Sanremo in mutande

Lo specchio del paese. Questo è sempre stato il Festival di Sanremo. Da settant’anni a oggi. Fosse anche per una sola serata o per tre (come accedeva fino al 1986) la cittadina ligure si è sempre trovata, nonostante e malgrado tutto, al centro dell’attenzione del Belpaese. Vuoi per le canzoni (ma parliamo di ere geologiche passate) e soprattutto per le polemiche, per lo show, per i dati d’ascolto, per il gossip e il fitto (e finto) chiacchiericcio che ha sempre accompagnato il carnevale festivaliero. E dove non arriva la musica ci si mette la cronaca. È di ieri la notizia dell’assoluzione dell’ex vigile Alberto Muraglia. Il nome non dirà molto ai più. Ma i fatti sono ben noti. Parliamo del caso dei “furbetti del cartellino”, dipendenti del comune di Sanremo che timbravano per loro o per altri colleghi prima di dedicarsi ad attività diverse da quelle per i quali venivano retribuiti. Si parlò di truffa ai danni dello Stato e falso. Ma la foto che rimase impressa fu proprio quella del Muraglia intento a timbrare in… mutande e canotta. Il malcostume indignò l’allora presidente del Consiglio e buona parte del Paese (anche quello rimasto senza indumenti intimi). La notizia dell’assoluzione (ma con altri dipendenti rinviati a giudizio più sedici patteggiamenti) arriva proprio a ridosso della kermesse canora mai come quest’anno in alto mare. Dopo il forfait di Salmo è arrivato anche quello di Monica Bellucci. Sembra che l’attrice avrebbe voluto salire sul palco accompagnata da due musicisti jazz francesi. Da qui i dubbi di Amadeus e il niet di Malena. In bilico anche la presenza di Georgina Rodriguez per problemi unicamente legati al compenso. Venticinquemila euro: a tanto ammonta il cachet delle donne presenti all’Ariston (Antonella Clerici e giornaliste del Tg1 a parte). Ebbene, la fidanzata dell’asso portoghese ne vorrebbe 75 mila in più, senza garantire la presenza di Cristiano Ronaldo sul palco. Il tutto mentre il mondo politico è ancora impegnato nel chiedere la testa di Junior Cally senza aver mai ascoltato il brano incriminato. Il rapper romano è riuscito nell’impresa improba di mettere d’accordo Salvini e Zingaretti. Il primo, con una sparata delle sue ha dichiarato che in pubblico certe frasi non vanno dette e vanno lasciate tra le mura domestiche (dunque: picchiate e uccidete le donne ma fatelo in casa vostra). Il secondo si è limitato a ricordare quanto brutto possa essere il messaggio lanciato. Nessuno ha però ricordato come il brano sotto accusa non c’entri assolutamente nulla con Sanremo. In questo bailamme non poteva mancare il prezzemolino Michelle Hunziker. Impegnata da anni con l’avvocato Giulia Buongiorno in un presidio contro la violenza sulle donne ha dichiarato che il Festival deve avere una particolare sensibilità e che dovrebbe essere naturale non far partecipare alla gara un tipo del genere. Praticamente tutti si sentono in dovere di esternare. Pareri, il più delle volte, non richiesti. Forse ha fatto bene Jovanotti a rifiutare l’invito degli amici storici Fiorello e Amadeus perché impegnato in un viaggio in bici in Perù. Lui, almeno, sarà in mutande per sua scelta.

 

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In tarda mattinata sono state rese note le canzoni che i big interpreteranno nella serata dei duetti, prevista per giovedì 6 febbraio, nella quale si celebreranno i settant’anni della gara canora:

Anastasio Spalle al muro
Piero Pelù Cuore matto
Elodie con Aeham Ahmad Adesso tu
Elettra Lamborghini con MYSS KETA Non succederà più
Giordana Angi La nevicata del ’56
Diodato 24mila baci
Raphael Gualazzi con Simona Molinari E se domani
Francesco Gabbani L’italiano
Alberto Urso con Ornella Vanoni La voce del silenzio
Marco Masini con Arisa Vacanze romane
Enrico Nigiotti con Simone Cristicchi Ti regalerò una rosa
Michele Zarrillo con Fausto Leali Deborah
Rita Pavone con Amedeo Minghi 1950
Tosca con Silvia Perez Cruz Piazza grande
Achille Lauro con Annalisa Gli uomini non cambiano
Bugo e Morgan Canzone per te
Irene Grandi con Bobo Rondelli La musica è finita
Le vibrazioni con Canova Un’emozione da poco
Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta Si può dare di più
Junior Cally con i Viito Vado al massimo
Paolo Jannacci con Francesco Mandelli Se me lo dicevi prima
Pinguini tattici nucleari Papaveri e papere, Nessuno mi può giudicare, Gianna, Sarà perché ti amo, Una musica può fare, Salirò, Sono solo parole, Rolls Royce
Rancore con Dardust e la rappresentante di lista Luce
Riki con Ana Mena L’edera

PIERLUIGI CANDOTTI

 

Junior Cally, big polemics. E la musica zoppica

Nel giorno del primo ascolto delle canzoni sanremesi scoppia l’ennesima grana relativa a uno dei presunti big. Come tutti gli anni, come sempre. Stavolta la scure della censura si abbatte su Junior Cally (pseudonimo di Antonio Signore) rapper romano reo di aver scritto e cantato il brano Strega, nel 2017, pieno zeppo (come lo stile dei rapper, trapper e affini nostrani) di allusioni, per niente velate, alla violenza sulle donne financo al femminicidio.

Lei si chiama Gioia, balla mezza nuda, dopo te la dà. Si chiama Gioia perché fa la troia. L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa, c’ho rivestito la maschera.

Il video aggiungeva immagini alle parole: Gioia legata a una sedia con un sacco in testa mentre cerca inutilmente di liberarsi. A denunciare il rapper è il blog di Marco Brusati, professore a contratto (di area cattolica) dell’Università degli Studi di Firenze. Che sottolinea, «qui abbiamo la rappresentazione di una costrizione violenta e il racconto di un femminicidio». La conseguenza è anche che arriva un appello — condiviso da un gruppo di esponenti (donne) del Pd — contro la partecipazione del rapper a Sanremo. Detto che il brano non risulta essere memorabile e che la presenza del cantante al Festival sia totalmente inutile, come tutta la sua carriera, c’è da chiedersi senza cercare di fare dietrologia cosa è cambiato negli anni, a livello sociologico più che musicale. Negli anni 60 termini come negro (ad esempio) potevano essere tranquillamente cantati senza essere tacciati di razzismo. E, a proposito di violenza sulle donne, la musica italiana è piena di allusioni. Da Bella senz’anima di Riccardo Cocciante a Bella stronza di Marco Masini passando per Una ragazza in due de I Giganti senza andare a scomodare gli Squallor e i Vernice. Politicamente scorretto. Ma la violenza, i femminicidi, la follia umana non dipende da una o più canzonette. E nessuno si è mai preoccupato negli anni di tacciare questo o quel cantante di sessismo o induzione al crimine. Siamo negli anni dei social, del si fa ma non si dice. Finirà in una bolla di sapone, come è giusto che sia. A proposito di Junior Cally c’è da dire che il suo, al primo ascolto, non è uno dei brani peggiori della settantesima edizione del Festival. Tratta di attualità, prendendosela con Salvini e Renzi e funzionerà in radio. Come andrà bene Achille Lauro. La sua Me ne frego (anche qui la politica non c’entra nulla) ha però meno impatto della Rolls Royce di un anno fa. Nessun pezzo, comunque, resta impresso. Deludono Piero Pelù e Paolo Jannacci. Levante è indecifrabile. Belle sorprese arrivano dai Pinguini Tattici Nucleari (chi l’avrebbe mai detto?) e da Elodie. Nessuna invece da Michele Zarrillo, Riky, Marco Masini. Benché meno da Rita Pavone (ma da loro non erano attese). Pietosissimo velo su Elettra Lamborghini e Alberto Urso (voce splendida ma stantia). Incuriosisce la coppia Bugo-Morgan e il cuore si riempie con Diodato e Raphael Gualazzi. E Anastasio? Beh, lui è il vincitore, almeno secondo i bookmakers. Il rapper per Snai è dato a 4.00, per Sisal Matchpoint a 4.50 e per Eurobet a 5. Cosa vuol dire? Che se puntiamo 1 euro su Anastasio ne possiamo vincere, rispettivamente, 4, 4,50 e 5 euro.
Questo è l’unico nome su cui i siti di scommesse sono unanimi. Il secondo più quotato per Snai e Sisal Matchpoint è Achille Lauro mentre per Eurobet è il vincitore di Amici 2019Alberto Urso. I primi 5 posti sono contesi, seppure con quotazioni differenti, dagli stessi nomi escluso Eurobet, che piazza Irene Grandi a 5.50 insieme a Giordana Angi, altra vincitrice di Talent. Per il capitolo ospiti arrivano le prime defezioni. Il rapper Salmo ha detto che non parteciperà al Festival di Sanremo in qualità di ospite della prima serata, come era stato ufficialmente da Amadeus. Ecco le sue dichiarazioni:

Io vorrei ringraziare di cuore Amadeus e tutto lo staff di Sanremo, per avermi invitato come “super ospite” della prima serata, perché non sarò presente al Festival di Sanremo. Non me la sento, mi sentirei a disagio. Vi ringrazio ancora di cuore. Vorrei dirvi che tra i due santi, Sanremo e San Siro, scelgo San Siro. Se volete venire a sentirmi nel posto giusto, con la gente giusta, venite il 14 giugno a San Siro

Non tutti i… salmi finiscono in gloria. Ce ne faremo una ragione.

PIERLUIGI CANDOTTI

Troppo Sanremo per nulla

Più di un’ora di conferenza stampa per aprire ufficialmente la settantesima edizione del Festival di Sanremo. Giusto per mettere in chiaro che non bisognerà avere un orologio vicino e che le scalette verranno sì rispettate ma con calma. Si sa quando si comincia, il resto sarà un’incognita. Già tutto previsto con i ventidue artisti (poi diventati misteriosamente ventiquattro) in gara. Stamattina, dopo una buona mezz’ora di chiacchiere con protagonisti il sindaco della città ligure e Antonio Matano (il direttore di RAI Pubblicità) ha preso la parola il padrone di casa. E, incalzato le domande ha chiarito, scusandosi con i giornalisti presenti, la gaffe clamorosa commessa prima di Natale. In realtà il conduttore aveva già ben chiara la situazione. E dopo essere stato beffato dal settimanale Chi ha deciso di dare una sua personalissima esclusiva a Repubblica tenendo volutamente nascosti due artisti. Un caos inenarrabile con la toppa peggiore del buco. Ma il nostro, dandosi del deficente, ha dichiarato

L’imprevedibilità è al primo posto, vorrei che ogni serata del Festival fosse diversa dalle altre. Rispettando la liturgia della kermesse ma con sorprese. Sarà una grande festa pop, all’insegna del nazionalpopolare, grazie al supporto della Rai e al lavoro di squadra che ormai prosegue da mesi. La 70a edizione di Sanremo per essere celebrata deve essere di ognuno di noi, aperta a tutti. Il Festival appartiene alle persone che lo seguono e a quelli che se ne occupano

Ad affiancare Amadeus anche in conferenza stampa cinque delle donne che saranno sul palco con lui: Antonella Clerici, Diletta Leotta, Emma D’Aquino, Laura Chimenti, Francesca Sofia Novello. Confermata la presenza di Monica Bellucci, probabilmente nel corso della seconda serata, mentre di certo non ci sarà Michelle Obama. Amadeus ha messo la parola fine anche al caso Rula Jebreal.

E’ una donna estremamente intelligente, cercavo proprio una donna così che potesse parlare di donne dal sapor internazionale

Spazio anche a Sabrina Salerno. Sul palco salirà anche Alketa Vejsiu, una conduttrice albanese. Infine la conferma ufficiale di Mara Venier. Anche nel presentare le donne (ben undici) il conduttore ne ha fatta un’altra delle sue. Introducendo Francesca Sofia Novello (fidanzata con Valentino Rossi) ha usato parole che hanno fatto storcere il naso a molti. Amadeus ha motivato la sua scelta così

Ho scelto Francesca perché ha la capacità di stare accanto a un grande uomo rimanendo un passo indietro

Dunque, per salire sul palco dell’Ariston bisogna essere belle, bellissime (si è parlato solo di aspetto fisico, presentando le vallette) e magari non parlare. Al di là degli scivoloni, ci sono state solo delle conferme. Tiziano Ferro sarà ospite tutte le sere, Roberto Benigni e Fiorello saranno delle schegge impazzite e i due super ospiti (ancora non ufficializzati) dovrebbero essere Zucchero e… Ultimo. Sì, proprio il secondo classificato della scorsa edizione che dopo aver insultato tre quarti di sala stampa è diventato un divo da venerare.

Questa a oggi la composizione delle cinque serate:

Prima puntata 4 febbraio 2020: Fra le donne: Diletta Leotta e Rula Jebreal. Sempre presenti: Tiziano Ferro e Fiorello. Ospite: Salmo. Oltre a lui: Pierfrancesco Favino, Kim Rossi StuartEmma Marrone presente non solo per parlare del film di Gabriele Muccino di cui è protagonista.

In apertura gareggiano i 4 giovani.

Mercoledì 5 febbraio 2020: Fra le donne: Emma D’Aquino e Laura Chimenti, insieme a loro forse Sabrina Salerno. Oltre a loro: Monica Bellucci. Sempre presenti: Fiorello e Tiziano Ferro. Poi, forse, una bella sorpresa…

In apertura gareggiano i 4 giovani.

Giovedì 6 febbraio 2020: sarà una serata speciale. Fra le donne vi saranno: Giorgina Rodriguez e Alketa. Ospiti: Luis Capaldi, Tiziano Ferro che canterà in coppia con Massimo RanieriMika e Roberto Benigni.

Venerdì 7 febbraio 2020: Semifinale dei giovani in apertura e nel clou della serata la Finalissima con l’annuncio del vincitore. Fra le donne: Antonella Clerici e Francesca Sofia Novello. Sempre presenti: Fiorello e Tiziano Ferro. Ospiti: Dua Lipa e Johnny Dorelli.

Sabato 8 febbraio 2020: Mara Venier farà il suo ingresso per parlare di Domenica In. Ritorneranno sul palco: Diletta Leotta, Sabrina Salerno e Francesca Sofia Novello. Sempre presenti: Tiziano Ferro e Fiorello. Oltre a loro: Diego Abatantuono, Christian De Sica, Rocco Papaleo, Massimo Ghini e Paolo Rossi. Atteso momento di spettacolo dedicato al film di Brizzi intitolato Pop Corn

Nella serata finale previsti Albano e Romina Power con un inedito scritto da Cristiano Malgioglio

L’Altro Festival sarà in diretta esclusiva su RaiPlay, il padrone di casa Nicola Savino sarà affiancato dall’ospite fissa Myss Keta e il comico Valerio Lundini, da uno studio allestito appositamente al Palafiori. Lo studio sarà il centro di controllo, ma molti saranno gli interventi dall’esterno, probabile anche qualche incursione di Fiorello. Sempre su Raiplay, in diretta ogni mattina, si potrà seguire anche la consueta conferenza stampa giornaliera. Torna per la quarta volta il Prima Festival, il notiziario brillante partirà dal 26 di gennaio con la conduzione di Ema Stokholma e Gigi & Ross, in onda dal Glassbox di fronte all’Ariston. Su Radiodue ben 16 ore di diretta e nel contenitore giornaliero di Raiuno La vita in diretta i collegamenti saranno curati da Giovanna Civitillo. Sì, proprio la consorte di Amadeus. Anche lei: bella, bellissima… A margine della conferenza chiusa con le dichiarazioni di circostanza dei protagonisti un altro caso, destinato a sgonfiarsi presto. Elisabetta Gregoraci ex moglie di Flavio Briatore, ha scritto un lungo post sui social per raccontare che è stata esclusa da L’Altro Festival  a causa della presunta appartenenza politica alla Destra del suo ex marito, in quanto all’interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di sinistra. Cosa non si fa per avere visibilità. Ma in tempi di carestia andava alla ex Valletta di Mammuccari avrebbe fatto comodo anche andare a farsi prendere in giro da Savino e soci. Polemiche su polemiche, volute o meno. Giusto per far capire, se ancora non è chiaro che la musica è solo un pretesto per accumulare milioni di spettatori e di euro con la raccolta pubblicitaria. Nessuno si è lamentato della scarsità del cast. Se questo è un festival della canzone…

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Sanremo 2020, la prima conferenza stampa ufficiale della 70° edizionesanremo conf 3sanremo conf 9sanremo conf 6sanremo conf 5sanremo conf 4

PIERLUIGI CANDOTTI

Tolo Tolo

E cinque… Anzi, e uno! Sì, perché dopo i primi quattro film diretti da Gennaro Nunziante, Checco Zalone si è messo in proprio. Un’uscita con un numero copie senza precedenti, circa 1.250, per sbancare ancora una volta. Non sarà facile. Tolo Tolo non convince come i precedenti. Certo, ancora una volta viene toccata l’attualità. E mai come questa volta le polemiche (sterili, va detto) sono state il sale dell’attesa. La pellicola parla di immigrazione, il tema più trattato (bistrattato) nell’ultimo anno. Si è fatto un gran parlare del brano Immigrato, accusato dai soliti falsi moralisti di razzismo. Zalone è stato tirato per la giacchetta da tutti i partiti politici (o presunti tali). Ma non si è scomposto. La sua commedia nazionalpopolare quanto si vuole pur toccando sul vivo il tema non dà quasi mai l’impressione di voler lucrare sulla pelle di nessuno. L’attore pugliese non è affatto razzista (e ci mancherebbe pure). Fa il suo, fa ridere. Non fa politica. Anche perché, per dirla alla Flaiano: La situazione politica in Italia è grave ma non seria. E il pregio di Zalone è ridere anche sulle disgrazie. In un periodo dove manca l’impegno civile da parte dei cantautori, dove i poeti non ci sono più, tocca ai comici l’arduo compito di far riflettere. Meglio di nulla. Ma si poteva e si doveva osare di più. In conferenza stampa Pietro Valsecchi (produttore della pellicola insieme a Camilla Nesbit per Tao Due) interpellato a proposito delle ultime uscite del leader della Lega ha dichiarato

Non avrei mai speso ventimila euro per fare un film contro Salvini. Tolo Tolo parla di persone che non cercano un futuro migliore, ma un futuro e mette in scena la realtà contemporanea con il sorriso, con un tocco magico e poetico

Mentre Zalone…

Ho inserito nel film un personaggio che somiglia ai politici attuali: ha una carriera sorprendente come Di Maio, veste come Conte e parla come Salvini. Ho creato una specie di mostro, insomma

Come chiosa, il comico pugliese ha detto la sua anche sul finanziamento all’editoria facendo una battuta sulla possibile chiusura di quotidiani come Il Foglio

Sarebbe assurdo chiudere un giornale così. Lo leggo sempre, specialmente in aereo. Anche perché è facile da sfogliare…

Se non è satira questa…

Lo sbarco al cinema è, come d’abitudine, il primo giorno del nuovo anno

 

 

 

LA TRAMA

Tolo Tolo, il film diretto da Checco Zalone, narra la tragicomica storia di Checco (Zalone), uomo che ama sognare in quel di Spinazzola, in Puglia.
Dopo un fallimentare tentativo di trapiantare la cultura del sushi in terra carnivora, Checco fugge oberato dai debiti e tampinato da famiglia ed ex-mogli, incauti finanziatori dei suoi goffi sogni imprenditoriali.
Si rifugia da cameriere in un resort africano, a confidarsi con l’amico e collega del posto, Oumar (Souleymane Sylla), che sogna l’Italia e adora il cinema neorealista italiano.
Dentro di sé, Checco si sente più vicino ai tanti ricconi italiani che deve servire nell’hotel. Il suo equilibrio è decisamente precario, e si spezza quando la guerra civile spazza via tutto e spinge Checco e Oumar prima nel villaggio di quest’ultimo, poi direttamente sulla rotta per l’Europa: bus precari, deserto, passaggi fortunosi, momenti di pace, guerriglia, carceri e attraversamento del Mediterraneo.
Checco non vuole saperne di tornare dove lo attendono al varco debiti e fallimenti, anzi: sogna di ritornare in Europa ma di trasferirsi nel Liechtenstein!
Non avrà però altra scelta che farsi trascinare, perché si è innamorato di Idjaba (Manda Touré), anche lei in fuga in compagnia di suoi figlio Doudou (Nassor Said Birya), che lo ha preso in simpatia nonostante la sua insofferenza molto occidentale per la situazione.
In particolare, l’assenza di farmacie e adeguati cosmetici per la pelle si fa sentire. Mentre in patria pugliese lo danno per disperso e qualcuno spera persino che muoia per un colpo di spugna ai debiti, Checco attraversa realtà più e meno crudeli dell’Africa, aiutato anche da un irritante e piacione reporter francese, Alexandre Lemaitre (Alexis Michalik). Chi sarà dalla sua parte fino alla fine? Chi rimarrà con lui in Italia? Ma soprattutto: come si fa a trovare un Imodium in Africa?

PIERLUIGI CANDOTTI

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Fuori dalla sala del Moderno di Piazza della Repubblica in Roma è ressa tra giornalisti e ospiti per aggiudicarsi lo zainetto di BB-8, il robottino da non sottovalutare in questa battaglia finale di una delle saghe di maggior successo al cinema. Abbiamo visto in anteprima Star Wars: L’ascesa di Skywalker noto anche come Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker, diretto da quel geniaccio di J. J. Abrams.

Questo terzo e ultimo film della cosiddetta “trilogia sequel”, composta da Star Wars: Il risveglio della Forza (2015) e Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017), sembra più scoppiettante e scorre che è una meraviglia. Le due ore e mezza di film volano tra battaglie e contro battaglie, inseguimenti mozzafiato ed effetti speciali all’avanguardia che rendono così reali anche le bestioline e gli esseri animati più improbabile che popolano la galassia di Lucas & Co. Nel film si rivede gran parte del cast delle 2 pellicole precedenti, con Carrie Fisher, Mark Hamill, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Anthony Daniels, Naomi Ackie, Domhnall Gleeson, Richard E. Grant, Lupita Nyong’o, Keri Russell, Joonas Suotamo, Kelly Marie Tran, Ian McDiarmid (che torna a nel ruolo di Palpatine) e Billy Dee Williams (che torna a vestire i panni di Lando Calrissian per la prima volta da Il ritorno dello Jedi). Resta solo la necessità di rivedere i precedenti 8 per godere appieno del 9° soprattutto per i neofiti. Perché una volta visto il film vorreste collezionare tutti i personaggi più stravaganti della saga droidi, umanoidi e non solo!

E ora: tutti al cinema e… Che la forza sia con voi!

Orietta Cicchinelli

Pinocchio

ROMA ­- L’attesa era tanta e le aspettative, forse, troppe con una storia tanto universale quanto unica come quella del burattino più famoso del mondo e un cast vincente sulla carta. Così, nonostante l’ambientazione pazzesca e qualche attimo di emozione (il ciuchino-Pinocchio buttato a mare, Geppetto-Benigni padre amorevole che liscia con lo stucco le crepe sul viso del suo monello di legno) e qualche trovata geniale (la lumaca della Fata Turchina che lascia la scia-killer sulla quale scivolano i visitatori della casa, dai dottori al Grillo parlante e cassa mortuari) il Pinocchio di Matteo Garrone non colpisce al cuore (Le avventure di Pinocchio di Comencini restano insuperate). Si ha come l’impressione che la preoccupazione di essere fedele al libro di Collodi abbia frenato il regista che con Massimo Ceccherini ha anche sceneggiato il film (perché? Che bisogno c’era, visto il tanto materiale a disposizione?). Infatti, come amava ripetere il maestro Vincenzo Cerami “spesso per interpretare e rendere bene sullo schermo le emozioni contenute in un libro, in una pagina scritta, occorre, è necessario tradire il testo”. E bene avrebbe fatto Garrone a seguire il consiglio.

Se sia valsa o no la pena di fare Pinocchio lo dirà il pubblico – precisa il regista – ma era difficile resistere alla tentazione e, poi, potevo contare su attori che mi hanno aiutato molto a fare un film di una certa leggerezza che mi scrollasse di dosso l’immagine di un autore dark. Spero che si riscopra con me la fascinazione di una favola senza tempo come quella di Carlo Collodi.

Ora, sicuramente questo ennesimo adattamento della favola nera (nelle sale dal 19 dicembre in 600 copie distribuite da 01) farà cassa al botteghino, più per la curiosità di vedere Roberto Benigni (già nei panni di Pinocchio, ma con Vincenzo Cerami come sceneggiatore…) magistralmente invecchiato nei poverissimi abiti di mastro Geppetto che altro…

Ho dimestichezza con Pinocchio – dice il comico toscano alla prima romana – e non ricordo chi sia stato l’ultimo a farlo ­(scherza, ndr.), ma questa è una storia d’amore tra padre e figlio, come ne “La vita è bella” anche se qui si tratta di un babbo per eccellenza. È un film per bambini dai 4 agli 80 anni, perché diverte questo burattino birbante che scappa già dalla nascita e poi Garrone è un pittore.

E a proposito del suo lavoro Benigni, che dice di essersi spaventato vedendo la sua immagine invecchiata dal trucco, spiega:

 Ho seguito le indicazioni del regista. Quando Matteo mi fece vedere la foto di come sarei stato, ho esclamato: ma questo è mio nonno!

A chi gli chiede, poi, del suo rapporto con Pinocchio il toscanaccio risponde

La favola di Collodi va oltre la classicità: è come il mare che ti avvolge al di là della storia stessa. Il libro è pieno di simboli, metafore, allegorie divenute universali: il naso che si allunga per le bugie, le orecchie da asino se non studi perché diventi somaro e anche la metafora del gatto e la volpe che dice di non credere a chi ti promette facili guadagni senza faticare. Proprio come Don Chisciotte Pinocchio pensa che nel mondo non esiste il male

A chi gli chiede se farebbe ancora Pinocchio risponde:

 La gente quando m’incontra in giro per Testaccio mi dice: ora ti manca solo la Fata Turchina. Ma io farei anche il tonno e la balena!

A fargli eco Rocco Papaleo, il Gatto (in coppia con Ceccherini che veste i panni della Volpe)

Io avrei fatto anche la lumaca pur di girare con Garrone

E Gigi Proietti:

Io Mangiafuoco? Una mazzata all’inizio quando Matteo me lo propose mostrandomi la foto del personaggio alla Rasputin – dice il mattatore romano – ma ora sono orgoglioso di averlo fatto e anzi ho temuto di non poterlo fare. Io mi sono adeguato al trucco: Mangiafuoco è un uomo solo che vive con dei burattini di legno e trova un burattino senza fili, non un uomo, che per la prima volta lo bacia e lo fa sentire meno solo

 

Ma forse il più sincero di tutti, alla fin fine, è proprio Pinocchio stesso. Il piccolo Federico Ielapi che ogni giorno, per tre mesi si è sottoposto a ore e ore di trucco (concepito dal pluripremiato make-up designer Mark Coulier) per somigliare al burattino, non ha dubbi:

 Quattro ore di trucco al giorno? Beh mi pagano bene e poi stare con Benigni e gli altri sul set è bello e divertente

Dal 19 dicembre al cinema.

 

Orietta Cicchinelli

Zero il folle

ROMA- Pare la Primavera del Botticelli quando, preceduto da sagome bianche su un candido fondale, compare come una divinità sul palcoscenico, dove a farla da padrone fin lì erano il nero pianoforte e le tre maschere (pure bianche), tre volti senza occhi sul sipario. Renato Zero, tornato Mercante di stelle attacca subito, seguito dal coro da stadio di un Palalottomatica stracolmo di sorcini della vecchia e nuova ora. Nonne, mamme, ragazze e ragazzi con qualche accessorio alla Zero, attempati signori e signore, ma anche coppie novelle che si scambiano baci e mano nella mano assistono allo show. E poco importa se la Grande Orchestra italiana, diretta dal maestro Renato Serio, è solo una registrazione (ma pare vera tanto che più di qualcuno è tratto in inganno!). C’è pure Pippo Baudo in prima fila e il Palazzetto lo saluta caldamente prima dell’apertura del sipario.

Lo spettacolo vola, nonostante e malgrado: la voce del mitico Re dei Sorcini (70 primavere non sono poche) ha qualche sbavatura, ma l’emozione resta intatta, tanto è forte il carisma dell’Artista. Sì, perché Zero se l’è guadagnata tutta quella “A” maiuscola, affrontando i demoni di Zero e le rigidezze di Renato, battendo entrambi e facendo entrambi vincitori in una ritrovata conciliazione tra le due facce opposte della stessa medaglia: l’Uomo.
Sulla ribalta si muove a passetti, come solo lui sa fare, scuote il mantello adorno di petali, e i fiori che gli fanno da copricapo seguono il ritmo e vai con Mai più da soli che fa da apripista al nuovo album e al tour Zero il Folle (6 date già sold out a Roma…), preludio a tre ore di spettacolo dedicate soprattutto al “nuovo”. Sì perché Renato vive il presente e si volta indietro solo qualche volta, per non dimenticare da dove viene e quanta strada ha fatto, quanti fischi ha avuto dai “cosiddetti maschi”!
Arriva un altro pezzo nuovo Viaggia, poi, tutto vestito d’oro, primo cambio d’abito dei circa 18 previsti per la serata d’apertura della tournée, ecco la splendida Cercami e per i tanti nostalgici del Palazzetto è un tuffo al cuore. Poi è già Emergenza noia, tra immagini alla Pink Floyd, stile The Wall, e Beatles, proiettate sul grande schermo dietro il sipario, tra video di sigarette, polvere bianca che uccide, uomini e donne come soldatini in marcia e perfino scimmie. Ma finché c’è cielo, c’è speranza e lui vince su tutto lo schifo terreno.
Ed è già tempo di buttarsi anima e corpo tra finti maghi e false ideologie, in Sogni di latta (era il 1978 quando uscì in Zerolandia), che tutti cantano, dalle prime alle ultime file fin su in piccionaia, ciascuno col proprio cielo da dipingere, tanto che Renato si affida al pubblico, come farà spesso coi (purtroppo pochi) vecchi evergreen in scaletta. E a rileggere questo testo capisci quanto Zero sentisse già l’emergenza ecologia in tempi in cui non era di moda. Già nel 1976 l’amico Pierangelo Bertoli (che Zero omaggia in Quattro passi nel blu, insieme ad altri grandi come Pino Daniele, Ivan Graziani, Tenco, Dalla, De André, Alex Baroni…) aveva scritto la poetica Eppure soffia, denunciando i crimini dell’uomo contro la natura. Altro che la scoperta di Greta Thumberg!
Ed è il momento del primo parlato della lunga notte per introdurre “Che fretta c’è”, altro pezzo nuovo.
Che bellezza! Un momento splendido per il mondo. Mai parentesi fu così felice: non siamo noi a dover timbrare il cartellino né ad andare in parlamento! Chi non va in piazza siamo sempre noi, ma siamo ancora noi a riempire gli stadi. Noi non abbiamo fretta, viviamo di questa rilassatezza che ci fa così bene ai polmoni e al cervello. E poi Renato torna in vestaglia verde acqua, parrucca abbinata, e si stende tra i cuscini sul lettone rosso e bianco al centro della scena per Dimmi chi dorme accanto a me mentre qualcuno gli urla: Voglio veni’ pure io.
Veloce cambio di scena, intanto che la musica va e le luci si abbassano, il letto scompare e il nostro è già tutto d’argento vestito, la parrucca bianca, pronto per Questi anni miei. Canta seduto su uno sgabello e domina la scena ora disadorna.
Parla, poi, giusto per dare l’assist alla prossima perla del suo ultimo lavoro: La cullaDa un po’ di tempo questi cieli non promettono niente di buono, nuvole su nuvole, via vai di jet e carburante spesi inutilmente…e le cicogne non vengono più. Applausi prima del Medley, il secondo in scaletta: appena un assaggio di MagariFermatiEd io ti seguiròLa tua ideaNei giardini che nessuno sa. Siamo “solo” all’ottavo cambio d’abito: ora domina il blu. E finalmente Renato si lascia andare e, tra gli applausi, e urla: Roma sei grande! Non c’è buca che tenga, non c’è monnezza che tenga!. Parole che faranno gongolare la sindaca Virginia Raggi.
E poi ancora col nuovo Figli tuoi prima di far ballare tutto l’ex PalaEur al ritmo di Madame, cantata dallo splendido Coro , ché Renato è andato a cambiarsi per ripresentarsi, dopo, in look total noir, solo per attaccare con Chi e Via dei Martiri che chiudono la prima parte dello show. Solo 15’ di pausa ed è secondo tempo, ugualmente intenso e trascinante che lui apre e interrompe subito infastidito dai telefoni che scattano foto: Basta coi cellulari, che siete venuti qui per Renato! Metteteci l’anima e la memoria!. A telefoni spenti (solo per poco) il Medley può partire con Vivo, Uomo no, Non sparare, Il Carrozzone, un accenno per ognuno e quasi tutto affidato al pubblico. Fino al trascinante Ufficio reclami, uno dei pezzi più incredibilmente gustosi sempre dal freschissimo Zero il Folle che Renato canta vestito che pare la fata turchina di Pinocchio.
La scena è ancora una volta affidata al Coro e al pubblico insieme per il classico dei classici del Re dei Sorcini Triangolo, pezzo troppo eccessivo per il Renato di oggi, pacificato sì con lo Zero di sempre ma fino con una specie compromesso storico. I fan ci restano un po’ male, ma capiscono e vanno avanti, perché non si discute: Si sta facendo notte e Renato è già in bianco e nero, con un manto che è un cielo parato di stelle.
La Grande Orchestra Italiana by Serio sul fondale, il piano sempre live, e tutti pronti a fare la Rivoluzione, mentre il Capo-popolo si è già mutato in un grigio soldato, pur sempre con elegante cappello a tradire l’estro. Tutti in piedi, dunque, che si salta e si canta insieme, al grido di “disarmo”, “tolleranza”, “alleanza”, “comprensione”, “aria”, “luce”, “stagioni”…fiumi di parole video proiettare insieme ai volti di un’umanità variopinta, tra bandiere del mondo e le immagini dei giudici Falcone e Borsellino a seguire quella del Cristo Gesù che pure ci sta bene tra Gandhi e Madre Teresa di Calcutta e magari un Bartali in bianco e nero.

«C’è una crisi in atto. Niente è più sufficiente per tutti – predica poi il Sommo dal palco – e finito il carburante saremo costretti a salutarci di nuovo e a incontrarci come un tempo… A fronte di energie alternative ce n’è una antica che sta riconquistando la fiducia (l’amore, ndr.) che aveva perso grazie a certi maschi balordi che maltrattano le donne, le uccidono suicidandosi. E la nuovissima Quanto ti amo va.
Mancano sette pezzi alla chiusura e, veloce come un lampo, Renato si è già mutato e ora uno brilluccichio di paillettes e strass argento, un po’ Pierrot, un po’ Mata Hari per ricordarci che siamo Tutti sospesi, prima di fare Quattro passi nel blu in compagnia dei grandi, artisti e amici che non ci sono più ma che brillano come tante stelle nel firmamento alle spalle di Zero. I nomi si susseguono, tra i caldi applausi degli astanti, mentre lui canta e incanta qual Pifferaio magico. Ecco un boato per i compianti Pavarotti, Daniele, Dalla, Gaber, Jannacci, De André, Anna Marchesini… e l’emozione sale ancora più su.
Altro brano dal nuovo disco, La vetrina, poi è il tempo di Amico assoluto dove Renato incorona la statua di un tipo che pare Buddha, prima di eclissarsi dietro le quinte.
Casal de’ Pazzi si apre con la testa ruotante di Pasolini, tra citazioni di ragazzi di vita e dintorni, Renato si perde costringendo il pianista a ripartire. Siamo ai titoli di coda, o quasi, con l’intensa Zero il Folle che poi è la storia di Renato Zero tout-court: lo conferma il video della traccia, un continuo rimando tra ieri e oggi, con l’artista davanti allo specchio a contemplare se stesso, con tenerezza. E quel ritornello ti adoro Folle Zero, io grazie a te vivo! è la riprova di una pace fatta tra le due indomite anime di un artista sempre sopra le righe che ha in odio la monotonia. Per il gran finale, tutti in piedi a urlare Il Cielo. Sotto il palco si accalcano presto i sorcini della platea, finalmente liberi di avvicinarsi al loro idolo. Renato, di bianco vestito, saluta con la mano, alla vecchia maniera: Non dimenticatemi! Vi adoro!.

 Orietta Cicchinelli

Vita ce n’è, Eros illumina Roma

Non dev’essere stato facile per Eros salire sul palcoscenico del Pala Lottomatica ieri sera proprio mentre l’arbitro Bjorn Kuipers si accingeva a dare inizio alle ostilità del ritorno degli ottavi di Champions League. La sua Juve, infatti era impegnata nell’improba impresa di recuperare due reti all’Altletico Madrid. E mentre partiva Vita ce n’è, singolo trainante il nuovo lavoro del cantante romano, Cristiano Ronaldo infilava per la prima volta la porta spagnola. Il suo eroe, l’eroe di milioni di tifosi bianconeri. Ma Ramazzotti, apparentemente, non sembrava curarsene. Presentatosi con un giubbotto di pelle a frange, maglietta nera e jeans ha regalato due ore e mezza di musica senza interruzione al pubblico (in verità il palazzetto presentava numerosi spazi vuoti anche sotto il palco) comunque molto caloroso. Fin troppo tecnologico al punto che Ramazzotti ha dovuto più volte chiedere il favore di abbassare i telefonini e godersi lo spettacolo, magari alzando le mani e ritmandole a tempo. Niente da fare, nell’era social dove ogni cosa va trasmessa a tutti (rigorosamente in diretta, anche con scarsa qualità). Eros ha spaziato in 37 anni di carriera, insistendo molto sul nuovo disco nella prima parte dello show e andando a ritroso nella seconda tralasciando quasi totalmente il periodo anni 80-90 DDD (quello di In certi momenti, Musica è, In ogni senso per intenderci) e gli ultimi 15 (meno fertili, sicuramente, ma forse degni di maggiore attenzione). Anche perché, il suo pubblico è legato a quel periodo e da lui si aspetta quel ritmo, quel suono, quei brani che hanno accompagnato almeno due generazioni. Alla fine, comunque, è stato un successo. E lo sarà anche per le prossime tre tappe. Ah, anche la Juve ce l’ha fatta. Ha vinto 3-0 e per Eros è stata davvero festa grande.

PIERLUIGI CANDOTTI

La scaletta del tour 2019

  • Vita ce n’è
  • Per il resto tutto bene
  • Ho bisogno di te
  • Stella gemella
  • Favola
  • Terra promessa
  • Medley: Un attimo di pace /Un’emozione per sempre/Quanto amore sei
  • I Belong To You
  • In primo piano
  • Medley acustico: Adesso tu / L’Aurora / Una storia importante / L’Aurora
  • Buonumore
  • Più che puoi
  • Un’altra te
  • Se bastasse una canzone
  • Una vita nuova
  • Per le strade una canzone
  • Fuoco nel fuoco
  • Cose della vita
  • Musica è
  • Avanti così
  • Per me per sempre
  • Più bella cosa

 

 

Sul palco insieme a Eros Ramazzotti, 8 musicisti d’eccezione e 2 coristi per una produzione internazionale: Luca Scarpa (Direttore musicale, piano), Giovanni Boscariol (tastiere), Giorgio Secco  e Christian Lavoro (chitarra), Paolo Costa (basso), e le tre new entry internazionali Corey Sanchez (chitarra), Eric Moore (batteria) fenomeno dell’r’n’b e della musica gospel e Scott Paddock (sassofono), americano celebre per le sue influenze jazz che ha collaborato, tra gli altri, anche con artisti del calibro di Natalie Cole, Jackson Browne, Ray Charles. Ad accompagnare la voce di Eros, Monica Hill e Giorgia Galassi (cori).

Sanremo, il trionfo di Mahmood. Ariston inferocito

La 69° edizione del Festival di Sanremo la vince Mahmood con il brano Soldi. Il favoritissimo Ultimo arriva secondo con I miei particolari Terzo classificato Il Volo con Musica che resta

L’Ariston, inferocito durante tutta la lettura della classifica, esplode letteralmente alla lettura del quarto classificato. Loredana, Loredana! è un coro all’unisono per la Bertè, che continua anche dopo vari stacchi pubblicitari. Una “rivolta” così non si vedeva dai tempi del trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e dal tenore Luca Canonici. Italia amore mio arrivò seconda nel 2010 scatenando le ire perfino dell’orchestra che, per protesta, strappò gli spartiti sotto gli occhi attoniti di Antonella Clerici. Premio della critica e Premio Sergio Bardotti (per il miglior testo) a Daniele Silvestri e Rancore. Premio Sergio Endrigo per la migliore interpretazione a Simone Cristicchi (così come auspicato da Claudia, la figlia del cantautore di Pola).  Questi gli altri classificati:

04  – Loredana Bertè

05 – Simone Cristicchi

06 – Daniele Silvestri

07 – Irama

08 – Arisa

09 – Achille Lauro

10 – Enrico Nigiotti

11 – Boomdabash

12 – Ghemon

13 – Ex Otago

14 – Motta

15 – Francesco Renga

16 – Paola Turci

17 – The Zen Circus

18 – Federica Carta e Shade

19 – Nek

20 – Negrita

21 – Patty Pravo e Briga

22 – Anna Tatangelo

23 – Einar

24 – Nino D’Angelo e Livio Cori

Dopo il verdetto, la follia in conferenza stampa. Il grande sconfitto, Ultimo si è rivolto, indirettamente al vincitore in questo modo: “Sono contento di aver partecipato al Festival, sono contento per il ragazzo… per Mahmood”. I giornalisti hanno chiesto delucidazioni al cantante, apparso stizzito, che ha invece rincarato la dose: “Voi avete solo questa settimana per sentirvi importanti. Non provo rancore per come è andata. Mi avete portato sfiga attribuendomi la vittoria. Mi sono grattato (testuale n.d.r.) ma non abbastanza. La gente aveva molta aspettativa su quello che avrei fatto, ma per me e per noi tutti la canzone è al centro di tutto. Il massimo che posso fare è quello che faccio sul palco. Sono sincero: non sono uno che, al contrario di altri, ha bisogno di crearsi un velo di finzione davanti. Qui gli artisti vengono con un’idea ben precisa. Se non riesco a raggiungerlo… Semplicemente ce l’ho con me stesso, non ce l’ho con nessuno. Sono amareggiato. Io punto all’eccellente, non punto al buono. La mia vittoria sono i live, la gente che mi vuole bene, che si riconosce in quello che scrivo.”

Di ben altra pasta le dichiarazioni di Mahmood

“La settimana dopo aver vinto Sanremo Giovani, ho lavorato ancora a Soldi. Successivamente abbiamo aggiunto modernità al pezzo. Salvini ha dichiarato che preferiva una vittoria “italiana”? Beh, io sono un ragazzo italiano, nato e cresciuto a Milano. Sono italiano al 100%. Sono fan della musica moderna, ascolto dalla trap all’indie, dal cantautorato al rap. Mi sono lasciato contaminare. Quando mi chiedono che genere faccia rispondo ‘Marocco-pop’. Sono fan di tutto e di niente”

Una serata lunghissima, cinque ore filate, iniziata con E adesso la pubblicità cantata da un Baglioni in bianco Come a dire: prendiamoci un po’ di tempo prima di fare bilanci di questo Sanremo 69, fortemente voluto, all’insegna dell’armonia. Claudione, più sciolto e più a suo agio (forse perché pronto a tirare un sospiro di sollievo, comunque vada a finire, tra vincitori e vinti) sfodera uno dei suoi cavalli di battaglia. Chissà se contro questo “secolo di noia” potrà qualcosa l’ultima fatica festivaliera.
«Un viaggio interessante e appassionate», dice lui ringraziando il gruppo di lavoro che tanto si è speso. «A qualcuno piace Claudio e nessuno è perfetto» è il suo mantra, e giura di avercela messa tutta e di aver fatto tutto il possibile perché la kermesse riuscisse. Chissà se si sarebbe potuto fare meglio. «Noi abbiamo bisogno del Festival della canzone italiana e spero si rimanga nel solco tracciato», spiega il direttore artistico-capitano, alludendo forse all’assenza di ospiti internazionali in questa edizione.
Ed è l’ora dell’ingresso trionfale dei “telecomandanti” Virginia Raffaele (che pare la fatalona Jessica Rabbit) e Claudio Bisio: la solita tiritera sul regolamento. E pronti  via alla grande con Daniele Silvestri e Rancore, osannati dal pubblico e non solo.  Argentovivo è un brano che ti resta attaccato addosso e piace molto ai giovani, vuoi per la presenza del rapper, vuoi perché racconta della sensazione che le nuove generazioni avvertono di vivere come chiusi in gabbia, all’angolo, tra le sbarre di una vasta prigione. È la sera finale ed è anche quella dei ringraziamenti: tocca a Claudio2 che li fa a modo suo, prima di passare al secondo cantante in gara: la ciociara Anna Tatangelo che il Festival l’ha vinto a soli 15 anni nella sezione Nuove Proposte. Era il 2002 e la Tata cantava Doppiamente fragili. A giudicare dal testo di questo Le nostre anime di notte, all’ottavo Sanremo, pare che nulla sia cambiato per lei. Ritocchini a parte.
E vai con Ghemon e i suoi stravaganti cappotti che virano dal bianco all’arancio: il suo look non teme confronti in quanto a stravaganza e originalità. E neppure il suo Rose viola: Giovanni Luca Picariello (questo il nome di battesimo del rapper di Avellino) che ha già scritto un’autobiografia, è già ben noto agli appassionati del genere e ha ben usato il palcoscenico dell’Ariston per raggiungere un’altra fetta di pubblico senza snaturarsi. Anzi, mettendo i puntini.
Che dire dei Negrita? Il gruppo rock ci ha abituati ad altri decibel: I ragazzi stanno bene non convince.  Ma la notte è ancora giovane: orario di chiusura previsto 1:28!
Ma è tempo di Ultimo: abituato ad arrivare primo, alla faccia del nome o forse proprio per quello? La scaramanzia è sempre di moda. Intanto lui si scatena sul palco canta e balla I tuoi particolari e la platea (che canticchia già il ritornello, se solamente Dio inventasse delle nuove parole…) non vorrebbe più che lasciasse il palco. Insomma, vada come vada, sarà comunque per Niccolò Moriconi da san Basilio. Anche perché dopo di lui tocca a Nek con un pezzo che non lascia il segno. Un tuffo nel passato con un siparietto di avanspettacolo del trio Baglioni-Virginia-Bisio Camminando sotto la pioggia (del Trio Lescano), con tanto di nuvoletta fantozziana che inzuppa il comico di Zelig.
«Di Claudio ce ne bastava uno», commenta Baglioni accusato di essere un dittatore da Virginia e che mette le mani avanti dicendo: «Fosse anche l’ultimo mio festival». Intanto fuori dall’Ariston arrivano i ragazzi de Lo Stato Sociale che in compagnia di Renato Pozzetto attaccano a cantare E la vita e la vita, cavallo di battaglia di Cochi e Renato, scritto dal duo comico nel 1974 con Dario Fo ed Enzo Jannacci. Il tutto mentre dentro si prepara il palco per l’ex Ragazzo di periferia, Eros Ramazzotti che con Vita ce n’è torna sul luogo del delitto, il palco che lo vide trionfare nelle Nuove Proposte, 35 anni fa, con Terra promessa.  E poi nel 1986 tra i big con Adesso tu che reinterpreta con Baglioni mandando in visibilio il pubblico. Tutti in piedi e pronti a ballare con Luis Fonsi che arriva a dare man forte a Eros nella nuova Per le strade una canzone
Si torna in gara con Loredana Bertè accolta con un’ovazione dall’Ariston che mai come quest’anno (11° Sanremo per lei) ha raccolto tanti consensi e applausi a scena aperta. La rocker incassa raggiante, come avesse vinto, con la sua Cosa ti aspetti da me. La palla, o meglio il microfono, passa a Francesco Renga, criticato per la sua frase “sessista” a proposito degli uomini che sarebbero a suo dire più dotati delle donne in fatto di voce. E questo spiegherebbe (?) la scarsa presenza di donne in questo Sanremo: solo 6 su 24 cantanti? Capitolo “quote rosa” a parte, credo che di belle voci e cantautrici con qualcosa da dire siano molte più delle sei presenti in questo 69° Sanremo e forse, dico forse, Baglioni avrebbe potuto fare qualcosa in più… Ma passiamo oltre.
The show must go on e via con Mahmood, italo-egiziano, classe 1992, e la sua ritmata Soldi. E poi con gli eleganti Ex Otago, perché, in fondo, hanno ragione loro: è Solo una canzone orecchiabile e godibile, da canticchiare sotto la doccia. Perché no?
Ed è tempo già di Musica che resta by Il Volo: Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginobile sono alla loro seconda volta all’Ariston. La prima l’hanno già vinta nel 2015 e il pubblico li adora. E non da ieri.
Siparietto di Virginia con le sue imitazioni canterine,  dalla Patty a Giusy Ferreri, da Patty Pravo a Ornella Vanoni, prima di lasciare la scena a Paola Turci con L’ultimo ostacolo ben superato anche questa volta, con una prestazione sempre elegante e raffinata. Di classe.
Poi il rock by Zen Circus L’amore è una dittatura, prima di passare alla strana ma bella coppia Patty Pravo-Briga : Un po’ come la vita è un pezzo a misura per i due che sono perfettamente a loro agio sul palco. Il rapper Mattia Bellegrandi (classe 1989) segue con estrema ma naturale cavalleria una veterana del palcoscenico come Nicoletta. Bene, bravi!
Riecco il trio stile Famiglia Addams (ancora!) a precedere Elisa, altra ospite di questa interminabile serata. Sanremo è Sanremo! E per fortuna offre momenti anche intensi come il ricordo di Luigi Tenco: la sua Vedrai vedrai cantata da Baglioni ed Elisa è sempre un tuffo al cuore. Da togliere il respiro la voce e l’interpretazione della cantautrice triestina. E ci sta l’emozione di Arisa che urla e stona il suo Mi sento bene, la voce un po’ rotta quasi stesse per non farcela e piangere. Questo palco è strano e non è facile per nessuno. Ci pensa la rivelazione dell’ultimo anno, Irama, da Carrara, classe 1995, a ristabilire l’ordine positivo delle cose: La ragazza con il cuore di latta è una ballata che già si canticchia con quel meraviglioso coro gospel…“e non ci pensi più!”. Giusto il tempo per ripiombare nella realtà più tosta di Achille Lauro e della sua chiacchieratissima Rolls Royce dove ognuno ci vede quel che vuole. Anche del marcio.
Il vecchio e il nuovo s’incontrano con Nino D’Angelo e Livio Cori. Il “caschetto biondo” (ormai grigio) della canzone napoletana e il rapper partenopeo si divertono e danno, come cantano, Un’altra luce a Sanremo.  Non è ancora finita: ecco Federica Carta e Shade: la loro Senza farlo apposta è già una hit tra le ragazzine. Altra musica, altra storia con un veterano come Simone Cristicchi e la sua preghiera laica Abbi cura di me. «Non sono al Festival per la classifica – spiega il cantautore, attore e scrittore romano – ma solo perché penso di avere ancora tanto da dire». Già! Che dubbio c’era? Siamo oltre la mezzanotte, l’ora di Enrico Nigiotti che si commuove cantando Nonno Hollywood. L’Ariston apprezza e lo incoraggia. Ultime tre canzoni dopo il Tg. Vai con i Boomdabash: 20 anni di carriera per la band pugliese che mette sempre la voglia di ballare anche se si è fatta una certa… E allora, su Sanremo, al grido di Per un milione! Einar che ha l’attitudine da “gentiluomo d’altri tempi” (cit. Ermal Meta) con Parole nuove fa già impazzire le bambine.
E la gara si chiude con Motta che ha già vinto la serata dei duetti con Nada per Dov’è l’Italia. Amen! Tutto finito? Nemmeno per scherzo. In realtà, tutto deve ancora avere inizio. E’ già domenica e primi che si svegli il mercato (tanto per citare Porta Portese di Baglioni) viene chiuso il televoto. Un omaggio ad Alberto Sordi (o a Mina) con la celebre Breve amore (colonna sonora di piccioniana memoria nel film Fumo di Londra) da parte della Raffaele e di Claudione strema anche i più resistenti. E il carrozzone festivaliero finisce tra i fischi del teatro Ariston. Ennesima dimostrazione di un paese spaccato. Anche sulle canzonette.

La serata finale del Festival di Sanremo 2019 ha ottenuto 10.622.000 spettatori con il 56.5%. Nel dettaglio la prima parte – dalle 21.26 alle 23.51 – ha raggiunto 12.129.000 spettatori con il 53.1% mentre la seconda parte – dalle 23.54 all’1.34 – ha conquistato 8.394.000 spettatori con il 65.2% Sanremo Start (in onda dalle 20.51 alle 21.23) ha raccolto 10.691.000 spettatori con il 43.5% di share.

Ascolti in calo rispetto alla scorsa edizione. Nel 2018, infatti, la finale del primo festival diretto da Claudio Baglioni aveva raccolto una media di 12 milioni 125 mila telespettatori pari al 58.3% di share.

 

 

Orietta Cicchinelli

PIERLUIGI CANDOTTI

Venerdì Motta: fischi a Sanremo

Fischi impietosi dalla platea del teatro Ariston di Sanremo. Sono Motta e Nada i vincitori della serata dei duetti con il brano Dov’è l’Italia. Giudizio inaspettato da parte della giuria di qualità capitanata da Mauro Pagani. Serata interminabile aperta da un Baglioni d’argento vestito aggiratosi sul palco dell’Ariston, tra ballerini-acrobati-trampolieri, dalla faccia da Pierrot, cantando la sua Acqua dalla luna. «Il nostro mestiere – spiega Claudione – è regalare stupore». E la “ricerca di armonia tra discipline diverse” è il biglietto da visita di questa quarta serata che si prevede lunghissima: 56 artisti sfileranno sul palco. Come in un circo.
E a fare i due Clown Virginia Raffaele (fasciata in un elegante abito nero scintillante) e Claudio Bisio, giacchetta dal risvoltino rosso per lui.
Espletate le solite e barbose operazioni di rito, alle 21.06, si apre la serata dei duetti con Federica Carta e Shade, con special guest Cristina D’Avena che sembra uscita da un cartoon. Poi ecco il debuttante Motta con Nada e Dov’è l’Italia assume un taglio ancora più grintoso.
Irama, vincitore di Amici XVII, con la rossa Noemi e La ragazza con il cuore di latta ci regala un brivido in più questa sera.
Il tempo di un break ed ecco che irrompe Ligabue e con la sua Luci d’America la temperatura sale. È il suo secondo Sanremo in 30 anni, per lui che, dopo aver cantato, vuol farsi la rentrée come gli altri ospiti sulla scaletta, presentato da Bisio che lo chiama “l’imperatore del rock”. E la star di Correggio si presta al giochetto e ci prende gusto, tanto che entra e rientra in scena con un chitarrone da paura, mentre Bisio annaspa e non sa più che inventarsi per introdurlo con enfasi. Luciano si presta al gioco e, preceduto da uno stuolo di ballerine in rosso, fa la sua rentrée addirittura su una poltrona con tanto di mantello da super-King. Per fortuna si stufa del giochetto e finalmente canta: ma la storica Urlando contro il cielo che faceva saltare gli stadi, sembra una canzone da oratorio. Per essere rocker pare troppo composto qui all’Ariston, ma la platea lo osanna: perché il Liga (presto in tour negli stadi) non si discute… Colpa di questo Sanremo dell’armonia che mette il diesel pure a un rocker di razza come lui. Poi arriva Baglioni per l’immancabile duetto che si fa politico con l’immortale pezzo by Guccini Dio è morto.
E si torna in gara con Briga e una tutta dorata Patty Pravo (che si fa aspettare, vendicandosi del pianista ritardatario della prima serata) accompagnati dal pianoforte di Giovanni Caccamo. E c’è da dire che fin qui gli ospiti impreziosiscono le canzoni, è il caso dei Negrita con Enrico Ruggeri e la tromba di Roy Paci, tanto per citarne uno: eh sì, I ragazzi stanno bene! E se arriva il folle violino impazzito di Alessandro Quarta Musica che resta by I Volo decolla addirittura. E saltano tutti in piedi a Sanremo. Tanto che Virginia non può fare altro che esclamare: «Avete spettinato l’Ariston!». Eh già. Pure la Raffaele vuole duettare stasera, armata di chitarra, con Claudione che si presta ai Giochi proibiti dell’attrice-imitatrice.  Solo che, mentre Baglioni suona, lei si ritrova a dover montare lo strumento come fosse un mobile dell’Ikea. Allora lui se la canta e se la suona in solitaria. Amen! «Qui finisce la mia carriera», chiosa il direttore del Festival, mentre la presentatrice ribatte: «Qui comincia la mia».
Ci pensano Arisa, Tony Hadley e I Kataklò a risollevare un po’ lo spirito con il nuovo tormentone Mi sento bene. L’ex frontman degli Spandau Ballet non sfigura di certo, neppure quando canta in italiano.
Poi arriva Mahmod (uno dei due vincitori di Sanremo Giovani) accompagnato da Guè Pequeno a cantare Soldi, pezzo che fa venir voglia di ballare. La gara avanza col rapper cantautore di Avellino e della sua Rose Viola. A introdurre e accompagnare l’istrionico Ghemon un altro giovane: il cantautore Diodato. Francesco Renga e Bungaro sono due signori del canto e poi c’è l’étoile Eleonora Abbagnato a rendere più magico questo romantico pezzo Aspetto che torni.
Ma il clima si riscalda davvero con i due amici romani Ultimo & Fabrizio Moro: I tuoi particolari ha una marcia in più con la grinta di un veterano di Sanremo come Moro. Dopo l’ennesimo stacco pubblicitario (quantomeno gli urlatori da tastiera capiranno che i loro soldi del canone non servono a foraggiare gli artisti) tocca a Claudio Bisio esibirsi in un monologo sui rapporti tra padre e figlio, tema già trattato nel film Gli Sdraiati con chiosa musicale del neo vincitore di X Factor, Anastasio che approfitta del palcoscenico sanremese per presentare il suo nuovo pezzo Correre. A metà gara, ecco Nek. Il suo brano Mi farò trovare pronto viene impreziosito dalla recitazione di Neri Marcorè. E non solo resta orecchiabile ma anche molto interessante. A far alzare nuovamente dalle sedie il pubblico dell’Ariston tocca ai Boomdabash, accompagnati da Rocco Hunt e dai Musici cantori di Milano mentre Brunori Sas non aggiunge molto alla performance dei The Zen Circus. Chi invece ribalta totalmente il giudizio su un brano è Syria. La sua voce rende accattivante perfino il brano scialbo di Anna Tatangelo Le nostre anime di notte, mentre Paola Turci (con tutto il rispetto per Beppe Fiorello) ha già un brano che funziona. Di classe, e molta, l’esibizione degli Ex-Otago con Jack Savoretti. Enrico Nigiotti, accompagnato da Paolo Jannacci e Massimo Ottoni continua ad emozionare con Nonno Hollywood, ma sembra ancora acerbo per gareggiare tra i big (se solo ci fosse ancora la categoria giovani…). Irene Grandi aggiunge grinta a Che cosa vuoi da me urlato al cielo con Loredana Bertè e se solo ci avessero pensato prima avrebbero potuto gareggiare insieme. Convince sempre di più il magnifico testo di Daniele Silvestri e Rancore Argentovivo che si fa più rock con la potente voce di Manuel Agnelli. Einar e Biondo fanno felici le teenager nostrane mentre Sergio Sylvestre (redivivo) ha una voce sempre più potente. Il popolo social, mai così scatenato come stasera (certi post sono di una comicità mai letta) si muove compatto quando c’è da giudicare Abbi cura di me (poesia di Simone Cristicchi, accompagnato da un Ermal Meta ormai vero big della canzone). C’è ancora tempo, a notte fonda, per il rap dei Sottotono (anche loro, scongelati per l’occasione) accompagnatori del duo Nino D’Angelo-Livio Cori e per la Rolls Royce di Achille Lauro (insieme a Morgan) spostata a tarda ora per le polemiche sul pezzo (forse) inneggiante alla droga degli ultimi giorni. E domani, anzi tra poche ore, si chiude. Le sorprese sono solo all’inizio.

Ancora in calo gli ascolti per la quarta puntata che è stata vista da 9.552.000 telespettatori con il 46,1% di share. Per la precisione nella prima parte, in onda dalle  21.24 alle 23.39, ha ottenuto 11.170.000 spettatori e il 45,5% mentre nella seconda, in onda dalle 23.43 alle 24.51, erano 6.215.000 con il 48.6%. La quarta serata dell’edizione 2018, in onda il 9 febbraio, aveva ottenuto 10.108.000 telespettatori e il 51,1% di share.

Nel dettaglio la prima parte, in onda dalle 21.36 alle 23.51, era stata vista da 12.246.000 e il 49,1% mentre nella seconda parte, dalle 23.56 all’1.26, aveva incollato allo schermo 6.849.000 e il 57,4%. Nel paragone secco con lo scorso anno mancano all’appello ben cinque punti di share e quasi 600 mila telespettatori. Una tendenza che si è confermata nei giorni e che dopo la finale dovrebbe portare la media lontana di non pochi punti rispetto a quella del 2018.

Il picco in valori assoluti arriva alle 21.45 con 13.032.000 telespettatori mentre Bisio lancia il tour di Ligabue, in share alle 00.50 si tocca il 51,3% durante la premiazione di Motta e Nada per il miglior duetto della serata.

 

PIERLUIGI CANDOTTI

Orietta Cicchinelli