regalo al suo pubblico e, senza snaturare successi come “Un nuovo giorno o un giorno nuovo”, “L’amico e domani”, “Uomini persi” e gli altri popolarissimi brani, li arricchisce e li fa risuonare ancora meglio. Viene fuori tutto il divertimento del cantautore ascoltando la sua grande voce (ora più calda e morbida, più rotonda, a tratti piacevolmente ovattata, con meno acuti rispetto al passato) e i suoi esperimenti sonori saranno una vera delizia per le orecchie dei suoi fans. Dunque, bentornato Claudio!

Uomini persi

In questa canzone (a un primo ascolto) il suono è più fresco e nuovo: i cori si fan sentire e le emozioni corrono veloci anche nell’assolo dell’artista. “La vita è adesso” (traccia successiva nonché titolo dell’album) si canta con un ritmo più accelerato: bello il gioco sul finale, con la voce o le voci a rincorrersi, quasi a non voler chiudere il pezzo. Galoppa l’orchestra in “Tutto il calcio minuto per minuto” e si fa più veloce nella ritmata in “Andiamo a casa”.

Tra Amori in corso e Adesso la pubblicità

Nella nuova versione di “Amori in corso”, dopo un ingresso sonoro potente, la voce di Baglioni viene fuori solitaria ma robusta: da vero cantastorie l’artista ci conduce nei meandri ingarbugliati delle storie d’amore. Il coro anche qui non manca ed esce fuori bene nel ritornello. Magia!

Si accentua la suspence in “Adesso la pubblicità” dove il ritornello (“oggi è quasi un secolo di noia…”) vola ancora più in alto, grazie alla polifonia del canto corale. E, allora, tutti pronti a prendere “Un treno per dove” non si sa, ma che trascini via da tutto! Ieri come oggi, perché le canzoni di Baglioni non hanno tempo: i suoi concept sono storie di quotidiana umanità. Un’umanità che spesso arranca, annaspa, vorrebbe arrendersi, ma non smette mai di lottare o di sperare, comunque sia.

Notte di Note, note di notte

Difficile non lasciarsi emozionare riascoltando questo pezzo nella sua nuova veste. “Notte di note, note di notte” è una carezza all’anima, complice anche la voce di Claudio che si fa via via più piena e meno acuta soprattutto sul finale. E vengo i brividi quando l’autore attacca con “Qui in questa curva di cielo” o “Qui in questa via di nessuno”…

Che dire? A 74 anni, il musicista, cantante e compositore romano ha ancora qualcosa da dire e lo fa alla sua maniera: puntando dritto al cuore di chi lo ascolta.

Ginestrina Demoni e Passioni

“Ginestrina Demoni e passioni” è un romanzo di crescita incentrato sulla storia di una ragazza di paese che si fa strada nel mondo, coltivando la sua passione per i libri, ma senza dimenticare le sue radici contadine. L’ultimo lavoro (il quarto) di Orietta Cicchinelli è una lettura che cattura dalla prima all’ultima pagina, grazie anche alla prosa lineare e semplice del racconto.

La storia, che si snoda tra gli Anni ’90 e il primo decennio del 2000, racconta sì di un mondo ormai lontano, ma che la pandemia e l’isolamento forzato rendono attuale e incredibilmente presente. Sentimenti, passioni, emozioni non hanno tempo né colore, come la recente storia insegna.

La vita semplice del contadino che non ha camicia è forse la vera vita felice? O è la perenne rincorsa del benessere la risposta alle domande delle domande: perché io? Perché a me?

Tra avventure e disavventure, drammi umani, d’amore e non solo, Ginestrina, la protagonista del titolo, troverà la sua via, così come le tante ragazze, donne, figlie, sorelle, amanti, concubine e madri che, come lei, hanno il coraggio di vivere intensamente e pienamente ogni attimo, come fosse l’ultimo… Hic et nunc!